CALCIO – Non parlate delle romane che è meglio

Forse questa è la strategia migliore, sebbene indiretta, con cui si spiega il grande inizio campionato di Roma e Lazio. Poca visibilità dai media, poche parole, poche righe... ma tanti fatti. Almeno per ora, ovvio, ma tutto questo fa ben pensare per il futuro della stagione

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Di Francesco e Inzaghi

I pronostici, oltre che le chiacchiere, non stanno a zero. Anzi: continuano a ripetersi, riciclarsi e mischiarsi tra loro man mano che le giornate di Serie A avanzano tra lunch match, orari spezzatino e turni infrasettimanali. Si va verso il settimo turno, quello in cui la sfida più ammiccante sembra essere Milan-Roma (domenica 1 ottobre 2017, ore 18.00) ma anche quello in cui, al netto degli impegni di Champions ed Europa League, la Vecchia Signora ed i partenopei continuano ad accaparrarsi le migliori (oltre che primissime) pagine dei giornali e le esclusive sentenze opinionistiche riguardo al “chi davvero quest’anno si aggiudicherà il titolo”.

Ebbene sì, a differenza degli ultimi (svariati) anni in cui lo scudetto d’agosto era proprietà pressoché indiscussa e indiscutibile dei giallorossi (A.S. Roma), la bollente estate appena trascorsa ha lanciato nuovi leit-motiv. Oramai parlare della Juventus sembra affare ben, e persino troppo, facile se non ridondante. Il calcio di oggi, a livello mondiale e dunque anche dalle nostre parti, si nutre di scoop, esagerazioni e verità-non verità gonfiate ed ingigantite. Cibo ottimo e mai sprecato per notiziari, talk show e trasmissioni varie, apparecchiato su carta stampata e prontamente smentito o contestato dai diretti protagonisti per mettere ancor più pan bagnato nella zuppa. Già,  perché  il mondo del pallone non può essere o uno o l’altro.

Ed ecco allora che il titolo dovrebbero aggiudicarselo ben quattro squadre a pari merito: la Juve perché è sempre la Juve, il Napoli perché non ha smosso una pedina dallo scacchiere del 2016, le milanesi perché finalmente i cinesi hanno dato il via ai rispettivi progetti con forti rivoluzioni sul campo e in panchina.

Non finisce qui: perché le prime due daranno tutto, o molto, per la Champions League. La Juve proverà a raggiungere la terza finale dopo Berlino e Cardiff; il Napoli può fare strada, almeno a vedere dalla buona sorte materializzatasi nel girone F di questa edizione. I bianconeri si trovano davanti una sfida contro se stessi, contro la loro faccia europea andata a sbattere contro i muri blaugrana e blancos nonostante gli eccellenti percorsi con cui erano arrivati fino in fondo. Il problema degli azzurri è però la rosa troppo ristretta, corta come una coperta con cui Sarri dovrà pensare a rimpiazzare il nuovo infortunio che terrà ai box il gigante Milik per altri 4-5 mesi. Basterà Inglese da Gennaio?

La sfida con il Feyenoord terminata 3-1 ha ridato, o se preferite confermato, le sicurezze offensive e sul bel gioco della squadra, facendo dimenticare almeno per una sera la grana Arek Milik. La Juve invece ha battuto a fatica i greci dell’Olympiacos Piraeus, sbloccando il match soltanto negli ultimi venti minuti grazie all’ingresso di Gonzalo Higuain.

A Milano invece l’esaltazione si mantiene su buoni livelli su entrambe le sponde, nonostante sorgano sia di qua che di là domande e dubbi sulla tenuta e la validità dei successi di inizio stagione. Successi storpiati, per i nerazzurri, da qualche vittoria risicata e non convincente (oltre al pareggio in casa del Bologna); per i rossoneri da due pesanti sconfitte in trasferta, a Roma con la Lazio e a Genova con i blucerchiati. C’è già qualcuno che parla di dopo Montella e di crisi di rapporto tra quest’ultimo e la dirigenza. Bisognerebbe aspettare per giudicare, purtroppo la frenesia mediatica e giornalistica non aspetta tempo, non lo perde, e quindi lo impiega ad alimentare dibattiti, pressioni e tensioni francamente troppo affrettate quando siamo ancora a fine settembre.

Ed ecco dunque che delle romane nessuno parla, o meglio, se ne parla in secondo piano. Eppure entrambe le compagini stanno dimostrando di essere solide, belle e forti.

La Lazio di Simone Inzaghi ha iniziato la stagione nel migliore dei modi battendo la Juve in Supercoppa italiana allo Stadio Olimpico, il 13 agosto 2017. Da lì la striscia positiva di gioco e risultati si è parzialmente interrotta soltanto nell’ultimo turno infrasettimanale col Napoli, in una gara decisamente sfortunata per via dei tre infortuni difensivi che hanno messo fuori gioco De Vrij, Basta e Bastos. Nonostante ciò i gol di Ciro Immobile e in generale un gioco pulito e ordinato, frutto  del 3-5-2 ben assortito dall’ex numero 21 biancoceleste, stanno soddisfacendo tutti nella piazza biancazzurra.

La Roma di Eusebio Di Francesco è partita in disparte, tra tanto scetticismo e poche buone parole. Tanta la paura di valutare la prima stagione, dopo 28 anni, senza Totti. Una stagione nuova, diversa e non convincente per molti giudicanti del mercato giallorosso. Eppure Dzeko, Perotti, Nainggolan, Alisson e via discorrendo stanno dando tutt’altre dimostrazioni. La sconfitta con l’Inter, l’unica di queste prime giornate, è risultata nettamente immeritata per occasioni mancate e torti arbitrali subiti. In Europa il cammino sembra tortuoso per via del girone duro, ma il pareggio con l’Atletico e la vittoria con il Qarabag a Baku, sofferta più del previsto, fanno morale.

Nessun servizio giornalistico d’apertura dei notiziari riguarda mai le romane, le prime pagine continuano a dedicarsi alla lotta ormai certa Juve-Napoli per il titolo e alla rinascita delle milanesi, verso il ritorno nell’Europa che conta. Rinascita obbligatoria, ancor prima che data già per certa dagli addetti ai lavori, per l’arrivo di Spalletti da una parte e i tanti acquisti (ma quanti soldi spesi!) dall’altra. Per le romane, invece, poca attenzione, poche luci ma anche meno pressioni degli altri anni. Eppure l’ambiente rimane quello, la Capitale mangia allenatori e distrugge spogliatoi, di solito. Questa stagione, invece, sta dando nuovi segnali. I tecnici delle due panchine sono di ottimo livello, stanno già dimostrando di saper gestire con carattere e qualità i rispettivi gruppi a disposizione. I gol dei due centravanti accrescono di giornata in giornata, le difese appaiono solide. Insomma gli ottimi presupposti per crescere ci sono tutti, senza esagerazioni o illusioni.

Il viaggio in sordina continua; le attese sono lì pronte a conferme o smentite. E allora buona Serie A a tutti, con meno parole e più fatti.

 

 

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