LIBRI – Intervista a Valeria Arnaldi, autrice di “Manga Art”

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Dalla costellazione di lentiggini di Candy Candy alle sciabolate eleganti di Lady Oscar, passando per un universo intero di volti, voci e storie che hanno marchiato a fuoco le nostre infanzie. Secondo Valeria Arnaldi (giornalista e saggista), i manga e gli anime giapponesi hanno mutato i caratteri dell’arte contemporanea. Valeria si è occupata di questo fenomeno planetario in diverse pubblicazioni, l’ultima delle quali è il libro “Manga Art”, edito Castelecchi.

Da cosa nasce la tua passione per il mondo dei manga?

Mi occupo di arte contemporanea, sia come critica che come curatrice, e ritengo che il l’animazione debba essere indagata come uno dei linguaggi artistici del nostro tempo, liberandola così da quella nicchia cui spesso viene relegata, forse anche per snobismo, da una certa parte della Cultura che per sé sceglie la maiuscola. Manga e anime hanno contribuito a costruire l’immaginario iconografico di più di una generazione, travalicando la dimensione bambina in cui erano stati proposti e, in un certo senso, sottovalutati. I miei libri nascono dunque dall’intento di indagare dei fenomeni del nostro tempo attraverso un approccio diverso, non tradizionale, in cui l’animazione viene liberata dall’etichetta di “passione” per diventare un tema di confronto su più livelli, un capitolo del dibattito artistico. Non a caso, tanto nei miei saggi che in quelli degli altri autori della collana Shibuya di cui sono direttore, ad essere valorizzato è l’aspetto dell’indagine critica, portata avanti con i parametri di differenti professionalità.

Qual è la storia che ti ha fatto innamorare di questo mondo, e quale quella che oggi ami di più?

Sono state diverse le storie che mi hanno fatto appassionare, non una sola. Sicuramente, Lady Oscar, cui ho dedicato un intero saggio. Nel tempo ovviamente alle serie viste nell’infanzia se ne sono aggiunte tante altre, fino ad arrivare ai grandi lungometraggi, e, in particolare, a quelli di Hayao Miyazaki, cui ho dedicato un’altra monografia.

Come sono nati i due volumi?

In entrambi i saggi, il mio è un approccio da critico. Racconto dati e fatti, ricostruendoli il più possibile attraverso fonti dirette, e cerco di proporre nuove chiavi interpretative, tra sociologia, psicologia e, appunto, arte. Per il saggio “Hayao Miyazaki. Un mondo incantato” mi sono documentata su pagine e pagine di appunti presi dallo stesso Miyazaki durante la realizzazione di diversi lungometraggi per poi passare ad analizzare manga e film. La medesima modalità di lavoro l’ho riproposta nel volume “Lady Oscar. L’eroina rivoluzionaria di Riyoko Ikeda”, documentandomi sui lavori della mangaka, leggendo i testi e analizzando i suoi manga, poi studiando gli adattamenti, tra serie animate, film, teatro e cinema. L’obiettivo, in entrambi i titoli, è appunto quello di andare oltre il dato per vedere ciò che le opere sanno comunicare, forse anche al di là delle intenzioni dei loro autori.

In che modo pensi che l’arte del manga giapponese abbia cambiato anche la letteratura e il cinema occidentali?

Tratto grafico e tematiche di numerosi manga e sicuramente anime, a volte anche fortemente nipponici, a partire dall’Anime Boom hanno sicuramente contribuito a comporre il nostro immaginario e il nostro bagaglio culturale, arrivando a costruire un background iconografico condiviso a livello internazionale, che è il fenomeno che affronto nel volume “Manga Art. Viaggio nell’iper-pop contemporaneo”. L’arte internazionale guarda sempre più spesso e in modo consistente a fumetto e animazione come muse e modelli, sviluppando così la filosofia pop warholiana. I canoni estetici e concettuali nei quali sono state cresciute le nuove generazioni influiscono sulle arti, in tutte le loro espressioni e sfumature.

Come è nata l’idea del libro “Manga Art”?

Volevo mostrare l’evoluzione della pop art attraverso la “visione” Manga che nel tempo si è diffusa in più Paesi, coinvolgendo generazioni e realtà diverse fino a comporre un sostrato culturale comune. E un vero e proprio alfabeto, tra l’altro, in questo momento, uno dei più attuali e interessanti in termini di dialogo, visto che coinvolge nel medesimo background artisti di tutto il mondo, anche molto distanti tra loro per geografia e tecnica. Inseguendo questa ispirazione a fumetti, ho intervistato diversi artisti, che mostrano nei loro lavori, una significativa influenza del mondo manga. L’obiettivo era creare una sorta di tavola rotonda virtuale e senza confini in cui il tema fosse affrontato da più punti di vista e anche qui nella diversità di provenienza, tecnica, età, sentimento e via dicendo. Il risultato è una serie di interviste inedite a personalità come Hiroyuki Matsuura, Kim Simonsson, Hikari Shimoda, Camilla D’Errico, Junko Mizuno, Kazuki Takamatsu, Yoshiyasu Tamura, Three, Ciou, Brandi Milne, Teppei Kaneuji, Brendan Lee Tang, Elio Varuna e altri.

Qual è – in base al tuo osservatorio – il pubblico dei tuoi libri sull’arte giapponese?

Un pubblico vario, fatto di appassionati d’arte, in generale e contemporanea in particolare, ma anche di amanti della cultura giapponese, e non sottovaluto la presenza di curiosi.

Fumetti del Sol Levante: nostalgia, malinconia, sogno. Quale sentimento pensi sia prevalente negli amanti dei manga?

Credo che non ci sia un sentimento prevalente. Manga e anime sono ricchi di stimoli e, spesso, anche molto articolati e complessi. Il principale fascino ritengo sia nella capacità di coinvolgere emotivamente il lettore o lo spettatore nella narrazione, toccando diverse corde del suo animo.

Hai altri progetti in cantiere, in questo momento?

La collana Shibuya proseguirà con titoli dedicati ad altre grandi serie animate. Per quanto riguarda i miei titoli, in particolare, sto lavorando a delle letture trasversali.

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Sono nata a Paola (CS) e cresciuta in un paesino sul mare, Fuscaldo. Dopo la maturità classica, ho studiato a Roma: Scienze Politiche, prima, ma mi sono laureata in Lingue e poi in Traduzione (cum laude). Il mio primo sogno, difatti, era diventare traduttrice cinematografica al servizio dei grandi doppiatori italiani… e la scrittrice (quello ho pensato di farlo da quando avevo 5 anni). Sono diventata pubblicista più per curiosità che per dedizione al giornalismo; ma dal giornalismo sono stata travolta. Dopo aver lavorato come editor, articolista e traduttrice per una rivista di cultura e spettacoli, e dopo collaborazioni con piccole testate romane e la rivista accademica “Teatro contemporaneo e cinema” (fondata da Mario Verdone) sono approdata per una serie di coincidenze sul quotidiano “Il Giornale”. Per il quale collaboro con sistematicità e passione da 5 anni, e per il quale ho svolto anche importanti viaggi all’estero e un formativo e ricchissimo periodo alla redazione di Milano. Poi le riviste femminili: Tu Style e Donna Moderna (Mondadori), F e Natural Style (Cairo). Occasionali collaborazioni con tv private, siti di testate nazionali (Mp News e Linkiesta), e la fondazione di una piccola web-tv tutta mia dedicata alla letteratura: TeleScrivo. Oggi mi occupo come freelance di cronaca, costume, cultura e spettacolo. Sono autrice del romanzo “Gli arpeggi delle mammole” (Lettere Animate), l’antologia di racconti “Il Concerto” (Amazon) e la trilogia di racconti illustrati “Le ragazze del borgo” (Lettere Animate – in uscita). La cucina, il disegno e il mio cane le altre passioni che succhiano il mio tempo. E Hans Christian Andersen e Anaïs Nin, i miei fari illuminanti. Archivio Articoli

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