L’INTERVISTA – Alessandra Celletti: “Il mio misterioso incontro con le musiche di Gurdjieff”

Con SACRED HONEY la pianista e compositrice romana torna a interpretare le musiche di Gurdjieff/De Hartmann: diciannove brani che riportano ad atmosfere esoteriche perse nella notte dei tempi. Ne abbiamo parlato con l'artista

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Alessandra Celletti

È nata a Roma sotto il segno dei Gemelli, Alessandra Celletti: pianista e compositrice, ha esordito nel 1994 con LES SONS ET LES PARFUMS, dedicato alle musiche di Debussy, Ravel e Satie. Con il tempo si è imposta con grande autorevolezza all’attenzione di critica e pubblico con un vasto, eterogeneo repertorio che include le composizioni di Janáček, Gurdjieff/De Hartmann, Scott Joplin e Philip Glass, oltre alle virtuose e bellissime composizioni originali per pianoforte contenute in THE GOLDEN FLY (2007) e WAY OUT (2008).

Alessandra incarna musicalmente le caratteristiche comunemente associate al suo segno astrologico: eclettismo, genialità, inventiva, creatività, istinto, modernità, dualismo e sintesi. Il suo virtuoso pianismo è dotato di un grande senso lirico capace di sposare senza alcuna contraddizione antiche sonorità e melodie perse nella memoria del tempo alle più moderne influenze stilistiche. Capace di passare con naturale disinvoltura dalle improvvisazioni etnico/mediterranee con Nicola Alesini a quelle neoclassiche con Mark Tranner. E ancora lavorare con uno dei massimi esponenti della musica elettronica sperimentale come Hans Joachim Roedelius (SUSTANZA DI COSA SPERATA – 2009) e poi incidere ALESSANDRA CELLETTI PLAYS BALDASSARRE GALUPPI dedicato al grande autore veneto del Settecento.

Del 2011 CRAZY GIRL BLUE, il suo tredicesimo album, poi la collaborazione al progetto VDB23/NULLA È ANDATO PERSO, un album in collaborazione con Claudio Rocchi, contenente molti nomi della scena musicale italiana legati alla storia di Gianni Maroccolo (tra i quali Franco Battiato, Cristina Donà, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Emidio Clementi dei Massimo Volume, Piero Pelù e Ghigo Renzulli dei Litfiba, Massimo Zamboni dei CCCP fedeli alla linea/C.S.I.). Nel 2014 è stato pubblicato l’album ABOVE THE SKY e nel corso del 2016 Alessandra Celletti si è concentrata sul progetto WORKING ON SATIE insieme all’artista figurativo Onze.

Oggi Alessandra torna a interpretare le musiche di Gurdjieff/De Hartmann con SACRED HONEY: diciannove brani che riportano ad atmosfere esoteriche perse nella notte dei tempi. Ne abbiamo parlato con l’artista.

Sacred Honey Cover

Più di vent’anni fa hai inciso HIDDEN SOURCES il primo disco che hai dedicato alle musiche di Gurdjieff/De Hartmann. Come hai incontrato questi autori? E cosa ti ha spinto oggi a riprenderle per un secondo approccio?
L’incontro con Gurdjieff è stato un incontro misterioso nel senso che mi ritrovai a suonare le sue musiche (scritte con De Hartmann) senza assolutamente sapere da chi fossero state composte. Il produttore della Kha Records (l’etichetta che nel 1998 produsse HIDDEN SOURCES) stava cercando l’interprete ideale per quel tipo di atmosfere, ma non voleva svelare la provenienza di quei brani prima di aver deciso il pianista a cui affidare la registrazione. Perciò mi aveva sottoposto gli spartiti cancellando il nome degli autori… nacque così il mio interesse per Gurdjieff. A distanza di quasi vent’anni ho sentito il desiderio di immergermi nuovamente in quelle atmosfere ipnotiche e profonde con una consapevolezza maggiore e anche un’esperienza nel campo della composizione che mi ha permesso di aggiungere elementi personali creando degli arrangiamenti inediti anche con il contributo del polistrumentista Daniele Ercoli.

Nel 1923 le danze sacre, o Movimenti, di Gurdjieff furono rappresentate pubblicamente a Parigi e l’anno dopo a New-York, guidate dalle musiche che sono contenute anche nel tuo ultimo album. I Movimenti furono il vero scopo per cui sono state scritte queste musiche: hai mai partecipato o assistito a una rappresentazione dei movimenti di Gurdjieff?
Sì, una volta sola a dire la verità. È stata un’esperienza affascinante e che mi ha rivelato la complessità del percorso suggerito da Gurdjieff. È meravigliosa la possibilità di creare figure geometriche con il proprio movimento nello spazio ed è molto interessante la relazione con gli altri del gruppo. È richiesta una concentrazione totale…

Hai mai suonato queste musiche per una classe di movimenti?
No, anche se mi è stato proposto più volte.

Al di là dell’uso per cui furono pensate, queste melodie hanno un fascino insolito, intenso e unico. Pensare che siano state ricostruite da De Hartmann in base alle melodie che gli accennava Gurdjieff è davvero sorprendente…
“…mentre ascoltavo mi toccava scarabocchiare in modo febbrile i complessi movimenti della melodia. Lui non ripeteva che due note, ma qual era il ritmo? Come segnare gli accenti? Spesso non era possibile il ricorso a una tecnica occidentale…” così De Hartmann ricorda quelle ore in cui lavorava con Gurdjieff alla scrittura delle musiche. Ed è realmente singolare avere a che fare con queste melodie capaci di fondere con naturalezza oriente e occidente. Penso sia proprio questo il loro fascino… De Hartmann ha avuto sicuramente un ruolo fondamentale nel mettere su pentagramma composizioni solo apparentemente semplici. Spesso tra la melodia della mano destra e l’accompagnamento affidato alla sinistra si produce un’interazione ritmica molto particolare con cambiamenti di tempo e spostamenti di accenti interessanti.

In base a quale criterio hai scelto i 19 brani di SACRED HONEY?
Sono una musicista istintiva. Quando mi immergo in un nuovo lavoro mi lascio catturare e prendere per mano dai suoni. A volte ho la sensazione di non essere realmente io a scegliere ma di assecondare un flusso sonoro che va da sé. Così dal primo brano dell’album “Meditation” all’ultimo “Sayyd Chant and Dance” ho seguito le armonie e i ritmi immaginando un cammino in territori sconosciuti e magici. È così che mi piacerebbe offrire questa musica agli ascoltatori: non 19 brani staccati uno dall’altro, ma un viaggio circolare dentro suoni esotici.

Altri pianisti e artisti come Elan Sicroff, Cecyl Litle, Levon Eskenian, Vassilis Tsabropoulos, Anja Lechner, tra i quali il più famoso – ma a mio giudizio non il più coinvolgente – è stato Keith Jarrett, si sono cimentati con le musiche di Gurdjieff/De Hartmann: ti è capitato di ascoltarli? Quali ti sono piaciuti di più?
Sì ho ascoltato tutte le interpretazioni che nomini e sono stata completamente conquistata dai suoni ricreati da Vassilis Tsabropoulos e Anja Lechner. C’è un’emozione che mi arriva in modo diretto e profondo e una cura del suono davvero notevole.

Nel tuo album sei affiancata in alcuni brani dal polistrumentista Daniele Ercoli al contrabbasso, al bombardino e al Kaval e in altri hai provveduto tu stessa a sonorità elettroniche e all’uso dell’harmonium, strumento usato da Gurdjieff stesso durante alcune sessioni dei movimenti. Il risultato è molto coinvolgente…
Daniele Ercoli ha dato un contributo importante. Abbiamo lavorato in modo leggero senza mai perdere di vista la possibilità di giocare con i suoni, anche in un tipo di repertorio così profondo. Daniele trasmette felicità solo a stargli accanto: ha il dono inestimabile della fantasia e gli sono molto grata per averlo condiviso con me in questo progetto. Svelo qui per la prima volta che in passato è stato anche apicoltore. È lui che mi ha detto che “avere delle api è come avere una tigre”. Per la scelta del titolo SACRED HONEY è stata decisiva questa sua riflessione…

Sacred Honey

Ci sarà un tour dedicato a SACRED HONEY? Quali altri progetti musicali stai portando avanti in questo momento?
Abbiamo già suonato in pubblico alcuni brani da questo album: a Roma al Monk e a “Battiti”, un bellissimo programma di Radio 3. Forse (lo spero) andremo a Belgrado e il mio desiderio è quello di riportare queste musiche in Russia, in Armenia e in quei luoghi dove sono nate… Per il resto sto seguendo (anche se non fisicamente) in giro per le sale cinematografiche italiane “Nel nome di Antea”, il film documentario di Massimo Martella per cui ho realizzato la colonna sonora. In questo periodo ho anche a cuore un progetto in collaborazione con l’ingegnere del suono Eugenio Vatta e il neurochirurgo Alessandro Cesaroni. Si tratta di un progetto artistico ma anche di ricerca ancora in fase embrionale e non so dove ci porterà.

Nell’estate 2013 sei stata protagonista di un’audace scommessa portando il tuo pianoforte in giro per l’Italia a bordo di un camion con il progetto “Piano piano on the road”.
La cosa più bella è cercare di trasformare i sogni in realtà: così caricai il pianoforte su un camion e suonai in luoghi incredibili. A proposito: il documentario di questa avventura è da pochi giorni disponibile gratuitamente online sul canale youtube di BeWow!Group. Si intitola “Piano piano on the road”.

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Alessandro Staiti è nato a Roma dove si è laureato in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e poi specializzato in Comunicazione e Organizzazione Istituzionale con tecnologie avanzate. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1986 al 1994 ha collaborato con il settimanale musicale "Ciao 2001" e per lo stesso gruppo editoriale è stato direttore della rivista "Esoterica", caposervizio delle pagine “Cultura” e “Sesso&Salute” del quotidiano nazionale “Quigiovani” e autore di instant book su Sting, a-ha, e Peter Gabriel. Ha pubblicato i saggi "Robert Fripp & King Crimson" (Lato Side, 1982), il primo libro al mondo sul chitarrista inglese e "In The Court Of The Crimson King" (Arcana, 2016) la prima monografia in Italia sulla nascita della band che ha cambiato la storia del Rock. Opinionista sportivo in radio e TV, collaboratore di "Classic Rock", Staiti è caporedattore delle sezioni Sport e Musica di MP News. Archivio Articoli

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