CALCIO – Il punto sul campionato: Juventus come PSG, Manchester City e Barcellona. Il ricordo di Gigi Radice

Archiviata la quindicesima giornata di Campionato, Juve e Napoli, come ampiamente preventivato, hanno preso definitivamente il largo, consolidando una gerarchia che, verosimilmente, si protrarrà fino alla fine del torneo

0
1451
Trapattoni e Radice

La Juve, in particolare, oltre alla classifica in sé e a un Top Player accalarato che sta facendo la differenza (anche se la copertina del “Derby d’Italia” questa volta se l’è guadagnata Mario Mandžukić), ha dalla sua una serie di numeri e statistiche davvero impressionanti. Non solo ha raggiunto quota 43 punti dopo 15 giornate (prima dei bianconeri c’erano riusciti solo il PSG quest’anno, il Manchester City l’anno scorso e il Barcellona nell’ormai lontano 2012/2013), ma, a parte il “peccato di leggerezza” contro il Genoa nella nona giornata, non ha più perso punti e subìto reti, eccezion fatta per il gol di Joao Pedro del Cagliari, comunque non influente ai fini del risultato finale.

Mario Mandžukić
Mario Mandžukić

L’Inter, comunque, ha giocato un’ottima partita, soprattutto nel primo tempo, andando molto vicina al gol almeno in un paio di occasioni: certo, se quel palo di Gagliardini al 29° del primo tempo fosse entrato, ora staremmo commentando un’altra partita e soprattutto, non si sarebbe creato il consueto “effetto domino” di critiche sui social ai danni di Mister Spalletti. In particolare, allo “SpallettONE” è stato imputato l’errore di aver sostituito Politano (peraltro uno dei migliori) con Borja Valero, con il consueto spostamento sulla fascia di Joao Mario, reo di aver concesso nel prosieguo della partita troppo spazio all’ex Cancelo (guarda caso, autore del cross che ha permesso alla Juve di andare in vantaggio). Il dubbio, peraltro, non l’ha sciolto completamente lo stesso Mister nerazzurro nell’immediato dopogara: “Politano fatica a recuperare dopo due partite e martedì ne abbiamo una importante. Non so se ho fatto bene o male schierarlo…”. Non propriamente un attestato di stima per il tornante ex Sassuolo, insomma.

Dal canto suo, il Napoli, probabilmente ancora punto nell’orgoglio dal recente passo falso contro il Chievo, sabato pomeriggio ha letteralmente preso a pallonate il Frosinone, restando a meno 8 dalla Juventus. Nonostante il consueto turn-over di Ancelotti in vista della sfida contro il Liverpool (anch’esso reduce da una vittoria per 4-0 contro il Bournemouth, con tripletta di Salah), gli azzurri hanno archiviato la pratica grazie alle reti di Zielinski, Ounas – gran gol di esterno sinistro dalla distanza – e alla doppietta di Milik.

Il Napoli festeggia il vantaggio
Il Napoli festeggia la vittoria

Gli anticipi del sabato hanno confermato lo stato di crisi delle due squadre capitoline, entrambe raggiunte al 90°: se in Lazio-Sampdoria l’eroe della giornata è stato l’incostante ma sempre geniale Saponara (il suo gol di tacco ha fatto letteralmente imbestialire il Presidente Lotito), ancora più “kafkiana” è la situazione per la Roma che a Cagliari è riuscita a pareggiare una gara che sembrava già vinta, grazie al doppio vantaggio scaturito dai gol di Cristante e Kolarov. Il sorriso beffardo di Mister Di Francesco nel momento in cui Sau ha siglato il definitivo 2-2 e i tweet al cianuro espressi da James Pallotta dopo la partita la dicono lunga sullo stato di confusione che regna in casa giallorossa.

Eusebio Di Francesco
Eusebio Di Francesco

Passando alle gare disputate di domenica, l’Empoli ha superato il Bologna per 2-1, inguaiando ulteriormente la posizione di Pippo Inzaghi (a segno ancora Ciccio Caputo, per la quinta volta nelle ultime 6 gare), mentre l’Atalanta si è dimostrata corsara a Udine, superando i friulani grazie alla tripletta di Zapata, che, come succede spesso tra chi è ex in una partita, non ha esultato. Ma perché? Con tutto il rispetto per Zapata, quando mai gli ricapiterà di portarsi a casa il pallone in una gara di serie A? Misteri del calcio del terzo millennio… Da segnalare i pareggi tra Sassuolo e Fiorentina (anche in questo caso i viola hanno raggiunto il pareggio all’ultimo respiro, dopo il provvisorio 1-3), Parma e Chievo (i clivensi con Di Carlo hanno raccolto 3 punti nelle ultime 3 gare) e tra il nuovo Genoa targato Prandelli e la Spal (i rossoblu hanno giocato per buona parte della gara in dieci, ma Piatek è tornato a segnare, pareggiando l’iniziale vantaggio degli estensi siglato da Petagna).

Per quanto riguarda il posticipo tra Milan e Torino, il pareggio è sembrato il risultato più giusto, con i granata molto pericolosi nel primo tempo (Milan salvato almeno un paio di volte su Iago Falque e Belotti da un Donnarumma tornato ai livelli di un anno fa) e i rossoneri che hanno provato a vincere la partita nel secondo tempo, con Cutrone che questa volta non ha inciso, divorandosi un’occasione pazzesca a tre minuti dal termine. Inevitabile, infine, il ricordo di Gigi Radice, prima giocatore vincente nel Milan degli anni ‘60 e poi allenatore dell’ultimo Scudetto granata del 1976. Di lui si è detto e scritto oviamente moltissimo in questi giorni: dall’epoca irripetibile degli anni ‘60 vissuta insieme all’amico Trapattoni, al “calcio totale” di scuola olandese applicato al formidabile Toro della metà degli anni ‘70. Personalmente, ripensando a Radice, mi ha sempre colpito uno dei più grandi misteri del calcio più recente, risalente alla stagione 1992/93, quando l’allenatore lombardo era sulla panchina della Fiorentina. Dopo un inizio di Campionato a dir poco entusiasmante (a Natale i viola erano al 2º posto, grazie anche ad una storica vittoria contro la Juve con rete di Brian Laudrup e autorete di Sartor), arrivò un pesante ko (3-7) in casa contro il Milan e soprattutto uno 0-1 del 3 gennaio 1993 subito dall’Atalanta, con la Fiorentina comunque piazzata tranquillamente al 6º posto. Negli spogliatoi del Franchi scoppiò una lite accesissima tra il vicepresidente Vittorio Cecchi Gori e Gigi Radice, con l’immediato esonero di quest’ultimo. Incredibilmente, a fine campionato una Fiorentina a dir poco stellare, soprattutto se rapportata al valore attuale del calcio (nella rosa c’erano giocatori del calibro di Pioli – attuale tecnico della squadra gigliata -, Iachini – ora Mister dell’Empoli – Maiellaro, Brian Laudrup, Massimo Orlando, Di Mauro, Effemberg, Flachi, Baiano e Batistuta), chiuse il campionato al 15° posto, con relativa retrocessione in Serie B. Di Vittorio Cecchi Gori e di Presidenti incompetenti, arroganti e presuntuosi come lui il calcio avrebbe fatto volentieri a meno. Gigi Radice, invece, ci manca già tantissimo.

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO