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Tutti giù per terra

una sinistra tendenza italiana

09.02.2007 - Valentina Vivona



di Roberto Ferrari, http://flickr.com/photos/roberto_ferrari/

Roma, 1991. Il Partito Comunista Italiano, parallelamente alla dissoluzione dell’URSS, si scinde in Rifondazione Comunista e PDS. Nel 1998, a causa di dissensi interni, nasce dal primo gruppo il Partito dei Comunisti Italiani mentre il PDS cancella dal proprio nome la parola “partito”, percepito come un limite.

Roma, Congresso DS dei Segretari di sezione, 2007. Forse non erano previste, oppure erano nei piani retorici di un’orazione intervallata da sciarpe rosse in acclamazione, le risate del pubblico quando l’attuale Ministro degli Esteri ha ironizzato su quei suoi conoscenti che tuttora gli ricordano le goliardiche feste all’interno della “Gioventù Comunista”. Quasi con imbarazzo, D’Alema ha ripetuto più volte un aggettivo che gli pesa, lasciando intuire che una delle prime ragioni del Partito Democratico sia il definitivo distacco dal passato comunista. Un aggettivo per un altro aggettivo, che potrebbe significare maggiore rappresentatività e rimozione di una delle armi preferite dalla destra. Negli anni Novanta l’ex PCI dimostrò di scegliere definitivamente il sistema democratico, oggi vuole elevare capitalismo e globalizzazione a fenomeni di redistribuzione equa della ricchezza, a patto che siano sfruttati in un modo che pone individui, ambiente e sviluppo sostenibile come pilastri. Un modo peculiare al centrosinistra, ignorato a destra. Ecco, afferma D’Alema, ciò che oggi distingue le parti.
Roma, 2009. Nasce il Partito Democratico. Esso vorrebbe includere laici e cattolici, moderati ed idealisti, Nuovo PSI e Margherita. A dividere quest’ultima dai DS, rimane l’appartenenza a gruppi distinti nel Parlamento Europeo: Socialista, quello dei DS; Democratico, quasi per ironia, quello della Margherita. Un problema apparentemente risolto non dall’apertura del Partito Socialista Europeo alle forze d’ispirazione cristiana, ma dalla recentissima, esplicita, scomunica del vicepremier diessino al Socialismo Europeo. Un gesto calcolato.

Il Partito Democratico si allontana così dall’estrema sinistra, appoggiandosi su due elementi al cui interno permangono divisioni e dubbi: prova ne sia il voto segreto posto da Fassino su mozioni ed elezione del nuovo Segretario per il decisivo Congresso DS del prossimo Aprile; una “scelta di libertà” adottata per evitare lo scontro con la corrente potenzialmente secessionista di Mussi e compagni. Di nuovo, le distinzioni rischiano di far dimenticare il fine comune: un governo stabile. Resta da vedere se ciò che separa realmente i poli non sia la concezione della politica o dell’economia, ma l’astuzia. FI, soprattutto AN e Lega, sono portatori di politiche divergenti che hanno saputo unirsi per cinque anni. La sinistra ha questa possibilità: prevarrà la convenienza di lungo periodo o l’attitudine ad atteggiamenti centrifughi?

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