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Calma, chiarezza, fermezza, e risposte efficaci di lungo periodo

Sicurezza e Immigrazione, cosa fare

13.11.2007 - Davide Dose



Mi permetto una breve riflessione ad alta voce su alcuni dei temi che stanno maggiormente animando il dibattito pubblico in questi tempi.
Ciò che mi spaventa di più è la confusione che esplosioni emotive generalizzate, come quella avvenuta in conseguenza dei tragici fatti del 31 ottobre scorso avvenuti a Roma, possono causare.
Bisogna fare un chiaro e deciso appello alla calma e alla responsabilità. Soffiare sul fuoco della polemica, dell’odio e della banalità, evocando l’impulsiva brutalità che soggiace nell’animo umano, è la cosa più pericolosa che si possa fare in questo momento.
Sono da condannare con forza le parole, i manifesti, le dichiarazioni e le esortazioni di coloro che invitano a farsi giustizia da soli, a fare ronde, ad aumentare xenofobia e intolleranza, incappando nel terribile errore di generalizzare e di categorizzare le problematiche.
Questo è il primo segnale chiaro e forte che è necessario dare in questo momento di crisi: l’istigazione all’odio non ha posto in un paese civile e democratico. E soprattutto comportarsi così non fa che creare ulteriori crisi, aumentare il problema, aprire scenari assurdi, ingestibili, distruttivi.
Il clima per strada è teso, la gente applaude ai poliziotti che eccedono con il manganello sulle costole di due stranieri anche che tentavano una rapina anche dopo averli fermati e immobilizzati, gruppi di persone incappucciate distruggono nella notte vetrate di negozi tipici rumeni e riempiono di botte tre malcapitati.

Bisogna dire stop a questi scatti degenerativi. Questo credo sia il modo migliore per rispettare e onorare inoltre chi ha pagato con la vita.
Detto ciò bisogna con fermezza chiarire una cosa. La percezione delle persone che vivono nelle grandi città ( ma non solo), e maggiormente di coloro che abitano nelle zone periferiche e degradate di esse, è che c’è una emergenza reale rispetto ai piani della sicurezza e della criminalità legata soprattutto al fattore immigrazione. A questa percezione negativa (che trova riscontro nella realtà), dovuta a fatti che accadono sotto il naso giorno dopo giorno, a fatti che toccano fortemente e che fanno vivere male le persone, bisogna dare una risposta. È ipocrita, è irrealista, è ingiusto chi tende a sottovalutare ciò. E le risposte devono essere date in tempi brevi. È ovvio che si debba però far sì che queste non siano solo improvvisazioni di facciata lanciate sulla scia di quella stessa onda emotiva che agita il Paese, ma che si debba iniziare a programmare con efficacia e fermezza nel lungo periodo. È proprio questo il male che guasta profondamente da sempre la politica italiana: la mancanza di efficacia e fermezza, soprattutto nel lungo periodo. Quando si riesce a decidere qualcosa, raramente ciò si traduce in fatti reali, concreti, che rendono efficaci e tangibili le decisioni prese. Qualunque cosa si decida nella pratica sembra che non cambi nulla. Su questo tema, in questo momento, si deve cercare di fare uno sforzo perché ciò non accada. Almeno provarci.

Il decreto legge proposto dal governo è in questa direzione? C’è parte politica che lo ha criticato perché troppo molle e inefficace, altra parte politica che ha minacciato di non votarlo invece perché è troppo severo e sfiora l’incostituzionalità. Che cosa ne verrà fuori? La politica è stretta nella morsa di se stessa. Io credo si debbano e si possano coniugare i due aspetti fondamentali e necessari della vicenda: il rispetto dei diritti umani e la comprensione dei gravi disagi di coloro che sono in difficoltà economiche (come la maggior parte degli stranieri che vengono nel nostro paese), con la linea decisa che chi non rispetta le regole di convivenza e le leggi fondamentali e magari si macchia di odiosi crimini, vada punito, anche con l’espulsione dal territorio italiano quando necessario. Espulsioni che devono essere solo individuali e con motivazioni circostaniziali, come giustamente ricorda anche il portavoce della Commissione Europea intervenuto nel dibattito.
Ritengo davvero che questa mia semplificazione di principio possa delimitare lo steccato entro il quale cercare la soluzione pratica alla questione.
Un dato serio di fondo c’è da prendere in considerazione: la migrazione è fatto inevitabile, è fenomeno strutturale che ci piaccia o no investirà il presente e il futuro dell’Europa e dell’Italia.
O si agisce con strategia seria e coerente, e con pianificazione, auspicando all’integrazione vera, o alternativa non c’è: i problemi saranno molti e gravi.
E ricordiamoci sempre che stiamo parlando di vite umane, di uomini, donne, bambini e anziani. Quelli italiani che sentono i disagi come quelli stranieri che vengono in Italia: in fondo c’è molto più a legarci che a dividerci.

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