CALCIO – Salvate il soldato Gigio

Ancora due settimane all'apertura delle trattative di mercato e subito un terremoto a smuovere il nuovo corso del Milan, con Donnarumma nell'occhio del ciclone dopo la recente decisione di non prolungare il rapporto con il club

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Gianluigi Donnarumma

Traditore o semplice professionista? Il passo rischia di essere troppo breve seguendo il semplice assioma “esordio uguale fedeltà” che non così bene rischia di fare al calcio moderno. In un mondo che guarda al passato e rimpiange bandiere del calibro di Del Piero, Maldini o Totti, non sembra esserci più spazio per le scelte di carriera e i desideri di misurarsi, anche precocemente, con realtà più grandi di quelle attualmente vissute.

Nato a Castellamare di Stabia, diciotto anni compiuti da pochi mesi e un futuro, forse, già scritto, la valigia piena di sogni di Gianluigi Donnarumma appare ormai in procinto di essere imbarcata su un aereo, direzione Madrid, anche se l’ultima settimana vissuta dal portiere classe ’99 non sarà certo ricordata come una delle più felici. Contratto in scadenza nel 2018, Mino Raiola a curare le trattative con sullo sfondo un’apparente volontà di prolungare il rapporto con la società rossonera, un idillio tuttavia rottosi bruscamente. Le voci, tante, la chiarezza, ben poca; Fassone contro Raiola, Raiola contro Mirabelli, i tifosi contro un ragazzo da poco maggiorenne ma già tacciato di avidità, con troppa poca attenzione ai dettagli di una situazione particolarmente spinosa.

Il closing societario di qualche mese fa lasciava presagire scenari nuovi e ricchi di fascino per la tifoseria rossonera, qualche incongruenza aveva tuttavia suscitato lo scetticismo del re dei procuratori italiani, che in tempi non sospetti non perse l’occasione per bocciare appieno il biglietto da visita della nuova proprietà: “hanno fatto una figura di merda!”. Parole forti che non avrebbero dovuto lasciar intendere nulla di buono, alla base di tutto il famigerato acquisto “a debito” formalizzato dal gruppo cinese, sovvenzionato per la cifra di 300 milioni di euro dal Fondo Elliott al fine di saldare il rimanente del prezzo fissato da Fininvest (700 milioni), per concretizzare l’acquisto della società milanese. Cifre da capogiro anche se a spaventare è il solo anno a disposizione della nuova presidenza per coprire il debito; quali scenari si aprirebbero in caso di mancata restituzione? La perdita delle quote acquistate a favore del Fondo Elliott, per nulla interessata alla gestione del club rossonero oltre alle inevitabili conseguenze in sede sportiva.

Garanzie? Poche. Agli occhi di Raiola e del suo giovane assistito lo scenario non è sembrato sin da subito essere dei migliori, a raffreddare ulteriormente i rapporti fra la società e il suo ormai ex numero uno le minacce svelate dallo stesso procuratore del giocatore, pronto a denunciare un feeling mai nato con il DS Massimiliano Mirabelli, reo d’aver posto un presunto e pesante aut aut al giocatore, quel “rinnovo o tribuna per un anno” che subito ha fatto gridare al mobbing il procuratore. L’apertura dell’AD Fassone non ha contribuito ad allentare la tensione “Dico che se ricevessimo una telefonata in cui ci viene prospettata l’ipotesi di sedersi di nuovo per riparlarne lo faremmo senza problemi. Da parte nostra la disponibilità di riprendere a parlarne c’è”, parole che non sembrano essere che il preludio al consueto addio lento e doloroso, con la palla passata all’avversario in attesa della prossima mossa.

Fra una tifoseria insorta, accuse di mobbing da un lato e di infedeltà e avidità dall’altro, ecco un ragazzo di diciotto anni costretto a fare i conti con una realtà che non si attaglia al talento di un giovane destinato a grandi traguardi. Gogne mediatiche, le dita puntate di chi pretende un potere decisionale che mai gli si potrà attribuire. Quel che spaventa è la facilità con cui è stato deresponsabilizzato il portiere rossonero, sin da subito ritenuto un burattino nelle mani del proprio procuratore, agli occhi dei più l’unico ad aver preso la decisione di non prolungare il contratto, rifiutando la faraonica offerta di rinnovo.

Delegittimato, torchiato e segnato con il marchio di irriconoscenza, tutto questo solamente in virtù della scelta di realizzare ciò che probabilmente sognava quel giorno in cui indossò i guanti da portiere per la prima volta nella sua sin qui breve ma intensa carriera; Gianluigi Donnarumma non ha fatto altro che scegliere la sua strada senza tradire nessuno, affidando il proprio futuro a una prospettiva più solida di quella offertagli dalla sua attuale squadra.

In un calcio che sembra aver definitivamente perso la bussola, quando si smetterà di pretendere di decidere per gli altri?

È vero, le bandiere non esistono più. Per quanto possa essere malinconico, è una realtà alla quale le tifoserie dovranno abituarsi: del resto gli uomini passano, le maglie rimangono.

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