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lunedì 30 marzo 2020

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Intervista con Il Teatro degli Orrori: fa un buio sempre più pesto

Intervista a Pierpaolo Capovilla, cantante, autore di splendidi testi e uno dei pochi baluardi rimasti della musica colta italiana

05.02.2008 - Edoardo Iervolino



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http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=viewImage&friendID=162548497&albumID=280595&imageID=6590083Li abbiamo recensiti, classificati, analizzati ed incensati. Ci mancava solo una loro intervista e così è stato: Il Teatro Degli Orrori ci ha concesso qualche battuta sul loro album “Dell’Impero delle Tenebre”, sulla letteratura, sulla musica e sui mali della nostra società. Risponde Pierpaolo Capovilla, istrionico cantante del gruppo (e anche degli ancora attivi One Dimensional Man), autore di ottimi testi e baluardo di quella scena musicale che all’estero ci invidiano.

Salve ragazzi, è un onore avervi qui per parlare del vostro progetto chiamato "Il Teatro degli Orrori”. Pensavate di raggiungere un successo così grande?

PPaolo: Un grande successo? Beh... Se per grande successo intendi dire vendere tremila copie del disco e fare un buon tour di promozione, allora è sicuro che ce lo aspettavamo. Era esattamente ciò che volevamo da questo disco, il "successo", essendo la cifra della bontà delle cose che fai. Non và sempre così, ma a noi è andata bene.

Il sottoscritto, sentendo il vostro album Dell’Impero Delle Tenebre, ha avuto un sussulto. Era chiara la sensazione di essere dinnanzi ad un prodotto innovativo nello scenario italiano: la definitiva condanna alla canzone popolare e l’agognato abbandonarsi in una musica per pensare, riflessiva e neo-cantautorale. Siete d’accordo con questa analisi?

PPaolo: E' un'analisi che ci lusinga, caro Edoardo. Anche se la canzone popolare non la condanniamo affatto. La canzone popolare può essere di grande intelligenza, anche quando proviene dal mainstream. Ciò che non ci piace è la canzone italiana odierna, quella imposta dalle grandi case discografiche, dal così detto "music control". Non mancano le eccezioni: sono semplicemente troppo poche.

Qualcun altro, però, ha osservato come la vostra sia una musica datata, già sentita e per nulla innovativa: una sorta di Jesus Lizard italiani che arrivano con quindici anni di ritardo. Noi non siamo d’accordo con questa analisi, ma voi che ne pensate?

PPaolo: Per quel che mi riguarda, e parlo per me, il paragone con The Jesus Lizard mi sta benissimo. E' fra i miei gruppi preferiti di sempre, e non me ne vergogno. Anzi. Dei quindici anni di ritardo me ne frego bellamente, così come nulla mi importa di qualsiasi stronzata vogliano dire i nostri detrattori. Se la facciano loro la musica del futuro, se ne sono capaci, questi criticoni insulsi.

http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=viewImage&friendID=162548497&albumID=1248984&imageID=6298164I testi sono davvero magnifici e si possono cogliere alcuni riferimenti alla letteratura del passato: oltre ad Artaud, dal cui Teatro della Crudeltà� riprendete anche il nome, percepiamo chiari spunti da Baudelaire, Shakespeare e Pasolini. Abbiamo sentito bene?

PPaolo: "Dell'Impero delle Tenebre" è sicuramente un disco fortemente letterario. Vi trovano posto gli autori che hai citato, così come molti altri. Ma non si tratta affatto di un collage di giustapposizioni. "E lei venne" (per leggere il testo clicca QUI) è "Il Vino dell'Assassino": una rilettura della poesia di Baudelaire, che abbiamo fatto "precipitare" nella contemporaneità. Così come "Dio Mio!" è il rifacimento di una canzone degli Scratch Acid, "Eyeball", dal loro terzo album. Le allusioni a Céline, Shakespeare, Artaud, sono tutte volute e meditate nel più minimo dettaglio, e di ciò non ne ho mai fatto mistero. Ne vado fiero. Céline, come Artaud, avevano capito con grande anticipo il futuro buio della nostra civiltà. Ho voluto farli rivivere nel nostro disco, e non credo si rivolteranno nella tomba. D'altronde è lo stesso Artaud ad avercelo insegnato: il Teatro della Crudeltà si libera della dittatura del testo, morto e sepolto nero su bianco nella pagina scritta, e lo resuscita facendolo proprio, piegandolo alla propria vita, alla propria esistenza, all'esserci qui ed ora. Ecco dunque nascere un teatro genuino, fatto di vita vissuta, con tutta intera l' evenemenzialità che la vita stessa comporta.

Musicalmente, oltre ai Jesus Lizard, nelle prime canzoni del vostro album avete forti affinità con i Big Black e gli Shellac. Ma poi come d’incanto il vostro Dell’Impero Delle Tenebre si tramuta in una sorta di album alla De Andrè e alla De Gregori. Com’è possibile questo piccolo miracolo?

PPaolo: Guarda, ... scrivere canzoni per me è innanzitutto un processo di apprendimento. Dunque un fatto eminentemente culturale. Negli ultimi quattro anni non ho fatto che ascoltare tutta la buona musica italiana che potevo, e ho scoperto il dolce ermetismo allegorico di De Gregori, la poesia di De Andrè, l'ironia di Bennato o di Ivan Graziani, l'impegno politico e la ricerca di Demetrio Stratos, lo struggimento amorevole del primo Pino Daniele, e così via. La musica cantautorale italiana era meravigliosa, e portava con se, al di là della bellezza delle armonie, il gusto dell'inferire nella realtà sociale. Di contribuire alla costruzione di un immaginario collettivo dove la consapevolezza dei mali e delle storture della società contemporanea abbia il sopravvento sul conformismo e sulla massificazione ideologica.
Il Teatro degli Orrori ha l'ambizione di porsi in questa tradizione.
E facciamola finita una volta per tutte con le canzoncine adolescenziali ad uso e consumo dell'industria dell'intrattenimento.

Cosa ne pensate della scena musicale italiana?

PPaolo: Credo che la scena indipendente italiana sia viva e vegeta. A volte propone cose buone, altre volte cose cattive.
Il mainstream fa schifo.
Ma si impone una riflessione: il guaio grosso della musica italiana oggi, è che si auto-conforma alle regole del mercato. Alla televisione, in particolare. Invece di distruggerle, quelle "regole", contribuisce a consolidarle.

Televisione, mafia e politica: sono davvero questi i mali dell’Italia? E che fine hanno fatto i nostri intellettuali?

PPaolo: E' fuor di dubbio che la televisione abbia un ruolo abnorme, in Italia in particolare, nel determinare la coscienza collettiva. Il duopolio televisivo è là a dimostrarlo. La mafia è un cancro da estirpare, che avvilisce le migliori intelligenze ed usurpa la libertà delle persone. La nostra classe politica non sembra essere all'altezza del proprio compito.
Che dire...
Però gli intellettuali non sono certo scomparsi. Pensa ad esempio al giovane e coraggioso Roberto Saviano. Un magnifico esempio di desiderio imperioso di riscatto della società civile.

http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=viewImage&friendID=162548497&albumID=1248984&imageID=16630088Cosa ne pensate della situazione odierna dell’istruzione pubblica, in particolar modo dell’Università?

PPaolo: La riforma dell'università fu iniziata da Luigi Berlinguer, se ricordo bene. E fu una pessima riforma. Poi è arrivato Berlusconi, che con Moratti ha voluto portare tutto alle estreme conseguenze.
Io feci l'università con il vecchio ordinamento. Non era poi male: potevo orientare il mio piano di studi come più mi piaceva. Mi sembra di capire che non è più così. E' un vero peccato.
L'istruzione pubblica nel suo complesso è allo sfascio. Si arriva alla maturità secondaria senza saper scrivere o leggere. Lo dimostrano i recenti dati statistici sull'alfabetizzazione in Italia.
Sarò insidioso: non credi che tutto ciò sia funzionale ad un progetto di società basato sul consumo, e non sulla cittadinanza?

Abbiamo assistito ad alcuni dei vostri concerti: qualsiasi amante del teatro avrebbe confuso l’ottimo Capovilla con il più cattivo ed empatico dei Carmelo Bene. Descrivete uno scenario davvero immondo: l’Italia non ha più memoria storica, è nichilista, bigotta e assuefatta all’ignoranza. Non c’è più nessuna via d’uscita da questa mediocrità incalzante? Fa davvero un buio così pesto?

PPaolo: Buio pesto: non c'è dubbio.
Ma lasciami dire una cosa: non paragonatemi, vi supplico, a Carmelo Bene. Non ne sono degno.

Siamo curiosi: consigliateci una buona lettura e suggeriteci un album da ascoltare.

PPaolo: Un bel romanzo: "Viaggio al termine della notte", Louis Ferdinand Céline. Un bel disco: "Red", King Crimson.

 

PS: le foto sono tratte dal loro MySpace

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