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venerdì 23 agosto 2019

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Anrufbeantwortermusik: musica per segreterie telefoniche

Detesto i risponditori automatici. Ancora di più la musica dei risponditori automatici

25.12.2007 - Daniele Giovannini



Foto di flickr.com/photos/oimax/

Nelle note che accompagnano Music for Airports, lo storico album del 1978, Brian Eno proponeva quella che ancora oggi è una valida definizione di quel lavoro e di altra, più varia e meno sottile, musica destinata a usi pervasivi – musica, secondo la definizione, tanto ignorabile quanto interessante. Attraversiamo un periodo di ascolto totale. Dalla fruizione personale, grazie a Walkman e discendenti, all'ascolto coatto di massa in stazioni e supermercati, occorrerebbe battersi per una nuova igiene acustica. Separando i buoni ascolti da quelli che non lo sono, sottolineando le responsabilità di chi realizza programmazioni musicali e sempre ponendo nel contesto giusto la giusta musica; musica per contesti reali, subreali e virtuali. Una delle leggende più note su Aphex Twin, per quanto possano essere note le leggende su Aphex Twin, riguarda la sua segreteria telefonica. Si racconta che Richard D. James vi registrava decine ore di musica inedita. Chiunque chiamasse cancellava minuti su minuti di quel materiale. Se era un deterrente sicuro nei confronti degli ammiratori invadenti, ignoriamo gli effetti sulla vita privata di uno dei pionieri della techno d'ambiente. Probabilmente non ne ebbe nessuno.

Spesso la consapevolezza del tempo trascorso tra centraline telefoniche, risponditori automatici e voicemail è inversamente proporzionale alla quantità di tempo che questi vampirizzano. Tra le mille statistiche inutili delle rubriche di costume, forse nessuna ha mai tenuto conto del tempo che impiegati, segretarie e consumatori bisognosi di assistenza sono costretti a trascorrere ascoltando pattume d'attesa provenire dall'altro capo di una cornetta. Tra il peggio del peggio spiccano, untuose, le versioni strumentali MIDI di brani celebri: non solo di cattivo gusto, ma anche e soprattutto senz'anima e incredibilmente alienanti. In modo particolare dopo ripetuti ascolti in loop. Chi ha visto The Royal Tenenbaums, di Wes Anderson, forse ricorderà il riarrangiamento-riempitivo di Hey Jude che accoglie lo spettatore. È opera della Mutato Muzika, la compagnia di produzione degli ex-Devo Mark Mothersbaugh, Bob Mothersbaugh e Bob Casale. Si tratta di un frammento senza liriche né, soprattutto, cori. Nonostante questo, la resa minimale di Hey Jude ha una tale inconsistenza che, in modo paradossale, non può fare a meno di risultare irresistibile. I produttori di risponditori telefonici prendano nota.


Altra storia invece per i grandi successi e le cosiddette hit del momento, in generale relitti da programmazione mattutina di Isoradio o qualche sorta di singolone latino-americano. Una volta, in un'attesa telefonica a caso, mi trovai ad ascoltare Afraid to Shoot Strangers degli Iron Maiden. Ottima scelta: se è davvero energia e intrattenimento puro ciò che si vuole, è in quella direzione che ci si dovrebbe rivolgere. Se invece, come dovrebbe essere, si preferisce offrire sottofondi innocui e temi di attesa gradevoli, non si faccia l'errore di scegliere della musica classica. Di per sé i temi classici, almeno quelli che ci si trova spesso a sentire, richiedono un'attenzione che al telefono non è dovuta né dovrebbe essere richiesta. Molti inoltre la trovano soporifera a priori, cosa che non aiuta a migliorare la customer experience – anche se generalmente quest'ultima è tenuta nella stessa considerazione del gusto musicale. In quei casi, volendo aggirare la musica in scatola, il materiale da ascensori, il male chimico subliminale della Muzak, si dovrebbe puntare sul sound design, su dell'elettronica rarefatta e irritante. Si potrebbe scegliere Alva Noto, nome d'arte di Carsten Nicolai, la cui elettronica vive nello spazio astratto delle ritmiche matematiche, nutrendosi di glitch, segnali di fax e modem e scoppiettii telefonici, e restituendoli quasi immutati ma vivi e organici. Significherebbe proporre all'ascoltatore telefonico una forma di contatto diretto con quanto accade lungo il doppino, un modo di porgere l'orecchio a una realtà elettrica di cui l'elaborazione musicale è solo la manifestazione più immediata. Come quando si ascolta il mare in una conchiglia.

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