Tra musica e pasticceria. Intervista a Roberto Saluzzi

Una carezza al violino un colpo di mestolo alla crema. Un’ovazione al concerto e un applauso allo chef.

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Cos’hanno in comune la musica di un professionista e l’alta pasticceria? Ce lo spiega proprio lui, Roberto Saluzzi (54 anni): violinista presso l’Orchestra Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia da trent’anni. Roberto si è esibito in moltissime formazioni cameristiche e sinfoniche sia come “Primo violino” che come solista, e con la musica ha girato il pianeta.

La curiosità è che è un professionista geniale anche ai fornelli. Il suo sito “Le tentazioni di Roberto” raccoglie i risultati di una passione per la pasticceria e di un metodo raffinato per creare “sinfonie” di gusti e consistenze degne dei maggiori contenitori mediatici del settore: AliceTV e il Gambero Rosso. E’, inoltre, caporedattore della sezione “Gourmet” di MP News.

Cosa accomuna, secondo te, musica e pasticceria?

«La musica è arte, poi diventa scienza esatta, per poi ridiventare arte e creatività.

Proprio così: l’approccio con un brano musicale è inizialmente istintivo, per cui la scelta di affrontare una determinata partitura è dettata dal desiderio di voler esprimere qualcosa di bello che in quel momento si prova.

Quindi si affronta lo studio tecnico rigoroso e severo, razionale e metodico. La leggenda metropolitana che definisce l’artista “genio e sregolatezza” è assolutamente infondata e aggiungerei anche sbagliata. La musica, come tutte le arti, richiede un lungo e faticoso lavoro quotidiano di ricerca e applicazione che dura tutta la vita. Il genio è quel valore aggiunto che ti regala la natura, facilita l’impresa e anticipa gli eventi. Ma la natura non è niente se non c’è controllo e ricerca; la sregolatezza impedisce lo sviluppo ed è destinata a fallire.

Una volta studiata la tecnica e risolte le difficoltà, c’è la scelta musicale, ovvero la decisione su come impostare l’interpretazione di una frase che potrà essere resa in un modo anziché in un altro, nel rispetto dello stile e del buon gusto. È in questa fase che avviene un ritorno all’arte e all’istinto. Ma se non c’è una base solida, il risultato stenterà ad arrivare.

E la pasticceria? Non posso cambiare neppure una parola: è esattamente tutto quello che ho detto! Dapprima si pensa ad accostamenti di gusti e consistenze, poi inizia il periodo di ricerca ed equilibrio fra le componenti, poi finalmente si assembla il tutto per creare qualcosa di presentabile e godibile».

Quale stato d’animo particolare ti regalano i mestoli e i fornelli e quando hai scoperto questa passione?

«La musica è libertà. La pasticceria è piacere. Le due arti non sono indispensabili nel quotidianità, ma senza di esse la vita di ogni individuo non sarebbe tale, non potremmo vivere sereni se non avessimo questi “rifugi”.

I compositori di tutte le epoche hanno sempre dimostrato l’enorme amore che hanno per la Natura, e questa sarà sicuramente riconoscente se tanti Geni hanno saputo esprimere con così grande verità le Forze che ci circondano.

Musiche e sensazioni che ci accompagnano costantemente e agiscono segretamente come ancore di salvezza per tenerci lontani dal tedio, dagli affanni e dalle preoccupazioni, rischiarando la vita con i loro colori consolatori e familiari. Con la loro eternità.

In qualche modo ritagliano uno squarcio di luce e serenità, donando all’animo una lietezza che addolcisce e che lenisce le piccole e grandi ferite. E i dolci non hanno forse lo stesso effetto, lo stesso potere taumaturgico? Anche una semplice composizione di ingredienti, di sapori unita alla sapiente arte del dosaggio può comunicare un messaggio di speranza e di ottimismo, elevazione verso ideali di pace, libertà, serenità, armonia».

Com’è nato il Roberto pasticcere?

«Circa 25 anni fa mi ritrovai con alcuni amici a trascorrere la vigilia natalizia in casa mia senza alcun dolce o qualcosa di buono, era avanzato solo qualche frutto, forse una pesca e qualche banana, improvvisai dunque una Charlotte con del pane in cassetta che, almeno questo, si trova regolarmente nelle case dei giovani single.

Ne venne fuori un dessert molto saporito e ciò mi stimolò a sperimentare qualcos’altro. Da allora non mi sono mai fermato, e continuo a sperimentare anche i dolci che tuttora preparo su ordinazione».

… E il blog?

«Il blog l’ho aperto circa 5 anni fa su richiesta di tanti amici che avrebbero voluto provare a eseguire essi stessi le mie idee, e ha avuto tanto di quel successo che ora l’ho chiuso perché ho aperto un sito vero e proprio (http://www.letentazionidiroberto.com/) costruito interamente su mie idee ed esigenze e che ho personalizzato in tutte le sue sezioni».

Hai le stesse caratteristiche di inventiva, rigore e curiosità anche nella tua vita privata?

«Non c’è attimo della mia quotidianità in cui non possa pensare a un’idea musicale o come risolvere tecnicamente dei passaggi difficili, così come nella sezione dolci del mio cervello penso costantemente ad abbinamenti o gusti che vorrei scoprire, a forme e assemblaggi che stuzzicherebbero la mia attenzione nella precisione e “pulizia” di presentazione. In fondo è pure questa creatività, come dicevo all’inizio non può esistere solo un casuale accostamento di vari sapori, ma ci deve essere sempre uno studio di equilibri e forme, e non si deve mai perdere l’occasione di pensare e inventare cose nuove e personali».

I tuoi miti: nella musica e nella cucina…

«Nella musica amo tutto quello che in un preciso momento della vita mi possa dare emozioni, che sia Bach o Stravinsky, Mozart o Brahms non importa, è sempre bene ascoltare di tutto e dedicare una particolare musica allo stato d’animo che si stia vivendo. E anche in questo la pasticceria è simile alla musica, amo tutti i dolci ma se per esempio sono triste non mangerei mai una mousse all’acqua di rose, ma troverei tanto conforto nel cioccolato…»

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Sono nata a Paola (CS) e cresciuta in un paesino sul mare, Fuscaldo. Dopo la maturità classica, ho studiato a Roma: Scienze Politiche, prima, ma mi sono laureata in Lingue e poi in Traduzione (cum laude). Il mio primo sogno, difatti, era diventare traduttrice cinematografica al servizio dei grandi doppiatori italiani… e la scrittrice (quello ho pensato di farlo da quando avevo 5 anni). Sono diventata pubblicista più per curiosità che per dedizione al giornalismo; ma dal giornalismo sono stata travolta. Dopo aver lavorato come editor, articolista e traduttrice per una rivista di cultura e spettacoli, e dopo collaborazioni con piccole testate romane e la rivista accademica “Teatro contemporaneo e cinema” (fondata da Mario Verdone) sono approdata per una serie di coincidenze sul quotidiano “Il Giornale”. Per il quale collaboro con sistematicità e passione da 5 anni, e per il quale ho svolto anche importanti viaggi all’estero e un formativo e ricchissimo periodo alla redazione di Milano. Poi le riviste femminili: Tu Style e Donna Moderna (Mondadori), F e Natural Style (Cairo). Occasionali collaborazioni con tv private, siti di testate nazionali (Mp News e Linkiesta), e la fondazione di una piccola web-tv tutta mia dedicata alla letteratura: TeleScrivo. Oggi mi occupo come freelance di cronaca, costume, cultura e spettacolo. Sono autrice del romanzo “Gli arpeggi delle mammole” (Lettere Animate), l’antologia di racconti “Il Concerto” (Amazon) e la trilogia di racconti illustrati “Le ragazze del borgo” (Lettere Animate – in uscita). La cucina, il disegno e il mio cane le altre passioni che succhiano il mio tempo. E Hans Christian Andersen e Anaïs Nin, i miei fari illuminanti. Archivio Articoli

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