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La leggenda dell'uomo nero

08.05.2007 - Valentina Vivona



La mia amica María si emoziona ogni volta che parla di politica: “Non posso dire cosa la gente debba votare, ma so cosa non dovrebbe scegliere. A meno che non voglia vivere nella paura”.

Il riferimento è alla marcia organizzata da Rajoy, leader della destra spagnola, contro la decisione del governo Zapatero di concedere, dopo 112 giorni di sciopero della fame ed il ricovero in ospedale, gli arresti domiciliari a De Juana, uno dei più sanguinari terroristi baschi. Più in generale, a riempire Madrid di bandiere nazionali, sono stati i tentativi di riabilitare Batasuna (organizzazione partitica per l’indipendenza degli Euskadi, legale in Francia ed illegale in Spagna per la relazione con l’ETA) ed una politica definita, dallo stesso Rajoy, di resa ad un terrorismo che non vuole lasciare in pace la Spagna.
“Nessun futuro senza sicurezza” è il titolo del convegno sulla sicurezza a Roma, allestito da AN due giorni dopo la rivolta cinese di Via Sarpi. Ad inizio sessione era proprio il sindaco di Milano a dichiarare, su schermo video, i rischi comuni che corrono le due aree metropolitane e la necessità, per entrambe, di recuperare il controllo del proprio territorio. Uno dopo l’altro poliziotti, gioiellieri, parroci e dirigenti di AN hanno reiterato lo stesso concetto contrapponendo, al sud infettato dalla criminalità organizzata, il centro-nord dalla microcriminalità (o illegalità diffusa, secondo Fini) nomade e clandestina. Situazione da cui deriva una potenziale xenofobia, colpa di una sinistra buonista che tratta lo straniero alla pari del cittadino italiano e lascia che i residenti extracomunitari, abusivi o meno, lo estromettano da interi quartieri. Contro il malessere attuale è necessario, perciò, che la polizia si armi, leggi veramente severe siano emanate e trovi applicazione una politica simile all’assimilazionismo francese.

Nel paese esemplare, quasi due anni fa, le periferie parigine sono state date alle fiamme da giovani maghrebini nati e cresciuti nella capitale. Abilmente, AN è riuscita ad elogiare la gestione di due luoghi di crisi e a deplorare, fomentando così il disordine, l’amministrazione di contesti al momento stabili. Dentro la rivolta delle banlieues, l’allora Ministro dell’Interno Sarkozy aveva visto non il sintomo di un disagio lavorativo e sociale ma la promessa, come futuro presidente, d’eliminare la criminalità degli assimilati, tutelando, in questo modo, gli altri abitanti delle periferie. Il Leviatano riecheggia.
Uno studio del 2003 ha dimostrato che ciò che più viene temuto è il rischio astratto; informazione e conoscenza diretta abbassano il livello d’insicurezza percepito. Da quando Bush è presidente, ad esempio, la copertura data dai telegiornali alla cronaca nera è aumentata, nonostante il tasso di criminalità si sia abbassato. Il criminale statunitense tipo è sempre d’età media, altezza media, di colore. Creando apprensione sociale verso un generico “altro”, riconoscibile dai lineamenti non occidentali, si può tentare di costituire un’identità nazionale negativa e di ricavare, da tale paura, governabilità. Andate sul sito www.romasicura.it (creato e reclamizzato dalla federazione romana di AN) ed osservate la “mappa della sicurezza”: le zone a rischio sono quelle a concentrazione di phone center, negozi cinesi, centri sociali, nomadi e senzatetto. Mamma, io ho paura del buio!

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