PRIMO PIANO – Anpit: “Per tornare grande, Roma ha bisogno di un grande tessuto industriale”

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Lo scorso venerdì 29 marzo si è tenuta a Roma, presso l’Hotel Universo, la conferenza ‘Regione Capitale: economia, lavoro e condizione sociale nel Lazio’ patrocinata da ANPIT (Associazione Nazionale per l’Industria e il Terziario).

Il dibattito è stato accompagnato da approfondimenti economici, sociali e studi sul mondo del lavoro nella Regione Lazio.

Stefano Parisi, Segretario Nazionale di ‘Energie per l’Italia’, durante l’evento ha dichiarato: “La situazione in cui versa Roma è drammatica a causa di problemi economico-finanziari e del degrado culturale che sta investendo la città. La legislazione di oggi è esclusivamente comunicativa. Il potere legislativo regionale sarebbe da abolire, l’autonomia è fondamentale se accompagnata dalla responsabilità. Nel Lazio c’è bisogno di pensare al futuro, sono necessarie adrenalina e nuove idee, rigenerando quindi entusiasmo agli imprenditori, ai giovani, ai servizi pubblici ed alle amministrazioni. Roma, per tornare ad essere grande, ha bisogno di un grande tessuto industriale: l’unico modo per creare occupazione è investire e tagliare le tasse”.

“Le manovre introdotte dal nostro Governo devono ancora entrare in vigore, abbiamo ereditato una condizione catastrofica. Saranno necessari altri mesi per rilanciare l’economia italiana. Prometto che, tramite ANPIT, porteremo le richieste del popolo italiano all’interno della Commissione Lavoro, che è la casa trasparente dei cittadini”, sono state invece le parole rilasciate da William De Vecchis, Vicepresidente della Commissione Lavoro e previdenza sociale del Senato.

Infine è stato Federico Iadicicco, Presidente Nazionale di ANPIT, a prendere la parola: “L’intervento sulle pensioni è stato positivo perché è stata fatta giustizia dopo la legge Fornero. Il lavoro non ha solo un valore economico, ma soprattutto antropologico: ciascuno di noi vive per essere impegnato, per produrre ricchezza relazionale e non solo finanziaria. Il salario minimo non è un intervento che serve a garantire rigidità del sistema, a superare la contrattazione collettiva o di secondo livello; al contrario, è utile per valorizzare la capacità negoziale delle parti. La degenerazione del sistema capitalistico ha comportato un cortocircuito sociale sul piano economico che ha generato in Italia la tendenza ad avere poche persone in grado di creare produzione. Vogliamo apportare un contributo a livello contenutistico: bisognerebbe ritrovare il dialogo e non vivere in contrasto. Ognuno di noi contribuisce al progetto di sviluppo e di crescita della storia di questo Paese”.

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