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domenica 19 gennaio 2020

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Recensione Musica: Robert Glasper Trio - In My Element

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Titolo: In My Element
Artista: Robert Glasper Trio
Etichetta: Blue Note
Anno d'uscita: 2007
Genere: Jazz
Voto: 8,0/10

Robert Glasper, pianista jazz nato a Houston, Texas, a 27 anni suonati è uno dei giovani virgulti della nuova Blue Note. Cresciuto probabilmente a pane, hip-hop old-school e Herbie Hancock, vanta numerose collaborazioni con Mos Def, Common, Roots, Tribe Called Quest, Talib Kweli, Slum Village…ossia tutta quella cerchia di artisti che io affettuosamente chiamo dei “Negri Impegnati”, che soli, insieme ad alcuni della Stones Throw Records, Madlib su tutti, continuano oggi a sfornare lavori perlomeno “consapevoli” in un genere morto ormai da qualche tempo.
Canvas, il primo disco di Robert per la Blue Note con Bilal come vocalist, è stato accolto tempo fa dalla critica come una ventata di aria fresca nel panorama jazzistico odierno (Downbeat gli diede 4 stelle nel 2005).
http://images.emiwebservices.com/PhotoGallery/921199/200/ori_1948301771257816397.jpgIn questo suo “sophomore album” Glasper ha tagliato i dreadlocks ed ha scelto di concentrarsi sul trio con Damion Reid alla batteria e Vincente Archer al contrabbasso - “When I tour, I don’t have special guests.” spiega “ I thought it was important to just showcase the trio, to introduce this group to the world.”. - Una scelta che denota anche una certa personalità, perché tanto è già stato detto e scritto in questo tipo di formazione, se solo pensiamo a “trio” storici come quelli di Bill Evans, Oscar Peterson, Keith Jarrett o al più recente Brad Meldhau trio per fare alcuni nomi… ma il trio di Robert Glasper riesce ugualmente ad aggiungere qualcosa alle pagine del genere scongiurando all’ascoltatore la sensazione del già sentito.
Tutte le composizioni, eccetto due (Maiden Voyage/Everything In Its Right Place – Hancock/Radiohead e Beatrice – Sam Rivers), sono del pianista. G&B, la traccia che apre l’album, è forse la migliore in assoluto. Glasper mette subito in chiaro, se qualcuno dubitasse, le sue capacità di jazzista virtuoso: prima snocciola un tema fresco come la Robiola delle Fattorie Osella e poi ci gioca sopra per 6-7 minuti buoni.
L’approccio più tradizionale di “In My Element”, nel pieno solco Blue Note (a tratti sembra di ascoltare proprio Hancock, Andrew Hill, McCoy Tyner…o tutti quanti insieme), non impedisce comunque al pianista di sconfinare abbastanza naturalmente nei territori del buon hip-hop e dei grooves a lui familiari. L’influenza di questi elementi è presente nella stessa struttura del disco: i numerosi interludi che Glasper improvvisa alla fine di un brano per introdurre il pezzo successivo sono proprio tipici delle produzioni hip-hop. Il risultato è brillante e senz’altro originale -“I’ve never really heard it done before on a jazz trio record…”. Tutto ciò è reso manifesto in J Dillalude, “some Dilla joints trio-style” come l’introduce Q-Tip nella più classica delle skit stile Tribe Called Quest con messaggio lasciato in segreteria telefonica. Omaggio al producer e amico J-Dilla, scomparso nel febbraio ‘06,
J Dillalude include una serie di grooves registrati dal trio in concerti dal vivo, ma di quelli che fanno muovere il collo !
E’ curioso come il lavoro di Jay Dee abbia avuto tanta attenzione nel mondo del jazz. Uno dei pezzi più trasmessi l’anno scorso alla radio parigina TSF Jazz era del pianista francese Eric Legnini e s’intitolava appunto Funky Dilla in suo onore ma… questo è un altro discorso.

Insomma “In My Element” è album dalle molteplici e gradevolissime facce. E’ una settimana che lo ascolto e non riesco a smettere.

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