MOSTRE – Vivian Maier. Una fotografa ritrovata

Il Museo di Roma in Trastevere ospita, fino al 18 giugno, un'imperdibile esposizione dedicata alla vita e all'opera di Vivian Maier.

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Si potrebbe dire che sia stata la prima a scattare dei selfie, negli anni ’50. Ma la fotografa Vivian Maier, che rincorre la sua immagine riflessa negli specchi o nelle vetrine, non cerca in realtà luci, ma ombre.  E nella bella mostra, al Museo di Roma in Trastevere fino al 17 giugno, si vede la sagoma, a volte incombente, di questa donna misteriosa e inquieta che, negli autoritratti, non guarda mai verso l’obiettivo.

Non sorride mai, Vivian, e, da vari punti di osservazione, ci racconta la vita quotidiana di New York, Chicago e Los Angeles. Accumula migliaia di negativi, che vengono ritrovati per caso e che hanno davvero fatto il giro del mondo.

Per capire un po meglio chi era Vivian Maier, bambinaia e fotografa, si puo vedere il docufilm https://www.youtube.com/watch?v=Hsy4NOWOp0g  che  racconta la sua vita e il mistero di migliaia di foto scattate e mai sviluppate. Vengono così alla luce i  disagi di una vita vissuta in silenzio. Vivian esce dal suo isolamento scattando migliaia di foto, in gran parte non sviluppate.

Non sapremo mai cosa sentiva o pensava, girando sempre con la sua Rolleiflex al collo. Ma, di sicuro, aveva appreso da una fotografa amica della madre, la sensibilità di cogliere momenti e storie di vita. Ed ecco la ricca signora con la pelliccia, la giovane signora con una veletta nera, che ne aumenta fascino e mistero, coppie felici e le mille facce della solitudine metropolitana.Vediamo bambini che piangono all’infinito, uomini sfiniti che dormono un po dovunque. E poi, filmini in super 8 in bianco e nero e a colori, per fermare e filmare un presente difficile da vivere.

Sarà stata, forse, una bambinaia severa ma anche piena di fantasia e nascondeva il suo corpo in vestiti ampi e goffi. Chissa cosa avrebbe pensato, lei che aveva conservato gelosamente i suoi negativi, a vedere le sue foto nelle mostre…

Non si può che ringraziare quello strano gioco del destino che, nel 2007, portò John Maloof, giovane figlio di un rigattiere, ad acquistare, a scatola chiusa, il contenuto di un box con oggetti espropriati a Vivian che non aveva pagato l’affitto.

Da visitatori attenti, possiamo cogliere ogni occasione per vedere le sue creazioni. E avanzare una richiesta: utilizzare sempre vetri antiriflesso per non offuscare, con la nostra immagine,  i capolavori di Vivian Maier, ma anche foto e dipinti d’ autore, da illuminare sempre con grande cura.

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