CALCIO – Lazio, trionfo nel derby e profumo d’Europa

La sagacia tattica di Simone Inzaghi, la doppietta di Keita Balde Diao e il gol di Basta regalano una meritata vittoria alla squadra biancoceleste. La Lazio consolida la quarta posizione e interrompe un digiuno nelle sfide di campionato che durava dall'11 novembre 2012

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Derby Roma-Lazio, immagine di Roberto Pibiri
Derby Roma-Lazio, immagine di Roberto Pibiri

Se d’appagamento si era parlato alla vigilia del derby capitolino che ha contrapposto Roma e Lazio per la quarta volta in questa stagione, di spettacolo e intensità sembra giusto raccontare dopo il fischio finale di Orsato, il miglior arbitro italiano che incappa nella sua peggior prestazione. Intensità, forse la parola giusta per descrivere i novantadue minuti che hanno infiammato i cuori dei circa cinquantamila tifosi accorsi allo Stadio Olimpico.

Una gara intensa, preparata in modo perfetto dal tecnico biancoceleste, bravo nello schierare una squadra corta fra i reparti e con un centrocampo particolarmente dinamico, costruito attorno alla doppia fase di Biglia e sul moto perpetuo di Parolo e Milinkovic-Savic, ben assistiti dai ripiegamenti difensivi di Lulic e Lukaku.

È stato anche il derby dei tunnel – gesto tecnico umiliante nei confronti dell’avversario – da parte dei laziali nei confronti dei romanisti, ben sei in un solo derby non sono poca cosa. Apre le danze Lulic ai danni di Rudiger e Manolas, poi sempre Felipe Anderson su Rudiger, quindi Milinkovic-Savic ai danni di Bruno Peres, il tunnel da capitano a capitano di Lucas Biglia su Totti e infine Keita in occasione del secondo gol ai danni di Emerson Palmieri.

Spalletti fedele al collaudato 4-2-3-1, una scelta che non ha pagato considerati i continui raddoppi sulle corsie laterali da parte degli avversari che hanno più volte costretto la Roma a muovere il pallone per le vie centrali, cadendo ripetutamente vittima delle ripartenze biancocelesti, con la linea di difesa particolarmente attenta e favorita dal ripiegamento dei due mediani.

Più che lecito chiedersi cosa rimanga a entrambe le squadre dopo la gara, un argomento delicato al pari di un nervo scoperto in casa Roma.

La Lazio allunga sulle inseguitrici: quarta posizione consolidata e l’ormai quasi matematica certezza della partecipazione alla prossima Europa League, ma soprattutto di disputare anche la finale di Supercoppa italiana. Un regalo che porta la firma del gioiello ispanico-senegalese classe novantacinque che con il proprio talento cristallino ha regalato un pomeriggio di gloria ai suoi tifosi, mostrando ulteriori segni di una crescita esponenziale sul piano tattico, avvalorata dai continui recuperi dietro la linea del pallone per tutto il secondo tempo, testimonianza di una piena maturazione.

Se a Formello i tifosi hanno accompagnato il rientro della squadra con cori e applausi, ben meno festoso è stato il ritorno a Trigoria della formazione giallorossa, ancora una volta dimostratasi fragile psicologicamente in un momento topico della stagione. Quello che potrebbe essere stato l’ultimo derby di Totti si è concluso con una severa lezione di calcio all’italiana, elargita da un avversario che ha saputo difendersi con ordine chiudendo tutti gli spazi e ripartire sfruttando le disattenzioni e i varchi concessi dal modulo offensivo del tecnico toscano.

Per la Roma in due soli giorni gli obiettivi stagionali hanno subito un’ulteriore mutazione e se dopo il pareggio della Juventus a Bergamo il campionato sembrava offrire un sottile spiraglio di riapertura dei giochi per lo Scudetto, la pesante sconfitta dell’Olimpico spegne definitivamente i sogni di rimonta, riproponendo una fredda realtà con il Napoli nuovamente a un solo punto e tornato in corsa per la seconda posizione.

No, non possiamo proprio dire che questo derby sia valso solo i tre punti.

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