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domenica 09 agosto 2020

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"Terrorismo Rom"

Il nuovo governo, nel pieno della politica anti-immigrazione, sta facendo di tutto per risvegliare nelle coscienze degli italiani un sentimento anti-rom con un mix letale di paura, razzismo, ignoranza e terrorismo mediatico!
Al contrario, nel resto d

26.05.2008 - Marzia Pitirra



foto di Indra Galbo

Il clima che si respira in Italia di questi tempi sul tema immigrazione non è certo dei migliori, pacchetti sicurezza, ronde notturne ed un continuo stato d’emergenza, con particolare attenzione all’emergenza rom,o meglio emergenza nomadi! Il fatto è che non sappiamo nemmeno bene di cosa parliamo, abbiamo paura di un fenomeno che a mala pena conosciamo e che ora più che mai ritorna attuale per la risonanza mediatica, e non solo, che gli stiamo attribuendo.
Iniziamo precisando che definire la comunità nomade col generalizzante termine “rom” è già un errore, poiché dobbiamo distinguere tra una grande varietà di etnie molto diverse fra loro per storia, cultura,lingua e tradizioni : i rom provengono dall’ est europeo (rom lovara con cittadinanza italiana, rom jugoslavi divisi tra i musulmani khorakhanè e i cristiano-ortodossi dasikhanè,e i rom romeni), mentre ceppi quali sinti, manus, kale e romanichals, provengono dall’ovest.
In molte regioni italiane vivono intere popolazioni di nomadi, alcuni dai primi anni dell’ 800, che hanno ormai la cittadinanza italiana , ottenuta lottando con le unghie e con i denti, lavorano e mandano i figli a scuola, fieri di avercela fatta, senza rinnegare le loro origini di giostrai o musicanti gitani.
Ora anche loro vogliono parlare, vogliono dimostrarci che non sono tutti delinquenti, ladri di bambini o sfruttatori, che vorrebbero dei diritti, dei documenti di identità, l’accesso al servizio sanitario; ma ottenere queste cose in Italia non è così semplice: all’estero, in Spagna,Olanda, Francia e Germania, ci sono degli uffici centrali che si occupano dei censimenti, dei diritti, dei doveri, della lingua e della cultura delle comunità nomadi che si trovano all’interno dei confini nazionali.
In Francia ogni comune con più di 5000 abitanti deve essere dotato di un centro di accoglienza per i rom, ma chi non rispetta le regole del vivere civile e dell’accoglienza all’interno dei campi è fuori per sempre; questi centri sono una soluzione temporanea in vista di un secondo passaggio che prevede un programma di stanziamento di case e terreni in affitto alla comunità gitana.
In Germania i 130 mila fra ROM e CAMMINANTI sono considerati “minoranza nazionale” e hanno diritti e doveri; sono state assegnate loro delle case, hanno il sussidio per il vitto e, chi ha voluto, è stato messo in condizione di lavorare. Naturalmente tutto questo a patto che si rispetti la legge.
In Spagna, dove negli Uffici centrali lavorano funzionari governativi accanto a gitani che hanno il ruolo di mediatori culturali, i campi nomadi sono praticamente scomparsi: i più vivono in affitto in case popolari o in proprietà private, in periferia ma anche in centro.
A chi considerasse l’Italia un paese “invaso” dagli zingari è bene ricordare che da noi vivono tra i 150 e i 170 mila nomadi e nella classifica dei paesi con maggior numero di gitani ci troviamo al 14° posto, preceduti da Spagna ( 800.000 nomadi), Francia ( dove ne vivrebbero quasi un milione) e Regno Unito ( 300.000 ).
Se in Italia c’è un emergenza, questa non si risolverà abbattendo i campi nomadi, ma rimediando alla mala gestione, all’indifferenza e alla disattenzione alle tematiche sociali in cui riversa da anni il nostro bel paese.

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