GLOBE THEATRE – Il Macbeth secondo Daniele Salvo

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Il Silvano Toti Globe Theatre di Roma ha ospitato il Macbeth, diretto da Daniele Salvo, intrattenendo il folto pubblico dal 15 settembre al 1 ottobre, trascinandolo in un clima macabro, che ha enfatizzato i toni della già tormentata e drammatica vicenda shakesperiana. 

La potente colonna sonora, che ha accompagnato la rappresentazione, ha donato ritmo e scorrevolezza alla lunga performance scenica, in cui la natura umana è stata messa a nudo, rivelando i lati oscuri della psiche. 

La resa registica è stata orientata a svelare tutti gli aspetti più controversi dell’essere umano, dominato per sua natura da desideri viziosi, che solo una buona coscienza riuscirebbe a placare. Daniele Salvo ha dichiarato di avere come obiettivo quello di riprodurre l’atmosfera dei film di David Lynch, dove ombre oscure si mescolano a sonorità inquietanti che fanno da sfondo a figure assetate di potere. Questa volontà registica, se da una parte ha cercato di donare un volto nuovo e adeguato alla drammaticità del testo, dall’altra ha esasperato i toni, facendo smarrire l’essenza di fatti già fortemente evocativi. 

Le tre “strane” sorelle, streghe che svolgono la loro funzione metaforica, ossia quella di una coscienza che parla e che presagisce un tragico esito, nel quale si paleseranno effetti nefasti, come pena per le colpe di cui Macbeth si è macchiato, indotto dalla sua fame di potere e dall’arte seduttiva e allo stesso tempo manipolatoria della sua consorte. Melania Giglio ha donato tutta sé stessa sul palco, mostrando le diverse sfaccettature di una complessa Lady Macbeth, l’unico punto che ha lasciato perplessi è stato quello riguardante il comprimere la sua femminilità in favore di una più esasperata vena isterica, mescolata ad un’espressività schizofrenica, oscillante tra disorientamento e desiderio di potere. La protagonista femminile di questa vicenda è stata concepita come la figura che contiene in sé una femminilità estrema e un erotismo che si intrecciano con la bramosia spropositata per un potere, che ella vuole vedere nelle mani del suo uomo. La scelta di smorzare la sensualità in favore di una personalità più austera, seppur eccitata davanti , ha mutilato uno dei lati preponderanti del personaggio così come pensato da Shekeaspeare e tale mancanza si è avvertita, nonostante la bravura dell’attrice. Ci si chiede cosa abbia voluto comunicare Salvo, con questa versione di Lady Macbeth, unico quesito che resta irrisolto all’interno di una messinscena comunque coinvolgente, generata dal desiderio del regista di ricreare un’allucinazione per trasmettere al pubblico l’angoscia e il dramma interiore di chi ha scelto di rinunciare ai valori di onestà e lealtà in favore del malsano desiderio di un potere ottenuto a costo di vite umane e che ha portato come conseguenza una coscienza macchiata e per questo mai serena. Il potente effetto scenico, reso dalla bravura degli interpreti e dal netto taglio registico, che ha esteso l’intenzione drammaturgica sino ai suoi estremi, facendo sì che lo spettatore venisse a contatto diretto con le sensazioni del protagonista colpevole, a tal punto da provare il passaggio attraverso quella catarsi che prima punge l’animo, lo intossica, lo lacera e poi lo spinge alla conseguente ricerca di tutto ciò che più si allontana da quel genere di desideri, per liberarsene definitivamente. Il risultato è quindi quello di uno spettacolo che ha svolto a pieno la sua funzione di trasmettere una lezione, tramite un percorso purificatorio, che conduce all’insegnamento da portare con sé nella propria vita. Il dolore di Macbeth è divenuto sofferenza dello spettatore, che si è trovato a sentire dentro sé l’urlo lacerante di una coscienza tormentata, che vuole riportare all’ordine e alla quiete, senza però riuscirci. Una volta usciti dal teatro e tornati nella propria vita, ciò che si ricercherà sarà una condizione di serenità, consapevoli del fatto che per appagare un desiderio vizioso bisogna passare necessariamente per le strade della disonestà, e a quel punto il sogno diventa un incubo insopportabile da vivere, per questo da evitare. 

Le tre sorelle si dileguano nell’etere per ricomparire nell’animo di colui che tormentano, poi tornano perché quell’incubo interiore si renda manifesto anche al pubblico, i drappi di pelle intersecati a stoffe leggere di colore scuro, usate per vestire i loro sinuosi corpi, hanno evocato la voce tangibile di una coscienza che avverte di farsi realtà e che se quindi essa viene nutrita di azioni malvage, sarà di conseguenza sommersa dalla paura. Qui viene efficacemente mostrato come ciò che si teme, tende a concretizzarsi in realtà proprio perché i timori portano l’individuo ad agire secondo un pensiero che li rende concreti. Quello compiuto da Macbeth può definirsi un delitto perfetto e mai sarebbe stato scoperto se egli avesse agito privo di una coscienza che in ogni istante gli ricordava la sua colpa, ma invece quella coscienza c’era, incarnata da tre donne, che hanno reso la tridimensionalità della voce interiore che parla, immagina e guida, portando l’individuo a cui appartiene ad agire secondo il suo dettato, tanto da non poter sfuggire ad una realtà che poi si realizza così come presagita. Quindi è proprio la coscienza ad esser protagonista di un dramma che sembra confermare quanto dichiarato dal celebre Tolstoij nel suo romanzo Anna Karenina: 

« […] Questo appagamento gli aveva mostrato l’errore che commettono gli uomini che si figurano la felicità nell’appagamento di un desiderio». Il desiderio di potere è stato realizzato da Macbeth che, dal momento in cui ha ottenuto scettro e corona, ha iniziato la sua traversata nei meandri della sofferenza più acuta, fino a condurre sé stesso alla morte, che gli giunge nel duello finale con MacDuff, in cui non può che perdere, animato ormai soltanto da angoscia e dolore, emozioni che rendono debole il suo corpo, oltre che la sua mente, e di conseguenza ogni sua mossa. 

Interpreti (in ordine alfabetico)

Fleance / Figlio di Macduff/ Servo LUIGI BIGNONE

Banquo FRANCESCO BISCIONE

Malcom – Figlio di Duncan MARCO BONADEI

Ross – Nobile scozzese SIMONE CIAMPI

Lennox – Nobile scozzese ELIO D’ALESSANDRO

Primo sicario / Seyward MARTINO DUANE

Macduff – Nobile scozzese GIANLUIGI FOGACCI

Seconda strega GIULIA GALIANI

Lady Macbeth MELANIA GIGLIO

Portinaio / Medico / Soldato MASSIMILIANO GIOVANETTI

Capitano / Caithness / Sicario FRANCESCO IAIA

Terza strega FRANCESCA MÀRIA

Angus / Primo messo MATTEO MILANI

Lady Macduff / Dama / Spettro MARTA NUTI

Macbeth GIACINTO PALMARINI

Prima strega SILVIA PIETTA

Donalbain / Terzo Sicario / Menteith MAURO SANTOPIETRO

Duncan – Re di Scozia CARLO VALLI

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