LIBRI – Vincenzo di Michele: Cefalonia, io e la mia storia

Una delle pagine più buie della storia italiana riletta attraverso le angosce e le attese delle mamme e delle mogli che attendevano il ritorno dal fronte dei loro cari. VIDEO: intervista allo scrittore

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Martedì 11 aprile 2017 si è tenuta a Roma presso il teatro dell’Istituto San Giuseppe Calasanzio la presentazione del libro CEFALONIA, IO E LA MIA STORIA, un’opera completa ma soprattutto toccante redatta dallo storico, editore e saggista Vincenzo Di Michele. Presenti all’evento le alte cariche dell’esercito italiano per rendere omaggio ai caduti di uno dei più ingiustificati eccidi della nostra storia. Nel settembre del 1943, sull’isola di Cefalonia, in Grecia, i soldati tedeschi trucidarono con scariche di mitragliatrici moltissimi prigionieri italiani. Sullo sfondo di questa strage e con fatti realmente accaduti, questo romanzo autobiografico ripercorre la storia di quei giorni fino a oggi. In particolare, il dramma vissuto dall’autore nel contesto familiare, illusione dopo illusione, nell’attesa del ritorno del proprio caro da quell’isola maledetta. Una vicenda che dà voce anche alla sofferenza delle tante famiglie che hanno avuto un disperso in guerra.

Parole, parole a rompere un silenzio velato dai troppi anni trascorsi da una delle più atroci carneficine patite dal nostro popolo. L’eco degli spari di una Guerra improvvisamente mutata nei suoi equilibri riecheggiano oggi, tanto lontani quanto dolorosi, anche per chi ebbe la fortuna di non trovarsi coinvolto nell’ultimo conflitto mondiale.

Vincenzo Di Michele ha scelto di raccontare cosa accadde in quell’infausto settembre del 1943, quando al Battaglione “Acqui”, comandato dal Generale Gandin, non fu sufficiente l’onorevole resa alle forze tedesche per avere salva una vita così brutalmente strappata dai colpi di fucile dell’esercito tedesco su diretto ordine di Hitler.

Sono le pagine, i testimoni, il coinvolgimento di un uomo e di un’intera famiglia che ha scelto di non soggiacere alla perentorietà della parola “morto” a trasmettere sensazioni forti, quasi a trasportare i presenti sull’isola greca. “Mio zio non è morto a Cefalonia, mio zio usiamo dire risulta ad oggi disperso”, parole forti, un messaggio chiaro di chi sceglie deliberatamente di non arrendersi all’evidenza di un gesto vile e inspiegabile, dettato dal risentimento tedesco per un armistizio che, in poche ore, mutò radicalmente la posizione dei due eserciti sul suolo greco. Una vicenda che dà voce anche alla sofferenza delle tante famiglie che hanno avuto un disperso in guerra. Su tutte, la storia di un soldato che, divenuto prigioniero, dovette lottare fino alla morte per sopravvivere perché doveva ritornare a casa per una figlia di sette anni che mai aveva conosciuto.

Un’opera studiata, completa, arricchita da aneddoti personali e da nomi che hanno accompagnato lo sviluppo degli eventi fino ai giorni nostri.

Presenti all’evento alcuni dei protagonisti dell’opera, come l’avvocato Marco Zaccaria, difensore dell’ufficiale tedesco Alfred Stork, condannato per crimine di guerra ma assistito da “un vero italiano in un ruolo scomodo”, giusta definizione da parte dell’autore del libro che non ha nascosto l’ammirazione per la deontologia professionale dimostrata dal legale dell’ex caporale della Wermacht.

Il “giusto processo” nell’incipit dell’arringa di chi ha anteposto la giustizia al risentimento, umanamente ammettendo di non aver preso sonno una volta accettato l’incarico e sposato l’intenzione di onorare, al meglio, i postulati cardine dell’ordinamento di giustizia italiano.

Più che una presentazione, si è trattato di un’amichevole conversazione volta a rendere noto quello che fu il susseguirsi di interventi  da parte di parenti dei soldati di stanza nell’isola greca, tra i quali a spiccare è il nome di Carlo Ronci, reduce di Cefalonia, congedato e richiamato sotto le armi, redattore di alcune memorie pregne di significato ed esponente del malcontento di un armistizio tanto giusto quanto mal gestito dal governo italiano in un momento di grande crisi; “Un uomo di fede capace di costruire una famiglia”: poche, semplici ma esaustive le parole a descriverne l’integrità morale nonché umana.

Canti dell’epoca, rievocati anche tramite la fisarmonica del maestro Irmo Marini, a fare da sfondo a immagini che sembrano materializzarsi negli occhi dei presenti, ma anche storie parallele riportate all’interno del libro, alcune ilari e irriverenti, scandite dalla versatile voce dell’attore e doppiatore Mino Caprio, con protagonista il capitano della Lazio campione d’Italia nel 1974, Pino Wilson, presente in sala con il collega e amico Giancarlo Oddi, altri crudi e condannabili come l’omicidio di Suor Maria Laura (al secolo Maria Laura Mainetti), rimasta uccisa in esecrabile e ripugnante atto di violenza e nella giornata di ieri omaggiata da una delegazione delle Orsoline di Roma.

Doverosa chiusura riservata alla voce del Generale Antonio Vittiglio, Comandante dell’attuale Divisione Acqui e distintosi in operazioni militari di grande prestigio in Kosovo a capo della Brigata Garibaldi. A lui è stato riservato l’onore di celebrare il ricordo dei tutti i caduti per difendere la libertà della Patria, rimarcando con fierezza come, al mattino, la levata della bandiera tricolore sia il giusto tributo agli Eroi della nostra nazione.

Alle parole dei protagonisti ha seguito la struggente interpretazione dell’Inno di Mameli.

Info sull’autore e sulle sue opere: sito ufficiale di Vincenzo di Michele

Vincenzo di Michele
Cefalonia, io e la mia storia
Il Cerchio

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