TEATRO DELL’OPERA DI ROMA – “Rigoletto”, il capolavoro di Giuseppe Verdi, apre la stagione del Teatro dell’Opera

Il Maestro Daniele Gatti e il regista Daniele Abbado affrontano l'opera verdiana con una rilettura originale e la ambientano ai tempi della Repubblica di Salò.

0
233

Il 2 dicembre 2018 apre ufficialmente la nuova stagione del Teatro dell’Opera di Roma. L’inaugurazione si preannuncia di altissimo livello. Siamo in presenza di una rilettura, per certi versi inaspettata ed inedita, di una delle migliori opere di Giuseppe Verdi. Parliamo di Rigoletto, dramma incentrato sulla drammatica ed originale figura di un buffone di corte.

La direzione dell’orchestra è affidata al Maestro Daniele Gatti, ormai un abitué, mentre la regia è di Daniele Abbado, al debutto sul palco romano.

Il titolo è stato fortemente voluto da Gatti – spiega il Sovrintendente Carlo Fuortes nella conferenza stampa di presentazione – ma, ciononostante, ci lasciava un po’ perplessi. Come si sa, l’inaugurazione è la bandiera della stagione e l’intento era di aprire con un altro titolo. Dopo aver assistito alla prove, mi sono però ricreduto e ho capito che la scelta non poteva essere più azzeccata. Il lavoro di Gatti è di una profondità straordinaria. È un Rigoletto tutto nuovo, con un ottimo regista e un cast d’eccezione. Credo che ci siano tutte le condizioni per aprire la nuova stagione nel migliore dei modi, sulla scia di quella appena terminata che ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, con un aumento degli incassi, rispetto all’anno precedente, del 26% di incassi“.

Rigoletto è un’opera – aggiunge il Maestro Daniele Gatti – che è nel sangue di ciascuno di noi. Il mio ultimo Rigoletto è di 14 anni fa a Bologna. Ritornare a questo Verdi per me è come ripartire da zero. Il concepimento di Rigoletto è molto vicino alle regole della serialità novecentesca. Il percorso di costruzione verdiana è praticamente perfetto. La nostra rilettura deve considerarsi come una proposta. Il risultato è un’opera moderna, per certi versi avveniristica. Con Abbado il progetto è nato a quattro mani, ci conosciamo da anni ed è la nostra quarta opera insieme. Abbiamo deciso di partire dall’aspetto musicale, eliminando gli acuti. L’obiettivo è il massimo rispetto per l’intenzione originale di Verdi.
Il mondo è superficiale – continua il Maestro – e il coro mostra l’aspetto cinico e sprezzante dell’intera vicenda. Il ritmo è trocaico. Ha all’interno una sorta di eleganza, tipica della commedia. Dall’altra parte troviamo la tragedia. Ci sono sezioni perfettamente contrapposte che si alternano proprio tra commedia e tragedia. Non è un’opera melodica.”

Per il regista Daniele AbbadoQuesta è l’opera della parola. Sembra che sia stata scritta nel ‘900. Il mondo del Duca è cantato. Il mondo di Rigoletto comincia subito dopo. La parola degrada nel monologo e nei duetti. In quest’opera i personaggi riflettono su quello che succede nelle loro vicende cantando. Tutto è basato sul non dire ma sull’apprendere e sull’imparare. I muri non funzionano più, le menzogne non vengono più separate, vengono quindi fuori le contraddizioni. Rigoletto ha sia il carattere del buffone che aspetti regali, nasconde per proteggere i suoi beni, disprezzando però il mondo esterno. Questa contraddizione porta alla catastrofe finale. Qui vediamo – continua il regista – il pessimismo di Verdi, con segnali negativi e drammatici dell’essere umano. Non c’è il perdono, la riconciliazione, la dialettica degli opposti. Gatti è l’unico direttore d’orchestra con cui fare un lavoro di questo tipo. Abbiamo deciso contestualizzare Rigoletto nel ‘900, nel periodo italiano della fine del fascismo e della Repubblica di Salò. Non c’è una volontà di ricostruzione storica. L’allestimento è quasi cinematografico, con semplicità narrativa e con un impianto che alterna le diverse scene. La maledizione di Rigoletto – sottolinea Abbado – è essenzialmente politica. Contesto che da subito fa sentire un senso di pericolo dell’autorità. Quest’opera è molto particolare, Verdi innesta elementi del teatro semiserio, comico in una struttura drammatica. Rigoletto è un personaggio feroce, cattivo, ma con aspetti comici.

“Il cast è di altissimo livello – conclude Alessio Vlad – con cantanti capaci di capire l’opera. D’altronde, Frontali, Oropesa e Jordi sono scelte importanti“.

Sul palcoscenico vedremo, quindi, Ismael Jordi e Iván Ayón Rivas (Duca di Mantova), Roberto Frontali e Sebastian Catana (Rigoletto), Lisette Oropesa e Claudia Pavone (Gilda), Riccardo Zanellato (Sparafucile), Alisa Kolosova (Maddalena), Carlo Cigni (Conte di Monterone), Alessio Verna (Marullo), Saverio Fiore (Matteo Borsa) e Nicole Brandolino (Contessa di Ceprano). Irida Dragoti, uno dei giovani talenti selezionati per la seconda edizione del progetto “Fabbrica” Young Artist Program dell’Opera di Roma, interpreterà il ruolo di Giovanna.
Il nuovo allestimento avrà le scene e le luci di Gianni Carluccio, i costumi di Francesca Livia Sartori ed Elisabetta Antico, Boris Stetka regista collaboratore, i movimenti coreografici di Simona Bucci. Maestro del Coro Roberto Gabbiani.

Dopo la prima di domenica 2 dicembre (ore 18), il Rigoletto di Verdi andrà in scena martedì 4 (ore 20), giovedì 6 dicembre (ore 20), domenica 9 (ore 16.30), martedì 11 (ore 20), giovedì 13 (ore 20), sabato 15 (ore 18), martedì 18 (ore 20).

per info: www.operaroma.it

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO