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martedì 29 settembre 2020

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Alberto Bertoli: una vita da predestinato

12.02.2008 - Edoardo Iervolino



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http://www.albertobertoli.com/images/concert-21BIG.gifAlberto Bertoli è un musicista classe 1980. Figlio di Pierangelo Bertoli, uno dei più grandi e ricercati cantautori italiani dello scorso secolo, è a sua volta un artista ben radicato con la realtà sonora della nostra nazione. L’ho conosciuto lavorandoci insieme: è una persona sincera e un professionista che ha faticato molto per diventare quello che è ora, nonostante il suo cognome molto pesante ed evocativo.


Alberto Bertoli, chitarrista, cantante e nato sotto il segno della musica: come è iniziata la sua esperienza?

La mia esperienza inizia alla nascita. Mentre la predisposizione è probabile che sia innata, l’esposizione a buona musica e la sua costruzione è dovuta all’ambiente in cui ho vissuto da sempre. Il vero problema diventò lottare con mio padre per fare musica: lui diceva che avrei dovuto tenerla come hobby quando invece è tutta la mia vita da sempre.

Quali sono state le sue influenze musicali in Italia e all’estero?

Le influenze ovviamente sono partite da mio padre: lui si riascoltava molto in casa e quindi il primo a influenzarmi è stato proprio lui. Poi mi piacciono molto tutti i cantautori; essendo uno che ama il rock ho incominciato a sentire Vasco, Ligabue, i Negrita, come penso tutti i giovani. Ascolto un sacco di musica e quella straniera mi piace forse di più: dai classici Sinatra, Ray Charles, Billie Holiday, Ella Fitzgerald, arrivando al rock, all’hard rock, al punk rock, all’heavy metal, Aerosmith, Springsteen, Queen, Helloween, Stratovarius, Angra, Nofx giusto per fare qualche nome.

A chi si ispira?

Cerco di non ispirarmi a nessuno perché se fai musica, più è tua e più risulta originale e quindi ha più probabilità di essere ascoltata.

Come definirebbe il suo genere musicale?

“Rock diretto” penso che sarebbe una definizione consona. Uno stile minimalista con pochi giri di parole, di grande effetto e che scuota.

La sua regione (l’Emilia Romagna n.d.r.) è da sempre zona musicalmente molto attiva: ha contatti con qualcuno in particolare?

Per ovvie ragioni (mio padre lo lanciò) con Ligabue ho avuto contatti e ci sentiamo tutt’ora sporadicamente. C’è da dire però che mio padre è sempre stato uno fuori dal coro: non gli interessava molto lo star sistem. Frequento Nek e Baroni perché abitiamo a Sassuolo e perché tutti abbiamo avuto a che fare con Pierangelo Bertoli

Sappiamo tutti dell’importanza di suo padre: frequenta ancora i musicisti vicini alla sua figura?

Di suoi musicisti ne frequento molti, un po’ per l’ambiente in cui vivo, un po’ perché mio padre ha lascito dentro di loro un bel ricordo. Ad esempio potete vedere QUI che mi esibisco con Lucio Fabbri grande musicista ed arrangiatore che collaborò con mio padre per diversi cd e in una turneè live.

Cambiamo completamente discorso: lei ha frequentato l’università?

 

Si…anzi diverse biologia un anno, medicina 3, e infine mi sono appena laureato a Modena in Logopedia…insomma ce l’ho fatta anche io!

Essendo lei molto giovane avrà sicuramente dei ricordi particolari della sua esperienza universitaria: ce ne racconta qualcuno?

Ricordo un professore molto stupido che un giorno, alla fine dell’esame di un mio amico, scuotendo la testa gli disse “Le posso dare al massimo un diciotto…vuole un 18 o un 24 volante?” Ovviamente il mio amico disse 24 e il libretto finì fuori dalla finestra dell’aula al 5° piano, proprio in mezzo al campus.

Torniamo all’argomento cardine: dove trae ispirazione per le sue canzoni?

C’è un pezzo di Vasco che dice una frase che mi è entrata dentro perché è verissima “Le mie canzoni nascono da sole vengono fuori già con le parole”. A volte sembra che le canzoni le hai sempre avute dentro e che erano proprio li…e ti chiedi perché non le hai scritte prima.

Sappiamo che fa molti concerti: se ne ricorda uno con particolare affetto o soddisfazione?

Sì, probabilmente il primo concerto che feci dopo la morte di mio padre a Boscolalbergati: fu una soddisfazione unica, il pubblico era tanto e l’emozione fortissima.

L’ultima domanda è d’obbligo: chi è, dunque, Alberto Bertoli?

E’ un ragazzo normale ,o quasi, che cerca di fare del suo sogno la sua ragione di vita. Il che è diverso da farlo diventare la tua vita; è più motivante la prima scelta. Sono una persona che ama gli altri, che avrebbe voluto fare il medico e non ci è riuscito perché non aveva così tanta voglia di studiare, una persona diretta e schietta, trasparente come un diafanoscopio.
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