L’INTERVISTA – Carla Cocco: “La mia più sensata follia si chiama Africa Sarda Studio”

Giovedì 8 novembre 2018 la cantautrice originaria del Sulcis presenta all'Auditorium Parco della Musica di Roma il suo ultimo album “Africa Sarda & is Amigus” nel quale viene affiancata dalle voci dei dei ragazzi del ghetto di Bauleni a Lusaka, in Zambia. Il ricavato della serata sarà devoluto all'acquisto di una cisterna per la depurazione dell’acqua contro l’alto rischio di colera. Nel nostro incontro ci parla di questo straordinario progetto umanitario

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CARLA COCCO CON I BAMBINI DI BAULENI

Ci sono tre cose per le quali sono venuta al mondo e ci sono tre cose che avrò nel cuore fino al giorno della mia morte: la speranza, la determinazione e il canto”. Niente più di questo pensiero della indimenticabile cantante Miriam Makeba, simbolo della lotta contro l’apartheid e paladina dei diritti civili in Africa, rende l’idea delle motivazioni che hanno spinto la cantante sarda Carla Cocco a rivolgere la propria attenzione all’Africa, dedicandosi all’educazione musicale dei bambini di Bauleni, ghetto di Lusaka in Zambia. Perché il riscatto sociale di chi è nato nelle periferie più povere e disagiate del mondo passa anche per la musica.

L’esperienza di Carla Cocco in Zambia, iniziata nel 2015 con un viaggio nel paese africano, ha portato alla nascita di un album registrato tra Africa, Italia e Brasile, e al quale hanno dato il contributo artistico gratuitamente diversi musicisti romani e brasiliani, dal titolo AFRICA SARDA & IS AMIGUS, in cui la lingua sarda si unisce al dialetto locale cinyanja nel quale cantano i ragazzi della African Voice Band. Nato per ringraziare quanti hanno partecipato al progetto con le loro donazioni, l’album è attualmente acquistabile anche in digitale tramite iTunes.

Il disco sarà presentato il prossimo 8 novembre 2018 in un concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il ricavato della serata sarà devoluto all’acquisto di una cisterna per la depurazione dell’acqua per scongiurare il rischio di epidemie di colera, ancora molto alto in Africa. Le vendite dell’album andranno invece a finanziare il completamento dei lavori di costruzione di una scuola di musica e di uno studio di registrazione e l’acquisto di apparecchiature e strumenti musicali.

COVER CD

Per dare speranza ai ragazzi africani, e con determinazione, per usare le parole di Makeba, Carla Cocco ha dato vita all’Associazione Culturale No-Profit Africa Sarda, motore della quale sono, appunto, la musica, il canto e la solidarietà. Le canzoni che compongono l’album AFRICA SARDA & IS AMIGUS rappresentano un amalgama perfetto della musica etnica di due popoli, quello sardo e quello zambiano, apparentemente così lontani eppure vicini, il tutto condito in salsa pop. Ne scaturisce un perfetto cross over sonoro con brani toccanti, in cui le voci comunicano sentimenti forti e stati d’animo intensi, trasportando l’ascoltatore in luoghi remoti dove la vita assume un significato diverso da quello che siamo abituati a conoscere. Con le sue iniziative, Africa Sarda può dare un contributo determinante a cambiare il destino di povertà, analfabetismo, tossicodipendenza e delinquenza di tanti giovani, dando loro la possibilità di vivere un futuro diverso.

Abbiamo incontrato Carla farci raccontare più da vicino il suo bellissimo progetto di solidarietà.

– Carla, con “Africa Sarda” hai creato un progetto straordinario: hai mescolato la cultura musicale della Sardegna a quella di un ghetto di Luzaka, in Zambia: come è nato questo sogno?

In realtà non c’è stato nulla di programmato, è successo tutto in maniera molto naturale. La prima volta che sono andata in Zambia per rappresentare musicalmente l’Italia nel 2015, in macchina nel tragitto verso l’aeroporto di Lusaka, ho ascoltato per la prima volta “Vulindlela” di Brenda Fassie, una meravigliosa cantante africana. Tornata in Italia ho subito inserito la canzone nel mio repertorio e ogni volta che la cantavo era un po’ come tornare in Zambia. Un paio d’anni dopo sono tornata a Lusaka, ho imbracciato la chitarra e ho fatto ascoltare ai ragazzi di Bauleni “No potho reposare”: sono letteralmente impazziti per questo brano, dopo dieci minuti lo cantavano tutti! Allora ho cercato di ricambiare! “Adesso canterò io in africano per voi!” e ho improvvisato “Vulindlela”, graffiando la voce in un punto preciso che a loro diverte tanto! È stato uno scambio, un abbraccio, un conoscersi e scoprirsi attraverso la musica.

Carla con i bambini di Bauleni
Carla con i bambini di Bauleni

– Hai una formazione eclettica tra arte e impegno sociale: a 15 anni cantavi in una band soul le canzoni di Aretha Franklin, dopo la laurea in Discipline del Servizio Sociale hai cantato nelle case famiglia per minori e nelle carceri minorili di Roma. Ma ami anche la musica brasiliana: nei tuoi tanti concerti – tra i quali uno memorabile con Ornella Vanoni – hai reso omaggio al grande Vinicius de Moraes… Come sei arrivata poi all’Africa?

Per caso, anche se è sempre stato uno dei Paesi che più di tutti avrei voluto conoscere. Come accennavo prima, nel 2015 sono stata invitata dall’Ambasciata italiana a Lusaka a cantare per la “XV settimana della lingua italiana nel mondo” (segnalata dal Maestro Massimo Nunzi che non finirò mai di ringraziare). Con l’ambasciatore siamo andati a visitare il ghetto di Bauleni, dove ho conosciuto Diego Cassinelli dell’associazione “In&Out of the ghetto” che opera all’interno del compound. Da lì è cominciato tutto: Diego è una persona straordinaria, è diventato il mio fratello zambiano. Siamo sempre rimasti in contatto per tutti questi anni, nonostante ci fossimo visti soltanto quelle poche ore di un pomeriggio di ottobre a Bauleni.

Nel tuo ultimo album ospiti diverse canzoni interpretate anni fa dal tuo illustre e compianto conterraneo, Andrea Parodi: brani struggenti come “No Potho Reposare” e la bellissima “Soneanima”.

Andrea Parodi per me è un padre, un punto di riferimento. Rappresenta la Sardegna in tutte le sue sfaccettature. Su “Soneanima” hanno suonato gli Indaco, gruppo del quale Andrea Parodi faceva parte. Per me è stato ancora di più un onore e un’emozione.

Accanto a tue bellissime composizioni originali come “Note di Luce”, “Fiori a mezzogiorno”, “Foglie”, “Terra Mea”, “Guarda Avanti”, nell’ultimo album anche canzoni brasiliane quali “Seu nome na areia” di Fernanda Porto o come la già citata “Vulindlela” di Brenda Fassie e brani africani come “Munitengeleko Pempelo” o “Neria”. Come hai fatto ad amalgamare culture musicali apparentemente così lontane, anche solo dal punto di vista geografico?

Come ti dicevo, non c’è stato assolutamente nulla di programmato… e forse gli addetti ai lavori più critici se ne saranno accorti o se ne accorgeranno! Non c’è un lavoro di produzione artistica vera e propria dietro AFRICA SARDA & IS AMIGUS. Ci sono cuori, ci sono artisti dal cuore grande, ci sono persone di culture diverse che si abbracciano. Non ho fatto nulla, ho semplicemente lasciato che tutto accadesse. Tanti amici musicisti si sono offerti gratuitamente di suonare sul disco. Colgo ancora l’occasione per ringraziarli tutti, uno per uno: Andrea Saponaro, Aidan Zammit, Andrea De Luca, Christianne Neves, Fernanda Porto, Ana Eliza Colomar, Marco Albani, Giancarlo Capo, Riziero Bixio, gli Indaco (Mario Pio Mancini, Valeria Villeggia, Domenico Amicozzi, Bruno Zoia), i Goinba (Stefano Indino, Alessandro Golini, Paolo. Atistini).

Ci racconti come è stato lavorare con i ragazzi dell’African Voice Band? Cosa hai imparato musicalmente e umanamente da loro?

I ragazzi dell’African Voice Band sono i miei amici, i miei fratelli e sorelle, i miei figli zambiani che hanno preso tra le mani il mio cuore malandato e l’hanno ricucito con amore, in un momento molto difficile della mia vita, come riporto nel testo dell’ultimo brano che ho scritto in Zambia e che farà parte del secondo album: “when I saw this place for the second time, I remember my heart was broken and you took it in your hands and sewed it up with your… Hi Muzungu!”. Muzungu è l’appellativo con il quale i bambini chiamano le persone occidentali, una sorta di “viso pallido”! Quando cammini per Bauleni, sentire i bambini che ti chiamano con le loro risate e ti corrono in braccio felici al suono di “Hi Muzungu” è una delle cose che più mi mancano. Musicalmente e umanamente mi hanno insegnato la semplicità, la verità, la forza, la solidarietà tra le persone. Mi hanno insegnato l’assenza del giudizio, mi hanno insegnato che le persone si amano, si stimano e si rispettano per quelle che sono, senza dover dimostrare niente a nessuno, senza dover lottare per dimostrare di “essere degni”. È la purezza dell’anima più assoluta, è la verità, senza filtri, senza finzioni. È la “sostenibile” leggerezza dell’essere!

I ragazzi dell'African Voice Band
I ragazzi dell’African Voice Band

– L’8 novembre sarai in concerto all’Auditorium Parco della Musica per finanziare l’acquisto di una cisterna per la depurazione dell’acqua nel ghetto di Bauleni, dove grazie a Musicraiser hai già realizzato la scuola di musica/studio di registrazione…

La scuola di musica/studio di registrazione è quella che io amo definire “la mia più sensata follia” e porta il nome di “Africa Sarda Studio”. È la mia bambina, nata grazie alla raccolta fondi che ho lanciato su Musicraiser nel febbraio di quest’anno. Ho raccolto quasi 6.000 euro (il disco AFRICA SARDA & IS AMIGUS è stato dato in dono ai sostenitori, per ringraziarli del loro appoggio). Oggi il ghetto di Bauleni ha la sua prima scuola di musica/studio di registrazione, dove i ragazzi possono esercitarsi e studiare. Manca purtroppo tutta la strumentazione tecnica (strumenti musicali, casse, ecc…), i soldi raccolti sono stati completamente impiegati per costruire la struttura e renderla agibile… manca l’arredamento, ecco! Un’altra raccolta di strumenti musicali usati che ho attivato qui in Italia, ha permesso ai ragazzi di avere un pianoforte elettrico, chitarra e computer. Ho ricevuto in dono per i ragazzi tanti strumenti (trombe, chitarre, tastiere). Il problema grosso è fare arrivare tutto in Zambia. Purtroppo l’allarme colera è sempre attivo a Bauleni, oggi più che mai. Bastano 1300 euro per acquistare questa cisterna che permetterà ai bambini di giocare con l’acqua in sicurezza, di lavarsi e utilizzare un’acqua non assassina, come quella con la quale sono in contatto ora. Ho pensato che fosse più importante al momento garantire una sicurezza del genere, “Africa Sarda Studio” può aspettare.

– Quali saranno le tue prossime iniziative per questo progetto?

Coinvolgere più persone possibili, far conoscere l’associazione, far conoscere l’iniziativa attraverso concerti e raccolte fondi. Il sogno e l’obiettivo con il quale ho concepito “Africa Sarda” è stato (ed è tuttora) quello di regalare una vita migliore a questi ragazzi attraverso la musica. Permettergli di studiare equivale a permettergli di costruirsi un futuro, una professione, quella del musicista. Equivale a tenerli lontani da una realtà fatta di alcolismo, tossicodipendenza e prostituzione. Vorrei che “Africa Sarda” crescesse tanto, attraverso lei vorrei far conoscere la cultura della Sardegna e quella africana, metterle a confronto e far capire alle persone che non c’è differenza, che anzi dall’unione di due popoli apparentemente così lontani e differenti, possono nascere cose meravigliose, perché è proprio la diversità che stimola la curiosità e quindi la crescita. La Sardegna come l’Africa, è spesso vista soltanto come meta turistica, un paradiso. Pochi conoscono l’Africa vera, quella di Bauleni. Pochi conoscono la Sardegna vera, quella del Sulcis ad esempio (dove sono nata io), quella delle fabbriche chiuse che hanno buttato sul lastrico centinaia di famiglie, quella delle miniere che hanno ucciso tanti padri (compreso mio nonno). L’Africa non è solo safari e paesaggi mozzafiato; la Sardegna non è solo mare cristallino e yacht di lusso. Africa e Sardegna sono figlie della stessa madre”.

AFRICA SARDA & IS AMIGUS sarà presentato giovedì 8 novembre 2018 alle ore 21.00 presso l’Auditorium Parco della Musica, Teatro Studio Borgna, in viale de Coubertin, 30 a Roma.

A esibirsi sul palco dell’Auditorium Parco della Musica, oltre Carla Cocco, ci saranno Andrea De Luca (voce, chitarra e lap steel), Andrea Sabatino (basso), Maurizio Inciocchi (pianoforte e tastiere), Andrea Merli (batteria), Pablo Oliver (percussioni). Special guest: Alberto Mariani (launeddas) e Stefano Indino (fisarmonica). La stilista Marcela Moldovanu ha disegnato per Carla Cocco un abito da indossare per l’occasione.

INFO BIGLIETTI E PRENOTAZIONI: Biglietti con scelta posti a prezzo intero € 15.00 TicketOne 

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Alessandro Staiti è nato a Roma dove si è laureato in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e poi specializzato in Comunicazione e Organizzazione Istituzionale con tecnologie avanzate. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1986 al 1994 ha collaborato con il settimanale musicale "Ciao 2001" e per lo stesso gruppo editoriale è stato direttore della rivista "Esoterica", caposervizio delle pagine “Cultura” e “Sesso&Salute” del quotidiano nazionale “Quigiovani” e autore di instant book su Sting, a-ha, e Peter Gabriel. Ha pubblicato i saggi "Robert Fripp & King Crimson" (Lato Side, 1982), il primo libro al mondo sul chitarrista inglese e "In The Court Of The Crimson King" (Arcana, 2016) la prima monografia in Italia sulla nascita della band che ha cambiato la storia del Rock. Opinionista sportivo in radio e TV, collaboratore di "Classic Rock", Staiti è caporedattore delle sezioni Sport e Musica di MP News. Archivio Articoli

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