CALCIO – La Nazionale alla rincorsa della qualificazione

Il successo contro il Liechtenstein non garantisce agli azzurri la qualificazione diretta per le fasi finali della Coppa del Mondo in programma la prossima estate in Russia

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Italia

Cinque reti che non aiutano a controbilanciare il forte squilibrio nella differenza reti che al momento continua a premiare la nazionale spagnola.

I mezzi termini non hanno mai fatto parte della nostra storia, un cammino contornato da picchi e da poli opposti, dalla meravigliosa doppietta mondiale (1934–1938), alla cavalcata dal retrogusto amaro di Messico ’70, passando per il Mundial di Spagna ’82 conquistato in seguito a un primo girone assolutamente anonimo e un accesso alle semifinali dopo aver messo al tappeto Argentina e Brasile nel secondo girone previsto dalla formula dell’epoca. L’ultima gioia, quella notte di Berlino che incoronò campione del mondo un calcio italiano in piena bufera Calciopoli.

Storie di eroi, di resilienza ma soprattutto di imprese sportive cui, immancabilmente, vanno ad affiancarsi lunghi bui e clamorose debacle. Noi siamo quelli del viaggio in nave verso il Cile per i Campionati del Mondo 1962, tarda consequenzialità del dramma di Superga in cui perse la vita il Grande Torino, quelli di Pak Doo Ik che supera Albertosi e regala un’insperata qualificazione all’allora matricola Corea del Nord in terra inglese nel 1966. Siamo quelli della spesso discussa politica della riconoscenza che portò Bearzot prima e Lippi poi a commettere lo stesso, fatale, errore di riproporre una squadra invecchiata di quattro anni nella rassegna immediatamente successiva al precedente trionfo.

Analogie attraverso le quali analizzare la difficile situazione cui far fronte in ottica qualificazione a Russia 2018. Non serve essere calciofili per comprendere come le recenti delusioni nella massima rassegna intercontinentale 2010 e 2014 abbiano di fatto assestato un forte scossone al ranking azzurro, portandoci in dote, nello stesso girone di qualificazione mondiale, la Spagna.

Una poltrona per due che rischia tuttavia d’essere troppo stretta per le due capolista del girone G, alla luce del fatto che il regolamento FIFA preveda la qualificazione diretta per la sola prima classificata di ogni raggruppamento, costringendo dunque le seconde allo scomodo spareggio che non ci vede protagonisti dal lontano 1997, quando il gelo e la neve di Mosca fecero da sfondo all’esordio in nazionale di Buffon.

Armi a nostra disposizione? Il proverbiale carattere che potrebbe risultare decisivo ai fini di una vittoria ormai obbligata. Inutile sarebbe sperare in un pareggio con due o più reti in Spagna a settembre, i criteri di qualificazione in caso di arrivo a pari punti pongono infatti solamente al terzo posto nell’ordine di preferenza l’esito degli scontri diretti fra le due squadre, ritenendo maggiormente rilevante la differenza reti o il numero di gol messi a segno da entrambe per tutta la durata del girone.

Non sembrano dunque sufficienti i cinque gol segnati nella sfida contro la Cenerentola del girone, un successo tanto ampio quanto non abbastanza largo da permetterci di colmare o quantomeno ridurre il gap che vede gli spagnoli forti di una differenza reti ferma a +18 rispetto al nostro +14.

Ennesima difficoltà in una fase più volte teatro di critica per la nazionale italiana, spesso martirizzata per non riuscire a trasmettere quella sensazione di strapotere contro avversarie di medio/basso livello. Un’osservazione agli occhi dei più dovuta viste le goleade cui siamo stati abituati dalle nostre dirette concorrenti negli altri gironi, gli stessi che forse dimenticano come sia stato il nostro conclamato pragmatismo a permetterci di salire quattro volte sul gradino più alto del mondo.

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