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martedì 18 febbraio 2020

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LIVE REPORT: Spaziale 2008 (Torino)

28.07.2008 - Alessandra Paolicelli



Luglio magico, Torino immensa.
Le premesse son buone, l'atmosfera ancor più.
Un piccolo covo leggermente fuori dal mondo e la location diviene perfetta. Tutt'attorno stand divertenti ed intelligenti, gente affabile e sorridente, completamente a proprio agio in questa sorta di raccoglimento sensato e tranquillo. Si intravedono persino dei bambini, coi loro genitori, con tanto di risate e birre al seguito.
Meraviglioso.

Ad aprire i Notwist, il 16 luglio, Vasco Brondi a.k.a. Le Luci della Centrale Elettrica.
Ogni commento è superfluo, quando già ci si è fatti un'idea sul personaggio, quando si arriva a pensare se qualcuno si starà rivoltando nella tomba (ogni riferimento a non poche palesi influenze è puramente casuale). Eppure ci sorprende, sarà l'entusiasmo del pubblico che pare conoscere le canzoni a memoria, o quello di prezzemolin-Canali. O ancora il suo, perfettamente calato nella parte, con un sorriso sull'imbarazzato andante ed un velo di autoconvinzione non troppo celato.
Ci sta prendendo in giro?
La domanda rimane senza risposta sino alla fine, e neppure ci importa. Il tempo a sua disposizione termina ben presto, e sul palco stanno per salire i nostri tedeschi preferiti.
Zanzare a mangiare la pelle, luci ad irrorare di gioia cuori già scalpitanti, gambe che attendono d'essere mosse a tempo.
Eccoli. Sempre delicati e soffici.
Senza fronzoli nè amenità varie, l'esibizione comincia. Il pubblico è caloroso, ma non "troppo". La sensazione è di assistere ad un evento che è passato in sordina, forse. Siamo qui, sono qui, questo conta.
La scaletta alterna brani dei precedenti album, compreso "Neon Golden", e quelli del nuovo ("The Devil, You + Me") che in sede live acquistano un senso ben più ampio, perfettamente arrangiati e coinvolgenti. "Boneless" su tutte, scintilla nel verde delle luci.
Una grazia immane, quella che aleggia dal palco sino alla gente. Composta e divertita, danza a ritmo con le note. Si scatena, mentre Markus pian piano si lascia andare a ciò che Mecki, il batterista, è riuscito a creare: una grandiosa sezione ritmica, con tanto di code elettroniche ed improvvisazione al seguito. Forte, ma mai sovrapposto al resto, è probabilmente la più grande sorpresa della serata.
Unica pecca: il concerto doveva durare di più, sembrava di non averne mai abbastanza, sebbene i nostri cari Notwist non si siano risparmiati neppure per un solo attimo.
E sicuramente avrebbero meritato molte più presenze.
Ma perfetto così.

La sera del 17 luglio è quella del Teatro degli Orrori.
Stessa atmosfera, molta più gente, lì palesemente per Loro, fra l'altro gratuiti.
I gruppi spalla, ancora troppo acerbi ma senza pretese, scattano via per lasciare il palco a Capovilla e compagnia folle.
Il delirio avanza sin dai primi minuti, dal pubblico sino al palco, col Teatro forse un pò stanco ma per nulla avaro. Flash, tanti flash, e macchine fotografiche, ed urla, e pogo, e risate, e sguardi. Capovilla un pò più pacato (!) del solito, Giulio, Gionata e Francesco in forma smagliante. Non sprecano nulla, donando una scaletta degna di nota, poche volte inframezzata da distorsioni e divagazioni sonore, ma buona così.
E qui, invece, la sensazione è che il Teatro perde un pò del suo impatto fisico e viscerale quando è su un palco distante dal pubblico. Basta qualche metro in più ed è come percepirli "troppo in alto". Al solito, son da vivere praticamente nelle prime file, lì dove nessuno si spreca e si lascia andare al delirio generale. Compreso il bis grottesco in cui Capovilla esordisce con tanto di telecamera e l'esperimento di voler riprendere il pubblico e loro stessi.
Che l'abbia fatto o meno, poco importa.
Ci siamo divertiti, abbiamo perso la voce, siamo divenuti un tutt'uno con la loro violenta poesia. Ancora una volta.

Un plauso allo Spaziale, festival davvero degno di nota che meriterebbe di essere pubblicizzato ancor più.
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