Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


venerdì 17 gennaio 2020

  • MP News
  • Musica

Recensione Musica: White Hills - Heads on Fire

New York e White Hills: la psichedelia, oggi.

19.02.2008 - Edoardo Iervolino



RECENSIONE - La via del basso di Franco Di Donato

Bassista tra i più virtuosi e apprezzati nel panorama italiano ed europeo, pubblica ora un doppio singolo e un...
Leggi l'articolo

SPETTACOLI - La Roma S...Canzonata di Sandro Scapicchio

Venerdì 15 maggio 2015 allo storico Teatro cabaret "Il Puff" di Trastevere lo spettacolo-recital del cantautore...
Leggi l'articolo

APPUNTAMENTI - Enrico Dindo e i Solisti di Pavia

Giovedì 23 aprile, alle 21, presso il Collegio Borromeo di Pavia, una serata all'insegna di Schubert
Leggi l'articolo

White Hills - Heads on Fire
White Hills - Heads on Fire
Titolo: Heads on Fire
Artista: White Hills
Etichetta: Aquarius Records
Anno d'uscita: 2007
Genere: Psichedelia
Voto: 8,0/10

I White Hills sono un gruppo di attitudine fortemente psichedelica che, pur non aggiungendo nessun innovazione importante, lasciano l’ascoltatore con la sensazione di stare davanti ad un piccolo capolavoro sonoro. Questo gruppo di New York riesce a farci tornare indietro dentro il caleidoscopio di fine anni sessanta, non producendo musica invecchiata, senza che li si etichettino come anacronistici, senza che l’appassionato di psichedelia pensi che la musica qui presente sia esclusivamente una semplice scopiazzatura di quel meraviglioso tempo che fu. I White Hills riprendono il groove andante alla Neu!, gli attimi meditativi degli Amon Duul II, le cavalcate psichedeliche dei Pink Floyd di “Set the Controls for the Heart of the Sun”, la chitarra rock di Marc Bolan, il modo di comporre space ballads degli Hawkwind e vi aggiungono una incredibile facilità di entrare in empatia con l’ascoltatore.
L’inizio di questo “Head on Fire” è affidato a “Radiate”: già dopo i primi 90 secondi abbiamo capito di cosa e di chi stiamo parlando. I White Hills infatti sono ottimi musicisti e incredibili rumoristi, doti essenziali per essere additati come buon gruppo psichedelico. La voce si dissolve tra i continui e peripatetici giri di batteria e sotto al tappeto sonoro di overdrive, che lascia spazio a improvvisazioni di chitarra cariche di wah-wah e di distorsione. Dopo la bollente opening psych-blues è la volta dell’hard rock di “Ocean of Sound”: la struttura della canzone è più vicina agli schemi consoni della forma rock nei primi due minuti e mezzo, poi le dilatazioni chitarristiche prendono in mano la situazione, per cedere nuovamente il passo all’ordine iniziale. Reprise da urlo.
Dopo il gotico-sabbattiano minuto e tredici di “Return of Speed Toilet”, è la volta di “Vision of the Past, Present and Future” dove la vena floydiana inizia a farla da padrona: le atmosfere sono quelle irrazionali e meditative dei Neu! e dei Tortoise, ma l’esplosione sonora e l’eruzione chitarristica ricordano molto da vicine lo stile del gruppo del primo Waters e ultimo Barrett.
Il capolavoro di “Heads on Fire” è comunque la lunga suite di ventisei minuti e mezzo dal titolo “Don’t Be Afraid”: la modernizzazione dell’incubo violento di “Careful with that axe, Eugene, l’unione tra la calma e il furore, tra la pacifica esistenza e gli orrori della vita. Si esordisce con il suono di una imbarcazione in partenza, qualcuno sale le scalette, un telefono…è libero.

La nostra nave è ormai salpata, siamo soli sul pontile: il faro, allontanandosi, ci mette malinconia. Sappiamo che siamo solo all’inizio del nostro viaggio ma siamo già impauriti. Sentiamo freddo. Il faro non si vede più. Ora è il buio a farci compagnia.

Proprio qui si colloca l’ossessiva ripetizione del titolo (“Don’t Be Afraid”): noi un po’ di timore ce l’abbiamo in verità. Il caleidoscopio che ci aveva catturato fino a pochi minuti prima ha perso i colori, la lucentezza, la luminosità ed è diventato un paesaggio nebbioso, umido e senza luce. Poi d’improvviso il cilindro colorato cade e si sparge in mille pezzi sul suolo. E’ musica melliflua, liquida, claustrofobica. Non filtra un raggio di sole, il mare intorno a noi è il materializzarsi del male.
La conclusiva e frenetica “Eternity” chiude in bellezza “Heads on Fire”.
Una delle cavalcate sonore più belle di tutto il 2007. Da scoprire, non abbiate paura

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.