LIBRI – Rory Gallagher. Il bluesman bianco con la camicia a quadri

Dopo l'esordio con il saggio "Quando il Rock divenne musica colta: Storia del Prog" (Chinaski Edizioni, 2015), Fabio Rossi si cimenta con una bella e completa monografia sul grande bluesman irlandese, la prima mai pubblicata in Italia, che verrà presentata a Roma il 16 febbraio 2018. La nostra intervista

0
337
Rory Gallagher Cover

In un centinaio di pagine la biografia di uno dei più grandi chitarristi blues finora mai veramente apprezzato: si tratta di Rory Gallagher, molto attivo tra gli anni settanta e ottanta con oltre 30 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Paradossalmente, in Italia finora nessuno ha mai scritto un libro sul chitarrista e poli-strumentista irlandese. A colmare questa imperdonabile mancanza ecco la completa monografia che Fabio Rossi presenterà anche a Roma venerdì 16 febbraio 2018 alle ore 18.00 presso la Libreria Tiburtina Incipit di Via Giuseppe Marcotti 51/53.

– Fabio, dopo il successo del tuo libro sulla storia del Prog, ecco una monografia dedicata al grandissimo e originale bluesman irlandese: come nasce il tuo interesse per Rory Gallagher?
Rory è uno dei miei chitarristi preferiti. Rimasi letteralmente folgorato quando lo ascoltai per la prima volta; l’album era LIVE! IN EUROPE del 1972. Il suo stile è inimitabile, specie quando si cimenta nella tecnica slide dove ha davvero pochi rivali. Nella mia personale classifica dei migliori chitarristi del rock lo metterei subito dietro a Jimi Hendrix e Duane Allman…

– Il tuo libro è il primo in Italia dedicato a questo eccellente musicista: una mancanza imperdonabile per un artista che finora non è stato celebrato nel suo reale valore…
Devo essere sincero: una delle motivazioni che mi ha spinto a scrivere una biografia su Rory è stato proprio il fatto che nessuno sinora si era peritato a farlo. È davvero difficile spiegarsi una simile lacuna, specie di questi tempi in cui proliferano saggi musicali tesi alla storicizzazione del rock. L’importante è che ora anche in Italia abbiamo finalmente un libro sul genio di Ballyshannon.

– Nel tuo libro esce la figura di Gallagher a tutto tondo: un talento che non è mai sceso a compromessi: detestava i singoli, non si è mai piegato alle seduzioni del successo commerciale e ha perfino rifiutato di unirsi ai Rolling Stones, una delle band che lo aveva ispirato a dedicarsi al rock-blues.
Era un’anti-star fino al midollo e forse questo lo ha anche un po’ penalizzato. A lui interessava soltanto suonare di fronte ai suoi fan e lo ha fatto per tutta la durata della sua carriera. Amava poco gli studi di registrazione, a parte nella fase conclusiva del suo percorso artistico, ci rimaneva il tempo strettamente necessario per poi tornare in tour. Si, poteva entrare a far parte dei Rolling Stones, ma sarebbe stato schiacciato dalla personalità di Mick Jagger e Keith Richards e non avrebbe potuto dimostrare a tutto tondo il suo incredibile talento. È stato meglio che le cose siano andate così!

– Tra l’altro un chitarrista perfettamente a proprio agio sia con l’elettrica che con l’acustica…
Rory e la sua inseparabile Fender Stratocaster hanno imperversato in tutto il mondo, ma lui sapeva destreggiarsi benissimo anche con la chitarra acustica, come nei classici “Out on the Western Plain” e “Pistol Slapper Blues”, e persino con il mandolino in uno dei suoi pezzi più famosi intitolato “Going to my Hometown”.

– Non trovi straordinario che Rory, ammirato incondizionatamente da cattolici e protestanti, lealisti e indipendentisti, con la sua passione e la sua Fender Strastocaster scrostata fosse riuscito lì dove tutti i politici avevano fallito: pacificare gli irlandesi?
Certo! Nonostante l’incubo degli attentati lui e la sua band hanno suonato reiteratamente a Belfast: in quelle circostanze non esistevano divisioni politiche o religiose, tutti erano riuniti lì per lui e la sua straordinaria musica. Gli irlandesi lo ringraziano ancora per questo!

– Quali album ami di più nella discografia di Gallagher?
I suoi tre album live credo che non debbano mancare nelle collezioni di dischi di ogni amante del rock: LIVE! IN EUROPE, IRISH TOUR ’74 e STAGE STRUCK. Tra i suoi lavori in studio consiglio TATTOO, CALLING CARD e PHOTO-FINISH, ma non dimentichiamoci TASTE e ON THE BOARDS realizzati, per l’appunto, con i Taste!

– Su quali musicisti Gallagher ha esercitato la sua più forte influenza?
Nel mio libro ho riportato dichiarazioni rilasciate da Brian May, The Edge, Vivian Campbell, Slash, Glenn Tipton che hanno ammesso di essersi ispirati a lui. Tutto questo è incredibile se si pensa a quanto poco ancora si parli di Rory Gallagher!

Fabio Rossi
Rory Gallagher. Il bluesman bianco con la camicia a quadri
Editore: Chinaski Edizioni
Collana: Voices
Anno edizione: 2017
Pagine: 144 

CONDIVIDI
Articolo precedenteCALCIO - Roma-Benevento 5-2. Commento e pagelle giallorosse
Prossimo articoloFOLK - Joan Baez: nuovo album e tour di addio anche in Italia
Alessandro Staiti è nato a Roma dove si è laureato in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e poi specializzato in Comunicazione e Organizzazione Istituzionale con tecnologie avanzate. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1986 al 1994 ha collaborato con il settimanale musicale "Ciao 2001" e per lo stesso gruppo editoriale è stato direttore della rivista "Esoterica", caposervizio delle pagine “Cultura” e “Sesso&Salute” del quotidiano nazionale “Quigiovani” e autore di instant book su Sting, a-ha, e Peter Gabriel. Ha pubblicato i saggi "Robert Fripp & King Crimson" (Lato Side, 1982), il primo libro al mondo sul chitarrista inglese e "In The Court Of The Crimson King" (Arcana, 2016) la prima monografia in Italia sulla nascita della band che ha cambiato la storia del Rock. Opinionista sportivo in radio e TV, collaboratore di "Classic Rock", Staiti è caporedattore delle sezioni Sport e Musica di MP News. Archivio Articoli

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO