CALCIO – In medio stat virtus? Quel che accade alle spalle dell’EuroZona

Battute finali del campionato: occasioni mancate, importanti conferme e inopportuni appagamenti hanno frenato più di qualche sorpresa

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Meno di due settimane e il canonico rompete le righe permetterà ai tesserati del nostro campionato di concedersi le tanto agognate vacanze prima dei ritiri estivi di metà luglio. Aria di ferie e profumo di mare, per molti l’imbarazzo sarà solamente quello della scelta della meta da raggiungere.

Programmi e progetti ma, nel mezzo, ancora centottanta minuti (più recupero!) da onorare con la stessa intensità spesa nei rigidi pomeriggi d’inverno, quando la salvezza si tingeva di imprescindibilità e l’Europa rappresentava quel sogno cullato fra le braccia, in attesa di essere concretizzato.

Pur correndo il rischio di trovarci in profondo disaccordo con il Barone più caro allo sport, De Coubertin, da buoni appassionati di questa meravigliosa disciplina riteniamo giusto chiederci: cosa resta di quelle squadre che si sono mestamente collocate al centro della classifica?

Non bisogna generalizzare facendo di tutta l’erba un fascio; il carnet di ben sette squadre lascia infatti trasparire soddisfazione e delusione. Soddisfazione per Cagliari e Chievo: nonostante qualche rimpianto per le troppe reti subite in trasferta, gli isolani hanno conquistato la salvezza con largo anticipo, esprimendo spesso il calcio entusiasmante di un emergente come Rastelli.  Il tecnico ha saputo valorizzare un centrocampista di qualità come Joao Pedro, meteora del campionato 2014-2015 e ora grande protagonista, ma soprattutto di aver puntato su Borriello, alla sua seconda stagione più prolifica in Serie A.

Bravo anche il Chievo per essersi assicurato l’ennesima permanenza nella massima serie con una campagna acquisti ancora una volta quasi a costo zero. La bandiera del capitano Pellissier ha continuato a sventolare fiera al vento del Bentegodi e la scoperta di un attaccante di sicuro futuro come Roberto Inglese ha notevolmente contribuito a risolvere le sfide più ostiche. Al resto è stato sufficiente il classico metodismo tanto caro alla formazione veneta, con Maran che si è assicurandosi la salvezza sin da marzo.

Amaro in bocca per chi credeva di poter sfruttare la spinta di qualche acquisto indovinato per provare a correre per l’Europa. Se sponda Genoa si dovranno attendere almeno altri novanta minuti per la salvezza, l’esplosione di un gioiello come Patrick Schick ha regalato alla Sampdoria un reparto offensivo di grande affidabilità, con l’esperienza di Quagliarella e l’imprevedibilità di Muriel, ma una difesa non all’altezza della situazione.

Di più non è stato possibile fare per Bologna e Udinese, quest’anno prive di giovani promettenti fatto salvo il talento acerbo di Di Francesco e le saltuarie gemme regalate dal destro/sinistro di Simone Verdi. I gol di Zapata e Thereau hanno riscattato un inizio di stagione altalenante per i bianconeri, bravi a concedere il giusto spazio nelle ultime uscite a un prospetto come Simone Scuffet.

Maglia nera di metà classifica contesa fino all’ultimo da Torino e Sassuolo, con i neroverdi forse più meritevoli. L’infortunio a Berardi e la sconfitta d’ufficio contro il Pescara sono state foriere di una stagione presto naufragata. La squadra di Mihajlović, con Belotti e Zappacosta sugli scudi avrebbe meritato ben altra visibilità ma una serie di eventi sfortunati ne hanno minato il cammino.

Una stagione che volge al tramonto consegnandoci la consapevolezza di un fortissimo livellamento fra le prime otto della classe e il resto delle partecipanti, dimostrazione di come non bastano le imprese europee della Juventus per dirsi alla pari dei migliori campionati d’Europa. Una Serie A a 18 squadre potrebbe riaprire qualche spiraglio di imprevedibilità anche se parlare del ritorno delle Sette sorelle, più che prematuro e pretestuoso, appare decisamente vintage.

 

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