Gasdotto TAP, che cos’è e perché l’Italia non deve cadere nel finto ambientalismo

Si assiste in questi giorni ad una serie continua di proteste, manifestazioni, contrarietà e mobilitazioni varie in Puglia, nella zona del Salento, comune di Melendugno (Lecce). E’ qui infatti che tiene banco la questione del metanodotto Tap proveniente dall’Adriatico e prima ancora da Turchia, Grecia e Albania. A livello istituzionale è scontro ra Regione/Comune e Governo.

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Il gas viene prelevato dal Mar Caspio e sta per essere condotto in Puglia. L’approdo è stato coscientemente ed attentamente valutato e verificato a livello ambientale e in termini di sicurezza. Il ministero di competenza ha altresì lavorato attraverso una commissione ad hoc al fine di tenere conto, ed eventualmente seguire la strada, di alternative possibili. Eppure, a discapito di quanto stiamo sentendo in questi giorni, il sito di San Foca è stato ritenuto idoneo e perfettamente in regola per l’opera.

Primo leit-motiv tra i critici. Si sente parlare di deterioramento della spiaggia, della costa, ma in realtà l’opera sarà realizzata mediante un micro tunnel di 1500 metri; il metanodotto verrà interamente sotterrato al termine dei lavori, senza dunque apparire esternamente né tantomeno lasciando tracce.

Ambiente e sicurezza. Quando si parla di Italia e di opere come questa, è sempre facile mettersi dalla parte degli scettici, di quelli che per forza di cose cercano (e vogliono, perché no) trovare del marcio anche laddove, viva Dio, è tutto pulito. Riguardo il TAP sono stati ottenuti i necessari permessi ambientali (VIA – Valutazione Impatto Ambientale) e di sicurezza dai Vigili del Fuoco. Gli oppositori, ignorando questi fatti, si aggrappano dunque alla generica inutilità dell’opera, che in realtà potrà rappresentare una vera e propria occasione di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, dato che si sta parlando di metano, non di petrolio e carbone.

Territorio: La questione degli ulivi. Sull’espianto degli ulivi, oltre a continui blocchi e sblocchi di cui stiamo sentendo parlare in queste ore, ugualmente è cosa “buona e giusta” allontanare le critiche insussistenti poiché, udite udite, anche qui sono state ottenute tutte le autorizzazioni necessarie e sufficienti dagli uffici regionali. Oltretutto tra i critici non sono neppure da annoverare i proprietari dei terreni interessati alla costruzione, che, udite udite (di nuovo), hanno preso accordi che prevedono idonee quote di risarcimento.

Oltretutto il caso del Salento non è certo il primo di questo genere. In altre regioni e zone d’Italia (vedi il Parco della Maiella, del Ticino, dei Nebrodi, ecc.) si è arrivati a semplici compromessi con cui si è intervenuti sul territorio, senza però distruggerlo. Abbiamo 32000 km di gasdotti su tutta la penisola e nonostante questo preserviamo ancora il titolo di Bel Paese, qualcosa vorrà dire. Senza mettere in secondo piano poi la questione lavoro, troppo spesso sulla bocca di tutti ma paradossalmente mai su quella delle persone giuste e soprattutto competenti. Questa, come le tante altre opere realizzate e da realizzare, sono una fondamentale fonte di occupazione; anche per questo è inammissibile dare adito a opposizioni campate in aria.

Dunque non resta che continuare a seguire gli aggiornamenti sul cantiere. Meglio allontanare ed ignorare, invece, le voci di chi, dal livello governativo a quello popolare, cerca ancora una volta di buttare fango su quello che fino a prova contraria è ancora il Bel Paese.

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