CALCIO – Totti: e vissero tutti felici e contenti?

La telenovela sul Capitano sembra non arrivare (ancora, o mai?) a un epilogo che tutti dovrebbero volere nella forma più positiva e consensuale possibile. Tra dichiarazioni, battute e frecciatine però, si è ancora lontani da una soluzione. Intanto domenica arriva la Juve, che proverà a scudettarsi proprio all'Olimpico

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Totti

Una cosa è certa. Il rapporto tra il capitano e mister Spalletti non ha mai brillato. Sin dal primo Luciano allenatore giallorosso, che infatti aveva abbandonato la piazza romana nel 2009, il rapporto con il numero dieci, e con De Rossi, si era incrinato. Complice il peso ricoperto dalle due bandiere nello spogliatoio, nell’ambiente, nell’aria della Capitale.

Tornato a sedere in quella stessa panchina a febbraio dello scorso anno, Luciano ci ha riprovato. Prima facendo risorgere la squadra dalle ceneri in cui l’aveva portato l’ultimo Garcia, ben diverso dai fasti iniziali delle dieci vittorie consecutive. Poi ripartendo a stagione nuova, rincorrendo la Juve con una squadra sempre più solida e consapevole, non abbastanza però da evitare il solito sfascio a metà campionato verso un lento declino che sta portando, per la sesta volta consecutiva, i bianconeri ad alzare lo scudetto.

Con Francesco la stagione passata si era conclusa relativamente bene, dopo l’intervista choc del capitano a Donatella Scarnati sul difficile rapporto con il tecnico di Certaldo. Totti aveva ancora una volta dimostrato di essere decisivo, anche solo negli ultimi minuti di gara, risollevando le sorti della sua Roma e facendo urlare di gioia i tifosi di una vita e quelli che hanno cominciato a seguirlo in corso d’opera, abbagliati dalle innumerevoli prodezze di una carriera interminabile.

Poi quest’anno il vero buio. Poche presenze, poche parole e tanti silenzi. Forse troppi. Le parole sono arrivate e continuano ad arrivare dal famigerato ambiente, da chi sta con il tecnico, da chi difende l’autorità tottiana. Senza però essere capaci di bilanciare la propria faziosità e guardare alla Roma come un tutt’uno, a Totti come un campione che oggettivamente deve farsi forza per appendere gli scarpini al chiodo, a Spalletti che di errori ne ha commessi ma che in primis ha sempre dimostrato professionalità e competenza nel suo lavoro. Ora dopo giugno che si farà? Sarà ritiro, rinnovo o Francesco andrà a giocare da un’altra parte tipo Usa, Cina o Australia? Sarà probabilmente ritiro, con un futuro dirigenziale già annunciato dalla società più e più volte. Da Pallotta, da Baldissoni e dal neo Ds Monchi. Intanto la gente parla, si schiera, cambia idea e vede affiancarsi faziosi che per una vita hanno insultato il calciatore più amato della squadra giallorossa, e che ora per motivi ancora ignoti decidono di difenderlo da presunti dispetti che gli vengono continuamente fatti (a detta loro) da chi gli sta intorno.

Insomma il tanto vituperato ambiente romano sta rovinando quanto più possibile una delle pagine calcistiche più affascinanti. Sicuramente una delle più irripetibili. Certo, è vero: Totti avrebbe dovuto chiarire fermamente la sua posizione, fare mea culpa su alcune dichiarazioni sue, di Ilary, e terzi che in questa vicenda non avrebbero dovuto avere voce. Ma Francesco più che ribadire la sua passione per il calcio, per la Roma, la voglia irrefrenabile di continuare a calpestare i campi da gioco, avrebbe soltanto potuto, oltre che dovuto, riflettere bene sulla sua condizione, sulle reali possibilità di continuare a giocare a quei livelli. Ammesso che non lo abbia fatto, dicendo di voler proseguire.

Spalletti invece avrebbe dovuto evitare di tirare in ballo la questione anche in quei momenti in cui le acque sembravano calme e silenziose. Soddisfare un po’ di più la voglia di entrare e dare il suo contributo del numero dieci di Via Vetulonia. Come ad esempio a Milano, domenica scorsa, per l’ultima (forse) alla Scala del calcio, di fronte ad un pubblico rossonero (del Milan, ndr) che ancora una volta gli ha dimostrato affetto con applausi e striscioni (“La sud rende omaggio al rivale Francesco Totti”, “Totti unico”).

Ma aldilà di tutto, per un tifoso romanista, la storia di uno come Francesco Totti deve necessariamente finire bene. Domenica forse una possibilità per il numero dieci di scendere in campo titolare data l’assenza di Dzeko. Per provare quantomeno a tardare la festa bianconera per il sesto titolo consecutivo. Deve finire bene perché tutti gli amanti del calcio, oltre ai tifosi giallorossi, hanno amato e amano personaggi come Totti, così come fu per Maldini, Zanetti, Baggio e Del Piero. Se lo merita Totti ma il calcio in generale, la società umana, che almeno in questi ambiti vuole far vedere gli ultimi segni di un puro e sano romanticismo.

 

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