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Laurea in Burocratija

18.12.2007 - Mohamed Hassan Kalif



Colpo di coda, passo dell’oca e triplo salto carpiato. Sì, è proprio questa l’incredibile vicenda di Irina studentessa russa del primo anno di architettura. La richiesta di visto, l’attesa per il rilascio, la dimostrazione dei requisiti, ed altro ancora. La fantasia, in alcuni ambiti, sembra davvero inesauribile.
Anzitutto la partenza (eventuale), l’arrivo in Italia, l’iscrizione all’università e la richiesta del permesso di soggiorno per motivi di studio. Tutto qui? Siamo arrivati al punto? Insomma, abbiamo risolto il tutto? Neanche per sogno, neanche per scherzo e nemmeno per idea.
La storia, nel caso di Irina, e non solo, continua, si complica e si annoda in maniera inestricabile. Avete letto Kafka?

La nostra Irina, per poter richiedere il soggiorno per motivi studio, deve compilare difficili ed astrusi moduli e deve subito indicare un luogo di domicilio. Senza l’indicazione di tale luogo la sua pratica di richiesta del permesso rischia di arenarsi se non addirittura annullarsi. Il problema è che Irina è in Italia da 5 cinque giorni, vive momentaneamente in albergo (mezza pensione), e la legge prevede che la pratica debba essere evasa non oltre l’ottavo giorno dall’ingresso in Italia. Insomma, in 3 giorni si deve trovare la casa per dormire e, contestualmente, un domicilio da dichiarare. Una vera e propria corsa contro il tempo, con una sconfitta che, per certi versi, si preannuncia scontata. Irina è disperata, sconfortata, sola, senza amici e senza parenti in Italia. Panico totale, panico e delirio, delirio in panico. Messa nell’angolo da tutte queste condizioni non trova altra soluzione che quella di rivolgersi alla miriade delle agenzie immobiliari che ovviamente l’accolgono con il consueto e beffardo “Buongiorno” espresso in tintinnanti($$$).

Non so come sia finita la storia di Irina perché di lei no ho avuto più notizie, ricordo solo che era lo scorso ottobre e i tre giorni in questione sono certamente passati. Spero per lei che le cose si siano risolte ed abbia trovato il tanto agognato domicilio. Comunque, al di là di ogni cosa, credo che l’accoglienza che ha ricevuto non sia stata degna di un paese civile; anzi credo proprio il contrario. Situazioni del genere, secondo il mio modesto e parziale giudizio, dovrebbero essere affrontate e risolte con ragionevolezza. Situazioni simili dovrebbero essere stralciate dal complesso testo Unico in materia d’immigrazione. Uno studente non italiano è in fin dei conti sempre uno studente. Non dico che debba essere trattato meglio o peggio degli altri, ritengo solo ragionevole riportare le cose sul loro giusto binario. Per tutti noi lo studio è sacrificio, una promessa, un’opportunità, un azzardo. Lo studio è un’impresa, un percorso, una crescita.
Lo studio è tutto, fuorché Burocratija.

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