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venerdì 23 agosto 2019

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L’antipolitica è a Palazzo?

Contro una Finanziaria disattesa

18.12.2007 - Maya Koshi



Nonostante il cambio di governo, la crisi in cui versa il settore della cooperazione resta in tutta la sua gravità. La nomina di una Viceministra con delega alla cooperazione – che ha ridato centralità ai temi della cooperazione lungo un filo sinergico che coinvolge società civile, ONG e movimenti sociali – contrasta con l’inerzia della struttura amministrativa ed organizzativa della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS): carenza di personale, tempi lunghi e farraginosi, scarsa fluidità non sono di certo garanzia di coerenza ed efficacia.
Riguardo alle risorse, la scorsa Finanziaria ha stabilito un aumento di 220 milioni rispetto ai 380 dello scorso anno, portando a 600 milioni di euro gli stanziamenti per la cooperazione gestita dal Ministero Affari Esteri (MAE). Tuttavia, le ancora drammaticamente insufficienti risorse per la cooperazione non permettono all’Italia di rispettare i propri impegni internazionali, dagli obiettivi del Millennio al Fondo Globale per la lotta all’AIDS. Nello stesso tempo, si aumentano le spese militari, si tagliano le tasse alle imprese (ma non al lavoro dipendente), si sprecano soldi in inutili grandi opere, non si investe nella scuola, nell’università e nella ricerca.

Negli anni precedenti il discorso si era incentrato sulle politiche e sugli interventi promossi dal MAE, mentre oggi si parla e si punta su una cooperazione multilaterale, ovvero su quella che ha come principale riferimento istituzionale il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Significa che la cooperazione allo sviluppo torna ad essere una politica unitaria che deve armonizzare ed attingere alle risorse pubbliche, sia che siano allocate dal Ministero degli Esteri, dell’Economia o dell’Ambiente o da altri organi della Pubblica Amministrazione. All’unitarietà nella gestione dei fondi ed all’ancoraggio politico ed istituzionale si affianca, inoltre, la scelta innovativa di rendere indipendente la gestione operativa, creando un’Agenzia ad hoc, autonoma rispetto al MAE, ma ad esso coordinata.
Per gli esperti del settore, un aiuto pubblico allo sviluppo di tipo multilaterale significa anche il superamento di un antico e deviante binomio paese donatore-paese ricevente, tutt’ora radicalmente diffuso
A partire dal 1997, con un deficit sotto il 3% ed un debito che iniziava a ridursi, si sarebbe potuto puntare su una riqualificazione del paese, rilanciando un ruolo attivo dello Stato come promotore dello sviluppo. Invece si è deciso di perseguire l’obiettivo del pareggio dei conti pubblici (e addirittura, per l’Italia, di avanzo), attraverso la firma del Patto di stabilità e crescita europeo. L’occasione persa con la manovra del 2008 ha così determinato la mobilitazione degli Stati Generali della Solidarietà e della Cooperazione Internazionale, che si sono riuniti per stilare l’agenda in vista del Forum della Cooperazione Internazionale indetto dal Governo per il 3 novembre scorso.
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