Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


giovedì 24 settembre 2020

  • MP News
  • Musica

SARAJEVO GOES LENINGRAD COWBOYS

19.06.2007 - Valentina Vivona



Foto di Valentina Vivona

Chissà a quanti il nome di cui sopra dirà qualcosa: “Leningrad Cowboys” o anche “Leningrad Cowboys go America”, il titolo del film che ha dato al gruppo (oso dire) musicale, sufficiente notorietà da potere iniziare le tournée ed incidere i dischi che nella pellicola di Kaurismaki, datata 1989, erano solo un miraggio.
In un lontano e gelido villlaggio finnico, componenti e cane della band, tutti distinguibili da scarpe e ciuffi neri, oblunghe versioni dello stile Elvis, partono per gli Stati Uniti in cerca d’affermazione. Una storia muta, intervallata da rare battute in finlandese, affidata all’espressività ed agli strumenti musicali di personaggi chiamati a rappresentare la tristezza e la necessità dell’illusione, la brutalità, ingenua cinica grottesca, che distanzia il sogno dalla realtà.
Quasi venti anni dopo, il manifesto del loro concerto appare per la strada principale di Sarajevo.
Allo stesso modo, mi chiedo cosa la genti pensi, quando sente: Sarajevo. Se riesca ad immaginarsi la vita, qui. Se pensi che le persone vivano trascinando la memoria di guerra con il suo carico di povertà, assenza d’arte, distruzione.


A Sarajevo è sempre festa. Se questa sia distrazione imposta dall’alto per evitare che la gente guardi mentre dilaga la corruzione e la mafia, non è tema dell’articolo. Forse è un atto di rinascita, forse è l’inerzia che spinge la città ad essere quello che è sempre stata: la città del rumore, del cibo e dell’ alcool, tempio di Bacco ora capitale. Film festival e concorsi di bellezza qui non si sono fermati neanche sotto l’assedio, tanto che gli U2 ne hanno tratto la canzone “Miss Sarajevo”.
Nel 1989, i Leningrad Cowboys percorrevano una dimensione opposta, incomunicabile. Sarajevo li accoglie in un campo di calcio cementato, pieno fino alla strada, dove la gente s’accosta alla rete metallica senza pagare. Il gruppo sale sul palco non recintato accompagnato da due donne svestite, i miseri vestiti neri trasformati in smoking fiammanti, fumogeni e travestimenti.
Riccamente, il loro repertorio varia da rivisitazioni volutamente stonate, parodie del punk come del metal, a canto popolare e pantomima, eccesso assordante sotto ogni forma. Il chitarrista più obeso si ritira prima della fine del bis.


In prima fila, ragazzini che sfiorano i due metri saltano e pogano dentro le magliette dei Sepoltura. Una madre dondola la figlia come se ascoltasse una ninnananna.
Mi chiedo ancora: quanti ne conosceranno la storia?
Nel frattempo, il cantante della guest-band bosniaca che ha preceduto il gruppo finlandese rientra ed inventa “Sweet home Sarajevo”. Il giorno dopo inizierà la settimana del Sarajevo Rock Forever, sostitutiva dell’Heineken Music Fest appena concluso.
Non bisogna smettere di ballare.

Guarda il video

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.