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Recensione film: Persepolis

26.02.2008 - Valentina Vivona



Titolo: Persepolis
Regia: Marjane Satrapi e Vincent Parannaud
Cast: Paola Cortellesi (Marjane), Licia Maglietta (madre), Sergio Castellitto (padre)
IMDB:
8.2/10
Voto: 90/100
Fuori dalla finestra la gente sfila per le strade, Marjane guarda senza capire. Il padre all’improvviso la abbraccia e le spiega perché tutte quelle persone gridano contro lo scià. È il 1979 a Teheran e, a dieci anni, Marjane scopre la sua famiglia: conosce lo zio, arrestato dall’imperatore perché comunista, e si addormenta orgogliosa perché ha saputo che anche suo nonno era un perseguitato politico. Dopo più di cinquanta anni di regime l’Iran crede di poter finalmente votare per la propria libertà, invece è la repubblica islamica a trionfare. Marjane è costretta a rifornirsi dagli spacciatori di musica per crescere ascoltando quello che le pare e i suoi genitori la mandano in Austria a studiare, terrorizzati che possa diventare una delle vittime di un potere ogni anno più falso. Marjane diventa adolescente, fa l’amore, quasi muore alla fine di una storia, ritorna a Teheran malata di depressione e, al ritmo di una stonata Eye of the tiger, prova a rialzare la testa: ma come può riuscirci in un paese che condanna le coppie se passeggiano mano nella mano? Sarà Parigi la seconda e ultima destinazione di Marjane.
Marjane Satrapi, quella in carne e ossa, è arrivata nella capitale francese a ventiquattro anni e qui ha iniziato a disegnare la sua vita, pubblicando nel 2001 il primo capitolo della epopea a fumetti. Nell’anno in cui il Medio Oriente ha preso il nome di Asse del Male, Satrapi ha illustrato come bersi (più di) una bottiglia di vino od organizzare una festa facendosi beffe dei Guardiani della rivoluzione iraniana. Insieme a Vincent Parannaud ha lavorato tre anni per fare del suo passato un film d’animazione in bianco e nero, che ha vinto il premio speciale della giuria all’ultimo festival di Cannes e dal 22 febbraio arriverà in Italia doppiato magistralmente da Paola Cortellesi. Persepolis è allo stesso tempo dramma e satira, un documento storico intriso di ironia. Da bambina Marjane ricorda Mafalda, ribelle arguta e ingenua che comprende e critica appieno la realtà, senza però dimenticarsi di sognare. Persepolis travolge per il coraggio, l’irriverenza e soprattutto l’inconsapevolezza con cui incanta. Quando arriva a Parigi, la vita di Marjane diventa policroma e il film finisce perché, come ha detto la disegnatrice, “il colore rischia di essere volgare”. Nel colore la vita può nascondersi, omettere la spietata e sincera tenerezza che rende questo film un capolavoro d’arte e passione. Dedicato a chi pensa che solo gli occidentali sanno ridere.

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