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mercoledì 16 ottobre 2019

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Sperimentando

quando i confini dei generi e delle convenzioni stanno stretti all’arte

04.12.2007 - Davide Dose



Foto da http://www.marilenaparadisi.it/

Voglio recensire, o meglio raccontare, un sorprendente concerto al quale ho assistito domenica mattina 4 novembre scorso al Museo Pigorini - EUR.
Il titolo dell’evento mi ha incuriosito da subito: “Intuendo - Trasformazioni per voce e chitarra”.
Avete voi in mente un’idea di cosa sia la musica? Di cosa siano i generi musicali? Di come si possa usare la voce, o suonare una chitarra? Bene, dimenticate tutto e preparatevi all’inaspettato.

Una cantante jazz e un chitarrista classico si sono incontrati sul palco per un’ora circa, dando vita a un LIVE che non era né musica classica, né jazz, né nessun altra forma codificata di genere musicale: bensì hanno viaggiato in un territorio fatto di fantasia, improvvisazione e dialogo, rivisitando a loro modo il mondo musicale abituale. Hanno ironizzato con gli strumenti, ricreando in continuazione nuove soluzioni espressive estemporanee. I due artisti hanno preso brani del repertorio classico, popolare, e jazzistico, e li hanno combinati e riarrangiati, con continue sperimentazioni e trasformazioni: si passava velocemente da un pezzo ad un altro, da musica già scritta ad improvvisazioni, frammenti di melodie accanto a sonorità particolarissime; la voce e la chitarra si sono rincorsi e mischiati, fuggendo, accoppiandosi, respingendosi a vicenda.
Il concerto si è aperto con “Serenata per un satellite” di Bruno Maderna, pezzo contemporaneo unanimamente riconosciuto dalla critica come uno dei capolavori del secondo novecento. La voce creava effetti al limite tra il suono e il rumore, e si intrecciava e dialogava con le ancora più strane e suggestive sonorità di una chitarra ora suonata, ora pizzicata, ora stoppata, accarezzata, ora usata come strumento a percussione. Il pezzo è basato su delle note scritte dall’autore, che però devono essere improvvisate dagli esecutori nell’ordine e nel modo che più li aggrada. All’inizio effetti particolari, dissonanze, poi piano piano ostinati che creavano eteree armonie, poi ancora rottura, e di nuovo tensione. È stato uno scambio d’impatto creato sul momento, dove sperimentazione sonora, incertezza, poesia, istinto, si sono miscelati insieme per dar vita ad una vera e propria “serenata” che ha incantato gli spettatori.

Si sono poi susseguiti vari episodi musicali di 8-10 minuti ciascuno, chiamati “Intuendo”. In ognuno di questi i due musicisti andavano a pescare nel repertorio sudamericano (“Intuendo Brasil”), flamenco e spagnolo (“Intuendo Spagna”), e greco (“Intuendo la Grecia” – forse in questo si è sentita un po’ poca “Grecia”), facendoci ascoltare ritmatissime sambe, o canzoni d’amore andaluse, o lamentose sonorità mediterranee. Il tutto però con continue “trasformazioni”, dove partendo da una base scritta sul pentagramma, i due si sono lanciati ancora in divagazioni sonore, passaggi improvvisi e affascinanti da un territorio all’altro, da una armonia a un’altra. Sono state riprese famose canzoni di Astrud Gilberto e Carlos Jobim, intrecciate con brani dei compositori Villa-Lobos e Albeniz, spaziando fino a Chick Corea, passando per brani scritti da loro stessi, attraversando il famosissimo concerto di Aranjuez (originale per chitarra e orchestra) rivisitato per voce e chitarra, arrivando addirittura a tracce degli Area!

La cantante, Marilena Paradisi – affermata jazzista sulla scena, con diversi dischi all’attivo, una delle poche cantanti italiane ad essere stata recensita sulla prestigiosa rivista americana JazzTimes - ha mostrato la sua incredibile padronanza tecnica, la sua sorprendente versatilità passando ora da una voce minimale, ora piena di armonici e potente, creando gli effetti più disparati, giocando con le corde vocali con uno scat fatto di fonemi diversissimi tra loro dal suono accattivante, che la cantante ha utilizzato sul piano ritmico oltre che melodico. La sua performance variegatissima è passata da momenti in cui la voce era usata in chiave quasi grottesca e caricaturale, ad altri dove invece esprimeva una comunicativa piena di tensione e di pathos, andando a rompere la convenzionale idea del “cantato”; con dei modi di usare la voce stessa assolutamente inusuali ma al contempo assolutamente carichi di coinvolgimento. A volte flessuosa e magicamente modulata, prendeva a seconda dei casi tinte calde e dolci, come asperrime e particolari.
In uno dei vari episodi intitolato “Improvvisamente lo sconosciuto” si sono sentite sonorità che richiamavano il rock (!), la musica contemporanea, quella classica, quella popolare, il jazz, la bossanova.

 

Foto da http://www.arturotallini.it/

Arturo Tallini - punto di riferimento della chitarra classica italiana soprattutto per quanto riguarda la Musica Contemporanea, vincitore di importanti concorsi Internazionali, nonché concertista attivo in Italia e all’estero – ha accompagnato e si è alternato alla voce della Paradisi, intramezzando inoltre i loro scambi con esecuzioni solistiche affascinanti di brani del repertorio classico. Anche lui ha usato la chitarra in mille maniere differenti, mostrando elevate capacità tecniche, e riuscendo a riempire i vari brani con timbriche sempre diverse, e con un impatto sullo strumento molto vissuto e sentito.

Come loro stessi hanno detto, prima del bis richiesto con lunghi applausi da un pubblico entusiasta, questo progetto vuole andare a metter in discussione le convenzioni e i tradizionali modi di intendere la Musica, e la professione del Musicista. Ecco quindi la tendenza a mischiare improvvisazioni senza schema a brani appartenenti alla tradizione colta (e non), a mettere in gioco il proprio bagaglio professionale e artistico, creando un ponte con il pubblico in uno spazio metafisico, in cui si è liberi di esprimersi con tutte le possibili soluzioni tecniche e strumentali. Niente è uguale a ciò che si è suonato prima, ogni volta la soluzione è differente; un creare e ricrearsi continuamente, come artisti come esecutori, un cercare e ricercare continuamente nuove vie per esprimersi, e per colorare in maniera sempre diversa l’essenza dell’Arte che ognuno può definire a modo suo.
Una sperimentazione a 360 gradi intorno alla musica, gradevole e accattivante anche per un pubblico di non esperti, ma assolutamente profonda e di spessore. Come si legge sul programma dell’evento “un’immagine di Musica Senza Confini”.
In un panorama dominato dalla ripetitiva banalità della musica commerciale intesa solo come svago e fonte di reddito questo mi è parso un arcobaleno raffinatissimo di suoni e emozioni; vi consiglio vivamente di andarli a sentire: non fosse altro per sentire qualcosa di Diverso.

 

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