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Toilettes en musique: musica da bagno

Laddove si delinea il confine tra il bisogno della musica e la musica del bisogno

15.01.2008 - Daniele Giovannini



http://www.nonsolomusicablog.it/immagini/tavolettaBagno_1.jpg

Non è troppo difficile fare una stima del tempo che, nel corso di una vita, si trascorre nei locali da bagno. Basta considerare una quantità non eccessiva di variabili: durata media della deiezione, frequenza con cui si va all'orinale, attenzione riservata all'igiene delle proprie mani (ed eventuali sindromi ossessivo-compulsive), tipologia della propria routine da toilette e via discorrendo. Si può fare una stima del genere e sorprendersi del numero di mesi che emerge dal totale. Quindi si può fare una stima del tempo speso a fare stime, e rattristarsi per l'inutilità dello sforzo e per il tempo sprecato. Nel 2004 al londinese Victoria & Albert Museum venne allestito un singolare percorso, parallelo a quello usuale, chiamato "Shhh... Sounds in Spaces". I visitatori potevano ritirare all'ingresso un riproduttore audio del tipo solitamente usato per le normali audioguide il quale, nel corso dell'esplorazione delle varie sale, veniva attivato da sensori infrarossi situati in posizioni strategiche. Il contenuto dell'audioguida era costituito da brani realizzati per gli spazi museali da dieci artisti – da Elizabeth Fraser a Roots Manuva, da Cornelius a Faultline. Attraversando ogni ambiente la rispettiva colonna sonora partiva nelle cuffie, rendendo la visita del museo un'esperienza del tutto privata e personale, una caccia al tesoro tra cataste di artefatti, accompagnata da musiche e sussurri disincarnati. I non-spazi del museo erano stati affidati a David Byrne, già frontman dei Talking Heads, che da quel punk da scuola d'arte che è sempre stato ha giocato sfiorando la pretenziosità con rampe, corridoi e toilette. Proprio l'accompagnamento ai bagni del museo, uno spazio unisex deliziosamente d'epoca, è uno dei capolavori nascosti di Byrne: realizzando "Water Walking Symphony" ha dato forma acustica ai più efficaci stimoli vescicali, realizzando un amalgama di variazioni ritmiche su campioni di sciacquoni e rubinetti gocciolanti. Guardandosi intorno con i pantaloni calati e le cuffie in testa si era circondati da un perfetto trompe l'oeil d'ambiente, in cui l'essenza dello stesso spazio da bagno veniva riproposta filtrata e scomposta, affinandone e interiorizzandone la percezione.

Mettendo da parte ogni particolare ricerca che ridefinisca i contorni dell'esperienza da toilette, che ne tratteggi in modo diverso il confine, dovremmo adoperarci per trovare un equivalente sonoro e da bagno dei coffee-table book – essendo quelli cartacei presenti già in molte case. I bagni sono tra gli elementi chiave di uno spazio vitale, da intendersi come habitat quotidiano. In senso pubblico possono essere intesi perfino come punto di ritrovo, come area comune, come luogo di arrivi e partenze. Sono ubiqui, giustamente, ma meno giustamente parassitano il nostro diritto a un accompagnamento acustico personale: cuffie e auricolari, in bagni pubblici, sono spesso guardati con disapprovazione. Ed eventuale musica in diffusione, con la sua solita dottrina totalitaria, sarebbe inadatta ad accompagnare il percorso igienico-eiettivo del singolo frequentatore. Posizionare delle casse in un bagno di stazione, aeroporto o generico locale pubblico, mettere su un disco e premere play non è sufficiente. Occorre sostenere acusticamente e con il giusto sincronismo una pratica rituale che deve raggiungere il climax in un minuto o poco più. Occorre pretendere dalla musica le stesse qualità richieste agli attori porno nelle riprese di una scena successive alla prima.

Sarebbe raccomandabile una dinamica che vada da una prima, vaga sensazione di sollievo crescente a una crescita rapida e inarrestabile, accompagnata da esplosioni in ogni direzione e da un prorompente senso di liberazione che coinvolga la natura stessa della percezione fenomenica – passi rapidi, zip, gorgoglio, scarico, libertà. La successione dei giusti tempi può essere quella del posizionamento narrativo di Where Is My Mind?, dei Pixies, posta in coda all'adattamento cinematografico di Fight Club, diretto da David Fincher. Quello che quel brano fa, in quel punto del film, può essere espresso in inglese come blow out your ass. Cosa che, per esempio, nell'anarchico atto defecativo, acquista una sfumatura letterale particolarmente pregevole. In alternativa, per annichilire il ricordo dei mesi trascorsi in bagno nel corso di una vita, si può sempre scegliere la pesantezza monumentale e acusticamente inerte delle toilette dell'Auditorium di Roma. Così, mentre fuori starà scrosciando il primo tempo dell'ottava sinfonia di Beethoven, all'interno tutto ciò che sarà possibile sentire sarà lo scorrere dall'acqua dello sciacquone.



 

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