TEATRO – “Frida Kahlo: il ritratto di una donna”

In scena al Teatro Quirino fino al 21 maggio

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“Frida Kahlo: il ritratto di una donna” al teatro Quirino fino a sabato 21 maggio con Alessia Navarro, Gianluca Gobbi e Giulia Santilli per la regia di Alessandro Prete. L’idea di rappresentare in qualche modo la pittrice messicana e il suo pensiero nasce principalmente da Alessia Navarro che ne è sempre stata affascinata sin dai tempi dell’università. L’attrice rappresenta per la prima volta questo spettacolo tre anni fa, insieme al marito Pino Insegno e al regista, in coincidenza con la mostra monografica alle Scuderie del Quirinale e con il patrocinio dell’ambasciata del Messico.
Per capire pienamente la messa in scena è necessario illustrare brevemente la vita di un’artista che, nonostante tutte le sofferenze fisiche e spirituali, ha sempre amato ardentemente vivere. Nasce nel 1907 a Città del Messico ma dirà sempre di essere nata nell’anno della rivoluzione messicana, il 1910, tanto sentiva la sua appartenenza al movimento politico socialista rivoluzionario. A 18 anni sfiora la morte in un gravissimo incidente stradale mentre viaggia su un autobus: è infatti traforata da un’asta di ferro. È costretta a un lungo periodo di immobilità a letto e da quel momento subirà numerosissimi interventi chirurgici (ben 31) per tutta la sua esistenza. È in questo periodo che si acuisce in lei il desiderio della pittura. Conosce e sposerà il già famoso pittore Diego Rivera, anch’egli socialista, con il quale ebbe una relazione altamente instabile a causa dell’infedeltà del marito. Questo la porterà ad avere altrettanti rapporti extraconiugali sia con uomini che con altre donne. Tenta invano, ignorando i consigli medici, di avere un figlio ma a causa delle sue condizioni fisiche abortì ben due volte. Chiede il divorzio ma si risposerà con Rivera. Diventa un’importante intellettuale del partito comunista messicano ed ha una relazione con Trotskij. Muore a soli 47 anni nel 1954.
Il lavoro teatrale non vuole raccontare la storia della pittrice, il cui personaggio compare soltanto all’inizio e alla fine, quanto raccontare storie di donne ispirandosi a 10 quadri selezionati: storie drammatiche e tormentate collegate tra loro con intermezzi di danza della ballerina Giulia Barbone, eccezionale nei suoi contorsionismi, al passo con le musiche di Stefano Mainetti, caratterizzate da bassi profondi e riecheggi messicani.
È uno spettacolo multimediale, altamente suggestivo e intenso, ricco di giochi di luci e ombre. I diversi episodi rappresentati nascono direttamente dai quadri di Frida Kahlo a loro volta frutto di una visione autobiografica della pittura: quelli che possono apparire sogni sono in realtà elementi di vita vissuta dell’artista. È stata definita all’epoca una surrealista ma l’ha sempre considerata una rigida etichettatura, in quanto non si sentiva appartenere a quel movimento artistico. Soltanto conoscendo l’intera vita di Frida Kahlo è possibile arrivare a capire le sue raffigurazioni pittoriche.
Dalla rappresentazione scenica emergono storie che possono appartenere a tante donne: storie di violenza domestica, di tradimenti, di donne che non hanno potuto avere figli, di donne in conflitto con se stesse, storie in generale di sofferenza trasmesse con una grande forza grazie alle capacità espressive di Alessia Navarro.
Ricordiamo gli altri due attori anch’essi degni di nota: Gianluca Gobbi e Giulia Santilli che hanno interpretato diverse scene.
Dal punto di vista artistico è uno spettacolo completo di tutte le arti che vola nella sua durata di 90 minuti. Ci lascia con un senso di nostalgia con il messaggio che Frida Kahlo avrebbe voluto trasmettere ancora oggi e che grazie alle sue opere non tramonterà mai: testimoniare il dolore per esorcizzarlo ma anche trasmettere un profondo senso di amore per la vita anche nelle situazioni terribilmente più avverse.
Caro Guglielmo vitale

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