BOCUSE D’OR – La Danimarca vince il più importante concorso di cucina del mondo

Podio tutto scandinavo, con Svezia al secondo posto e Norvegia al terzo. L’Italia è arrivata quindicesima.

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Podio tutto scandinavo al “Bocuse d’Or”, il più importante concorso di cucina al mondo che si è appena concluso a Lione, in Francia. I giudici hanno premiato la Danimarca, seguita da Svezia seconda e Norvegia terza. Alla gara culinaria, con 24 squadre da tutto il mondo, l’Italia era rappresentata dal team dello chef pugliese Martino Ruggieri, che si è classificato quindicesimo. È stata la prima edizione del concorso da quando è morto il suo inventore, Paul Bocuse, uno dei creatori della Nouvelle Cuisine, e a lui è stata dedicata una lunga standing ovation.

Gli chef di 24 nazioni di tutto il mondo si sono sfidati in due giorni, 12 squadre alla volta, davanti a una giuria che ha assegnato i punteggi in base alla creatività, alla tecnica e alla presentazione. Per questa edizione il tema sul vassoio sono state le costolette con tagli di frattaglie da arrostire, mentre sul piatto i concorrenti hanno dovuto preparare due chartreuse di verdure con crostacei, ciascuna di otto porzioni. Il tempo concesso era di cinque ore. Della squadra di Ruggieri – che si è preparato per mesi ad Alba, sede dell’Accademia italiana del Bocuse d’or – hanno fatto parte il presidente Enrico Crippa, chef del “Duomo”, tre stelle Michelin, il coach Francois Poulain, il commis Clement Mulpas e il direttore dell’Accademia Luciano Tona.

Il Bocuse d’Or è una lezione di vita”, commenta Ruggieri. “Ti consente di prendere le misure della tua personalità e del tuo carattere, inteso come forza e determinazione, e ti da la possibilità di crescere nel confronto. Prepararsi per il Bocuse – prosegue – vuol dire mettere da parte la propria vita, personale e professionale, per due anni. Si lavora per rendere meccanici dei movimenti che devono tendere alla perfezione e a minimizzare gli errori; si impara a lavorare in team perché ogni gesto, ogni movimento deve essere calibrato in un equilibrio perfetto. In Italia, però – aggiunge lo chef – c’è ancora tanto da fare per creare il sentimento e l’interesse intorno a questo percorso umano e professionale. È importante capire che il Bocuse d’Or non è il concorso del candidato, ma di un paese intero. Sarebbe bello che il prossimo candidato potesse contare sul supporto dei grandi cuochi italiani, come avviene nei paesi nord europei e in Francia”.

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