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Amir e la seconda generazione

18.12.2007 - Lorenzo Urbinati



Il Vice Direttore di M'P Lorenzo Urbinati in compagnia di Amir. Foto di Marco Caruso. Guarda le altre

Amir Issa nato a Torpignattara da padre egiziano e madre italiana, non ci sta ad essere definito “Il rapper degli immigrati”

«Voglio fare subito una netta distinzione tra immigrati e figli di immigrati; da quando è uscito il mio album con una Major è stato costruito un personaggio: dovevo essere l’immigrato che parla dei problemi degli immigrati. Ma non posso farlo, sono nato in questo paese e non posso rappresentare il dolore di una persona che è partita dal suo paese, vive in un CPT e magari ha perso la sua famiglia. Cose del genere io non le ho mai provate. Anche nel mio nuovo album (uscirà per l’inizio del 2008 N.d.R.), nel pezzo Non sono un immigrato ribadirò questo concetto, citando una nota canzone di Toto Cotugno; ovviamente è una provocazione, ma sono stufo di andare in trasmissioni in cui mi chiedono se mangio cuscus o kebab sui tappeti; questi sono tutti luoghi comuni e banali. Magari sta volta i giornalisti capiranno».

Questo non vuol dire che la vita sia tutta rose e fiori, basta ascoltare il piccolo capolavoro lirico 5 del Mattino, o la dura denuncia contenuta nell’emblematico pezzo Straniero nella mia nazione. Il processo d’integrazione dei ragazzi di seconda generazione in Italia non è paragonabile a quello già ben avviato di Francia e Inghilterra; si tratta nel caso italiano di un processo lento che richiede tempo, ma per Amir le cose potrebbero andare meglio da subito

«Si prevede, in futuro, un’Italia sempre più multiculturale; beh io dico che il futuro è oggi, ci stiamo dentro, basta vedere quanti bambini figli di immigrati affollano le aule. Quando ero piccolo eravamo al massimo in due, e da subito iniziarono gli sfottò e i nomignoli, andavo a scuola dalle suore ed ero una “rarità”. Oggi non è più così, e se le cose non vanno è perchè gran parte degli italiani sono razzisti, solo che si fa fatica ad accettarlo...»

Il quartiere di Amir è uno dei più multietnici di Roma, e come in ogni artista hip-hop l’ascendente del “block”, del quartiere dove cresci, pesa fortemente sulla musica prodotta

«A Torpignattara il mix di culture diverse si sente, è stato da sempre così. Da piccolo poteva essere pericoloso andare in giro da solo la sera, ora la situazione è più tranquilla, solo ultimamente c’è stata un po’ di tensione nei confronti della comunità romena dopo l’uccisione di quella donna a Tor di Quinto»

E’ l’Hip-Hop ad allontanarlo dalle situazioni difficili, la doppia H la vive in maniera totale anche come writer, nella crew The Riot Vandals, e breaker, fino a diventare uno dei fondatori della Rome Zoo All Stars. Così inizia ad essere chiamato Cina, per via degli occhi a mandorla e dei capelli a caschetto, partecipa per la prima volta ad uno street-album col Piotta e Squarta e si ritaglia una collaborazione nel pezzo Preparati, in uno dei classici dell’Hip-Hop Italiano, Scienza Doppia H dei Colle der Fomento

«Io non mi sento arabo, sento di avere sangue arabo, ma ho avuto la fortuna di poter crescere a Roma come un ragazzo romano»

Un’opportunità che secondo Amir dovrebbe essere data a tutti i figli degli immigrati.

«Per tanti ragazzi le problematiche nascono nel momento in cui i tuoi genitori ti vogliono far crescere in Italia nella maniera in cui sono cresciuti loro nel paese d’origine. E’ così che si crea un conflitto, perchè ti senti frustrato; vai a scuola, frequenti i tuoi amici che magari fanno delle cose che tu non puoi fare perchè vivi “in un altro mondo” rispetto a loro. Se fai nascere un figlio in Italia lo devi far crescere come un ragazzo italiano, e questo non vuol dire per forza non rispettare o rinnegare le tue origini»

Non solo l’ostilità della società, ma a volte anche quella della famiglia

«Credo siano queste le problematiche dei ragazzi di seconda generazione; sono nati in Italia ma non vengono trattati da Italiani, e spesso sono in difficoltà perchè vorrebbero vivere come tutti i loro amici italiani e sentirsi tali mentre i genitori non glielo permettono. Perchè faccio fatica a sentirmi italiano? Se le forze dell’ordine fermano me ed un amico per strada chiedendoci i documenti e leggono sul mio, Issa Amir, puoi stare sicuro che il mio amico lo lasciano andare, mentre a me fanno il terzo grado. Il trattamento è diverso, e dentro di te nasce quasi una crisi d’identità: ti chiamano per il militare, ti chiamano per votare, allora è normale che si pretenda di essere trattati come tutti gli altri ragazzi italiani. La situazione è tale che nel 2007 la gente fa ancora fatica a capire che io e “Mario Rossi” siamo cittadini italiani nella stessa misura»

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etnica.biz
http://www.secondegenerazioni.it/

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