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domenica 22 settembre 2019

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Verso nord

Il Brasile e i suoi stereotipi

18.10.2007 - Carolina Borghi



Scrivo queste righe dal sedile del treno che va da Bari a Roma. Da febbraio ho iniziato un master in cooperazione internazionale (pensando sempre al Brasile ) all’Università degli Studi Roma Tre. Ormai è diventata routine fare questi lunghi tragitti per la scelta di vivere sempre al sud. Sud America - sud dell’Italia. Sono già 2 anni che mi trovo qui. Ovviamente l’adattamento non è stato cosa semplice, credo che voi possiate immaginare. Ma è stato (ed è tuttora) al minimo interessante. E vi dirò il perché…

È stata la prima volta che ho visto il Brasile da fuori e il Brasile dal dentro della cultura di un popolo che non è quello brasiliano. Ho potuto osservare anche un altro Brasile da parte dei media. Purtroppo i mezzi di comunicazione diffondono, nella maggior parte dei casi, le cattive notizie (non solo le brasiliane), dalle rivolte nei carceri di São Paulo, al turismo sessuale con le bambine di Fortaleza, dai disastri aerei e i disastri dell’amministrazione degli aeroporti, ai maghi e santoni “Do Nascimento”, fino al solito servizio sulla violenza e le “favelas”. Quando si parla di “buone” notizie, si vede sempre lo stesso servizio sul turismo (stereotipato) nelle spiagge del nordest del Brasile oppure le comunità indigene dell’Amazzonia.
Per non parlare del “jeitinho” brasiliano, che ormai è diffuso non solo in Italia, ma in tutto il mondo: samba, carnevale, birra e belle donne con bei sederi. Preferisco non pensare se la gente immagina che stiamo 24 ore su 24 a ballare la samba con il costume da bagno mentre lavoriamo (o forse non lavoriamo perché stiamo sempre in spiaggia).
Quando dico a molte persone che sono brasiliana molte mi guardano con la faccia di interrogazione (giacché sono di origine europea) e a volte anche delusi per non sembrare un’abbondante afro-brasiliana. Il sangue del brasiliano è composto di 33% di Europa!!
So che non basterà mai paralare di questo continente pieno di contraddizioni. Ma vorrei lasciare registrato qui che quello brasiliano è un popolo che lotta per i suoi diritti, lavora durissimo ogni giorno (quasi senza pausa pranzo) e non esce mai per le vacanze. È allegro sì, questo non scordiamo, ma forse per cercare di andare avanti, già che (storicamente) di problemi abbiamo tanti. Ma questa volta occupiamoci di soluzioni: le leggi ambientaliste del Brasile sono le più complete del mondo, è l’unico paese che possiede le urne elettorali elettroniche (con i risultati in 3 ore), la tecnologia delle macchine all’etanolo da più di 20 anni (con molte contraddizioni però), un movimento sociale che occupa le proprietà latifondisti e crea sistemi di cooperativismo e agricoltura familiare come il “Movimento dos Sem Terras”, la “bolsa famiglia” sussidio che il governo da a tutte le famiglie povere che hanno i figli nella scuola…
Per carità, non vorrei essere polemica e ingiusta con quelli che conoscono le realtà brasiliane, e che sanno che vanno molto oltre alle “escolas de samba” e alla spiaggia di Copacabana. Grazie a Dio conosco e sto conoscendo tante/i italiane/i che si occupano, lottano e difendono tante cause in Brasile (e non solo: in tutto il sud del mondo). Vorrei soltanto esternare alcuni pensieri e dividerli con voi (già che sto avendo la possibilità, obrigada Planet!).
Se volete scrivermi e dividere il vostro pensiero con me, non pensate due volte: ecocalu@uol.com.br

Carolina Borghi è italo-brasiliana di São Paulo, educatrice socio-ambientale ha lavorato e conosce diverse realtà del Brasile dalle favelas, ai quilombolas, dal Movimento dos Sem-Terras agli indios Pataxos . Vive da 2 anni in Italia.

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