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sabato 28 marzo 2020

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Storia dei generi: Heavy Metal - Capitolo VII: Motorhead

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I Motorhead sono una delle leggende più luminose (si fa per dire) dell’ heavy metal, e certo non basta lo spazio di un articolo per dare un’ idea, anche sintetica, della loro produzione musicale e dell’ importanza rivestita da Lemmy e soci nell’ambito heavy. Certo la band ha uno stile tutto particolare, non fa propriamente parte della “classica” nwobhm, come invece ne fanno parte i Saxon, ma ricerca delle sonorità proprie prendendo sicuramente molto dall’esplosione del metallo inglese, come anche dal punk che in quegli anni dilagava. Sporco, grezzo, pesantissimo rock ‘n roll, un attitudine certamente heavy, sfuriate punk e la calda, roca e arrabbiata voce di Lemmy: Così nasce il fenomeno Motorhead nella seconda metà degli anni ’70 a Londra. Ecco come Luca Signorelli parla del leader della band: “L’ icona del metal per antonomasia, la persona che meglio incarna il prototipo del biker, un personaggio che (è) entrato nella storia del rock..”, e non si può fare a meno di essere d’accordo con lui. Il primo album è On Parole, è del 1976 ma viene pubblicato nel 1979, e spiana la strada ai classici degli anni immediatamente successivi, esprimendo del grezzo rock ‘n roll e in particolare la movimentata Motorhead (con la mitica affermazione “Goes up like prices at Christmas.. you can call me Motorhead”).

Il primo dei classici della band è il magnifico Overkill, di velocità e potenza impensabili nel 1978 (anno di pubblicazione dell’album): Si tratta del primo manifesto del “rumore in musica” (d’altra parte “only way to feel the noise is when it’s good and loud”, recita il feroce attacco della title-track, bestiale opener del disco e ormai definibile come un pezzo di storia del metal e della musica in generale). La stessa opener ci ricorda che è ora di muoversi senza posa sul suono dell’ heavy metal, che sta crescendo in ottima salute, grazie anche agli stessi Motohead. Il disco continua sulle note di Stay Clean, ed arriva ad un pezzo punk come No Class passando per la profonda e gotica Capricorn, che avvolge il suono della band in un’ atmosfera buia (di magnifica resa in sede live), in cui Lemmy rivolge il suo sguardo e i suoi pensieri alle stelle, e che è una delle mie canzoni preferite dei Motorhead, prima di chiudersi con la particolarissima Metropolis. Quest’ultima canzone ci ricorda come Lemmy abbia suonato in un gruppo singolare, gli Hawkwind, dedito ad un hard rock “futurista” e “spaziale”che andava avanti, con l’aiuto dell’ elettronica, alla ricerca di soluzione melodiche abbastanza intricate. Secondo Dark Alcatraz Overkill è “infatti un disco di puro rock‘n’roll con profonde venature hard ‘n’ heavy che lo lasciano nel limbo di almeno 3 o 4 generi diversi.. un disco perfetto, inattaccabile, un capolavoro per veri intenditori”.

Un disco assolutamente impedibile, a cui ne fa seguito un altro spettacolare, cioè Bomber, con protagoniste la tirata title- track e Dead Man Tell No Tales. Alla fine del 1979 esce quello che rimarrà il più famoso album dei Motorhead, cioè Ace Of Spades, che contiene la più famosa canzone dei Motorhead, ovverosia la travolgente title- track. Si tratta di un altro album di sano, grezzo e gagliardo heavy metal secondo lo stile della band, e più precisamente consiste in un’ esplosione di apertura (che è appunto la title- track), seguita tra le altre da We Are The Road Crew, Bite The Bullet e The Hammer.
I Saxon sono un gruppo leggendario dell’ heavy metal inglese, tanto leggendario che tempo fa, preannunciando a mio fratello un loro concerto mi sono sentito rispondere: I Saxon? Ah, sono ancora vivi? A parte questo aneddoto, possiamo dire che sono ancora vivi e anzi godono di ottima salute, e possiamo registrare loro concerti in Italia nel 2005 e nel 2006. Nonostante questo, il nome dei Saxon è legato alla nascita dell’ heavy metal mediante la trasformazione dell’ hard rock in quest’ ultimo genere, e soprattutto alla prima fase della nwobhm. Il suono è grezzo e potente, la voce di Biff profonda e tagliente, le tematiche prevalenti nelle liriche e nell’immagine della band non sono ancora gli scenari violenti e orrorifici, né quelli fantastico- mitologici, ma solo birra, motociclette, vita on the road, inni al rock ‘n roll e, finalmente, all’ heavy metal. Non per niente la mitica Heavy Metal Thunder, forse il primo inno al metallo mai composto, è una loro canzone.
A proposito di quest’ immagine “di culto” creata dagli inglesi, ecco come si esprime Stefano Ricetti : “una immagine tremendamente metallara e un aspetto distante anni luce da molte patinate HM band di oggi. La loro attitudine non si è fermata alla sola musicalità, rappresentano tutt'oggi il gruppo heavy metal più venerato dai bikers e risiedono nell'olimpo della iconografia metallara forti anche di immagini tipicamente HM come l'aquila che campeggiava nelle mega toppe cucite sui chiodi e sui giubbotti in jeans”. Non manca una certa ironia nei loro testi, che si nota immediatamente andando a vedere due tra le loro canzoni più famose: In Strong Arm Of The Law la forza della legge è impersonata dalle guardie che esprimono il loro potere facendo irruzione a casa di un metallaro che stava ascoltando la musica a volume troppo alto, mentre in Princess of the night la protagonista non è la donna amata ma.. la motocicletta.


E’ poi la volta dell’ album migliore in assoluto, secondo me, dei Motorhead: Quel fantastico No Sleep Til Hammersmith che è il live album più feroce dell’ heavy metal inglese, a tutt’ oggi ineguagliato, che sintetizza la potenza e la freschezza della leggenda Motorhead con esecuzioni durissime dei pezzi migliori. I classici sono tutti qui, irresistibili le versioni di Capricorn, Ace Of Spades, We Are The Road Crew, Iron Horse e No Class, devastante Overkill, incredibilmente potenziata e accelerata Bomber, che nella release studio dura 3’50’’ e qui 2’50’’ (per rendere l’idea!): ecco come Lemmy mette a ferro e fuoco Londra nel 1981. No Sleep Til Hammersmith è considerato uno dei migliori album live della storia della musica.

Nel 1982, epoca di tarda nwobhm, esce Iron Fist, ed i Motorhead non sembrano essere influenzati dagli sviluppi “moderni”, se non nella misura in cui si adattano al loro stile ed in cui essi stessi li elaborano. Dopo Another Perfect Day, esce una sorta di Greatest Hits chiamato No Remorse, in cui per la verità quest’ ultimo album studio citato è piuttosto ignorato (come lo è anche, di norma, in sede live), ma che contiene alcuni pezzi eccezionalmente potenti come Killed By Death e come la movimentata Please Don’t Touch, realizzata in collaborazione con le GirlSchool, un’ altra icona metal- punk, ed una delle prime all girl band del rock duro. La vena ferocemente rock ‘n roll di Lemmy non ha alcuna intenzione di spegnersi: escono il potente Orgasmatron (1986), che si fregia di pezzi come la title- track e Built For Speed, e Rock ‘n Roll (1987, c’è il singolo Eat The Rich).

I Motorhead entrano negli anni ’90 con 1916 (la traccia eseguita in sede live è Going To Brazil), Bastards (qui ci sono la grande Born To Raise Hell e la ballata Lost In The Ozone), Sacrifice (da segnalare la title- track), noncuranti dello sviluppo del power che condiziona le scelte di altre heavy metal band storiche. In effetti i detrattori dei Motorhead, come quelli degli AC/DC, fanno notare che essi sono sempre uguali a se stessi, ma quando ciò contribuisce a creare e confermare uno stile unico e leggendario, questa è davvero una preoccupazione? I Motorhead sono famosi oltretutto, anche per non essere chiusi nel loro genere, ma anzi per guardare a (e per influenzato il) rock duro a 360 gradi. Come prova di ciò ci sono le numerose collaborazioni e cover. Già ricordata quella con le GirlSchool, cito anche quella recentissima con Dave Grohl ex- Nirvana, entusiasta come un ragazzino di fare una canzone assieme a un mito come Lemmy. Tra le cover ricordiamo quella, incredibile e divertentissima, di un pezzo R&B anni ’50 come Louie Louie, quella di God Save The Queen dei Sex Pistols (che è ormai un must in sede live), Cat Scratch Fever di Ted Nugent, inserita in March Or Die del 1992, disco che racchiude anche la cadenzata title- track e una sfuriata heavy come Jack The Ripper. Tra coloro che hanno coverizzato i Motorhead, i più importanti sono i Metallica, che hanno omaggiato Overkill.

La storia continua con Overnight Sensation, Sanke Bite Love, We Are Motorhead (2000, la title- track è già un mito, perché apre i concerti della band) Hammered , Inferno e Kiss Of Death. Va assolutamente segnalato il doppio live del 1996, Everything Louder Than Everyone Else (non ci poteva essere titolo più azzeccato), non fosse altro che perché contiene, tutto di seguito, sparato a tremila e tutto d’un fiato, il trittico Bomber- Ace Of Spades - Overkill, cioè pura gioia per qualsiasi metallaro del globo. Tra l’altro, prima di iniziare l’ esecuzione di Overkill, Campbell definisce Lemmy “Mr. Rock ‘n Roll himself”. Qualcuno oserebbe dargli torto??

Ascolti consigliati:
Overkill (1978), Ace Of Spades (1979), No Sleep Til Hammersmith (1981)


 

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