CALCIO – Una poltrona per… uno, la lotta per la salvezza a tre giornate dal termine

La dettagliata analisi di un campionato ricco di colpi di scena e sorprese ma anche terribilmente lineare nelle retrovie, dove il solo exploit del Crotone ha restituito quel pizzico d’incertezza alla lotta per non retrocedere meno entusiasmante degli ultimi vent'anni

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Perché proprio di vent’anni dobbiamo tornare indietro per trovarci di fronte una lotta, per alcuni. così poco serrata per la salvezza. Stagione 1996-1997, Serie A ancora a diciotto squadre e Reggiana e Verona condannate con largo anticipo al ritorno fra i cadetti. Un paragone per la verità abbastanza temerario, l’allora formula prevedente quattro retrocessioni portò infatti allo spareggio di Napoli, Piacenza e Cagliari, con il Perugia beffato dall’avulsa.

Analogie rivedibili e interpretabili, l’arrivo di tre squadre a pari punti fece ombra, in zona retrocessione, al disastroso campionato disputato da emiliani e veneti, con i granata praticamente retrocessi sul finire del girone d’andata e i veronesi mai realmente in grado di tenere il passo delle concorrenti.

Vent’anni dopo una situazione decisamente simile sembrerebbe manifestarsi sul fondo della classifica. A Pescara la resa è parsa evidente al giro di boa invernale, testimoniata dalla grande confusione venutasi a creare attorno la leadership del Presidente Sebastiani, a più riprese costretto a denunciare l’insostenibile clima attorno alla sua persona ma anche alla squadra, reduce da un’annata positiva nel campionato cadetto e consegnata alla guida tecnica di Oddo anche per la rassegna 2016-2017.

Il pari di inizio stagione, ottenuto all’Adriatico contro il Napoli, e la vittoria d’ufficio assegnata dopo la sfida con il Sassuolo apparivano elementi forieri di una salvezza alla portata del club abruzzese, una speranza presto sgretolatasi a fronte dei risultati disastrosi e della sempre più palese inadeguatezza della rosa. A nulla è valso l’esonero dell’allenatore in carica per far posto al rientrante Zeman, un tentativo disperato di evitare una retrocessione praticamente certa, capace di vivere il solo sussulto del fragoroso esordio nella sfida casalinga contro il Genoa, un cinque a zero presto cancellato dalla repentina chiusura dei giochi con cinque gare d’anticipo.

Parallelismi concreti e che fanno riflettere, la condivisione dell’ultima piazza con un ampio margine rispetto al gruppo accomuna Reggiana e Pescara, oggi come allora subito tagliate fuori dalla lotta per mantenere la categoria.

Situazione non proprio difforme alla precedente in casa rosanero, un Palermo soggetto al passaggio di proprietà e retrocesso dopo il pari di Verona contro il Chievo non può che riconoscersi nella condotta tenuta dai cugini dei clivensi nella stagione sopra richiamata. L’avvicendamento fra il vulcanico Zamparini e Paul Baccaglini ha solo fatto da sfondo a un campionato decisamente anonimo e conclusosi con il mesto abbandono della serie. La proverbiale capacità dei siciliani di valorizzare giovani talenti e realizzare ingenti plusvalenze sembra essersi esaurita dopo la cessione di Dybala, con il solo Nestorovsky attestatosi come parziale rivelazione della sventurata annata siciliana.

Situazione grossolana parzialmente riequilibrata dall’exploit del Crotone nell’ultimo mese, tornato prepotentemente in corsa dopo un avvio di stagione, se possibile, peggiore di Pescara e Palermo. La determinazione della squadra allenata da Nicola ha trovato nello “Scida” il più prezioso degli alleati, teatro dello storico successo sull’Inter e del pari contro l’altra milanese, passando per il colpo inferto all’Empoli, battuto per quattro a uno e riavvicinato dai pitagorici. A giocare un ruolo fondamentale l’affermazione di Falcinelli come uno dei prospetti più interessanti della Serie A e gli individualismi sacrificati a favore di un collettivo che non vuole smettere di sognare, sapientemente guidato dalla mano del giovane tecnico piemontese e capitanato dall’esperienza di Cordaz, alla sua migliore stagione in carriera.

Diretta concorrente in una corsa all’ultimo punto, nonostante il rassicurante margine di quattro lunghezze ad osteggiare la permanenza dei rossoblu in Serie A, un Empoli costretto a rialzare la guardia a seguito della rimonta costruita da un avversario caparbio e deciso a rimanere aggrappato alla possibile salvezza fino all’ultimo minuto della stagione.

I gol di Pucciarelli ma soprattutto l’esperienza di grandi professionisti come Pasqual e Maccarone hanno saputo traghettare verso porti sicuri la compagine toscana, privata dell’estro di Saponara nel mercato di gennaio e costretta ad interrompere un idillio per la verità mai nato con Gilardino, trasferitosi in abruzzo, sponda biancoceleste.

Duecentosettanta minuti e una volata finale che direbbe più Empoli che Crotone. Le trasferte a Cagliari e Palermo, intervallate dalla sfida interna contro un’Atalanta con ogni probabilità ampiamente appagata, appaiono ben più accomodanti rispetto ai turni casalinghi dei calabresi contro Udinese e Lazio, contorno alla trasferta dello Juventus Stadium con i bianconeri non ancora sicuri della matematica certezza del titolo.

Un finale comunque incandescente che ha saputo regalarci qualche punto interrogativo a lungo celatosi dietro a un’apparente chiusura anticipata dei giochi; non possiamo dire con certezza che Empoli e Crotone possano rinverdire i fasti di quell’entusiasmante arrivo a tre nel maggio del ’97, è tuttavia chiaro come parlare di salvezza a quota quaranta risulti, nella Serie A di oggi, quantomeno risibile.

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