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sabato 26 settembre 2020

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Meltin'Pot intervista Bo Arnklit, il papà di Mclink

01.03.2008 - Valerio Celletti



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Esiste un tempo, cronologicamente non remoto ma tecnologicamente molto distante da noi, in cui l'email era uno strumento per pochi eletti, in cui il web era ancora una fantasia azzardata e pionieristica, in cui si pagava (o meglio, non si pagava) una tassa per possedere un modem e dove la maggior parte delle persone non aveva idea di cosa fosse un computer e a cosa servisse. Un epoca in cui la Telecom si chiamava Sip e si telefonava con un gettone, e le cabine impregnate di fumo di sigaretta avevano splendidi telefoni gialli e grigi, spesso messi fuori uso da chiunque fosse stato in grado di farlo(ed erano molti) per un pugno di monetine. Sono i primi anni '80. Prima di Internet in tutte le case, prima delle tariffe flat e delle ADSL, vari gruppi di appassionati, con i primi home computer (ricordate il Commodore 64 e i primi IBM?) e modem lenti, spesso difficilmente reperibili e generalmente di pessima fattura, creavano delle comunità intorno ai primi rudimentali sistemi di comunicazione via computer: le BBS. BBS è l'acronimo di Bullettin Board System, essenzialmente bacheche elettroniche. Scordatevi home page accattivanti: la grafica non esisteva, niente immagini, niente interfaccia utente, nemmeno il mouse. Erano null'altro che giganti, esasperanti monoliti di testo che consentivano solo di lasciare un breve messaggio e scaricare qualche semplice listato per fare programmazione domestica. Così fu anche per Mclink, una delle prime BBS capitoline: di certo nessuno immaginava che un giorno sarebbe diventata una società di primo piano che avrebbe portato Internet, fuori dagli ambiti accademici o tecnofili, nelle case dei primi italiani che lo richiesero. Ora Mclink è una società per azioni che offre connettività per aziende e che fattura 17 milioni di Euro l'anno: 20 anni fa prospettare un futuro del genere non era fantascienza. Era incoscienza.

Abbiamo incontrato Bo Arnklit, il papà di Mclink e guru della telematica italiana prima, durante e dopo internet.

MP:Ci racconti in breve la storia di Mclink?

BA:Certamente. Nel 1980 stava nascendo un mercato e soprattutto un utenza degli home computer. Io, Paolo Nuti ed altre persone che provenivano dal mondo dell'alta fedeltà decidemmo di creare una nuova rivista, Mc Microcomputer. Era un giornale certamente molto innovativo per l'epoca, direi unico nel suo genere. All'epoca era molto comune pubblicare nei vari numeri listati di programmi in C, in Pascal o in altri linguaggi di programmazione e seguendo l'esempio del giornale statunitense Byte, che metteva a disposizione tali listati e gestiva rudimentali forum tecnici nel loro BBS chiamato BIX, decidemmo di creare qualcosa di simile: Mclink. Rimanemmo sorpresi di fronte all'enorme reazione dei nostri lettori, che letteralmente assaltarono i primi modem che rispondevano alle linee di questo BBS.

MP:Siete stati i primi, dunque.

BA: In realtà, se possiamo definirla tale, già esisteva una “scena”. All'epoca, oltre un manipolo di BBS interconnesse fra loro tramite una pseudo-rete chiamata FidoNet, esisteva Agorà, in mano al partito radicale e Galactica, di Lorenzo Podestà. Agorà comunque era molto politicizzata.

MP:Quali furono i problemi principali all'epoca del lancio?

BA:Tanto per cominciare, in molti editoriali di Mc Microcomputer ci scagliavamo contro quella che Paolo Nuti definiva “la tassa sul macinato”, l'odiosa tassa sul modem. Il fatto era: un modem non fa altro che fischiare sopra una linea, perchè si paga per questo? Già nei tardi anni '80 ci rendevamo conto che la penetrazione della telematica in Italia era piuttosto limitata, anche a causa di tariffazioni telefoniche e balzelli che non favorivano gli utenti. In secondo luogo, c'erano difficoltà oggettive da gestire era creare un sistema multiutente e multilinea, dove più utenti potessero essere collegati nello stesso momento. Il problema principale fu il ritardo con cui ottenemmo delle linee telefoniche aggiuntive da dedicare ad McLink. Inoltre era anche difficile procurarsi dei modem di buona qualità e ci rivolgemmo agli Stati Uniti per acquistare dei modem a 9600 baud, che all'epoca era una velocità esaltante.

MP: Come fa maturata la decisione di rendere McLink un servizio a pagamento?

BA: Con l'avvento di Internet. Inizialmente Mclink faceva sicuramente bene al giornale, ma era solo una spesa e non rendeva nulla. Anche grazie a Joy Marino, altro padre della telematica italiana, e ad un interconnessione con l'università di Genova, riuscimmo per primi ad offrire una casella email ai nostri utenti fin dal 1992. Inoltre lanciammo altri servizi: avevamo ftp per scaricare files, telnet per collegarsi in modalità testuale ad altri computer, mentre per http, il protocollo di supporto a quello che oggi conosciamo come web, dobbiamo aspettare il 1993. Ricordo una nostra dimostrazione del web e uno dei primi browser, Netscape, allo SMAU 1994: inutile dire che fu accolto a furor di popolo.

MP: Come erano gli scambi comunicativi nella prima generazione della telematica?

BA: Incredibilmente accesi e non sempre corretti. Le aree interne di Mc Link contenevano discussioni di buona qualità, ma capitava che, dall'altra parte dello schermo, anche persone squisite non disdegnassero il vituperio. Era estremamente facile essere fraintesi: l'invenzione degli smileys è stata senza dubbio una risorsa importante per questo tipo di interazioni. I forum tecnici comunque erano dei veri e propri gotha per il problem solving, e le persone erano generalmente disponibili a darti una mano in qualsiasi ambito. In ogni caso, per capire le dimensioni degli scambi, all'epoca un forum che produceva venti messaggi al giorno poteva dirsi “affollato”.

MP: Mclink è ancora un fornitore di accesso?

BA: Si e no. Dopo l'avvento dei fornitori d'accesso “free” e l'ingresso nel mercato di altri operatori, il nostro core business si spostò verso le aziende. Si rivelò una scommessa vincente. Per quanto riguarda oggi, abbiamo ancora aficionados e nostalgici che hanno sottoscritto abbonamenti ADSL per privati e continuano ad occupare i forum interni: sono inamovibili. Conserviamo ancora tutti i messaggi di 20 anni nei forum... per alcuni McLink è una fede.

MP: Internet 1997-2007. Evoluzione del mezzo e dei collegamenti ma spam, fishing e truffe sono fuori controllo. Evoluzione o involuzione, dunque?

BA: Decisamente evoluzione. L'incremento degli utenti ha portato problemi che reputo tutto sommato marginali, arginabili. Pensiamo invece a come l'email e il web hanno cambiato la nostra vita. Anche l'idea del Peer to Peer è una rivoluzione, anche se scaricare un album che si trova nei negozi è un furto di proprietà intellettuale a tutti gli effetti che ovviamente condanno come tale.

MP: Telecom, l'ex monopolista, detiene ancora quote di mercato rilevanti per quanto riguarda le connessioni ADSL. Come addetto ai lavori puoi dirci se lo reputi un mercato realmente aperto e concorrenziale?

BA:In effetti no. Questo spiega come mai Telecom, nonostante siano passati vari anni dalla liberalizzazione ancora detiene una percentuale elevatissima dell'utenza domestica. Ogni operatore che negozia delle tariffe con Telecom per l'utilizzo di linee, centraline e traffico dati ha margini di profitto piuttosto bassi. Le tariffe vengono revisionate piuttosto tardi, e questo mette l'ex monopolista in condizione di fare il bello ed il cattivo tempo, continuando ad attrarre clienti e offrendo prodotti che rispetto ad altri paesi sono obsoleti. Questo è uno dei motivi per cui McLink ha iniziato a rivolgersi ad un utenza business: concorrenza minore e margini più alti di profitto.

MP: In questi giorni Fon lancia sperimentalmente connettività Wi-Fi gratis a Trastevere. Il Comune di Roma ha già tentato una sperimentazione simile in parchi pubblici. Google offre gratis Wi-Fi a San Francisco. E' questo il futuro?

BA: Sono scettico, e non solo per la relativa instabilità del servizio ed alcuni problemi di copertura. La legge Pisanu, tra le altre cose, impone la registrazione di un documento a chiunque effettui un accesso senza fili e/o da computer pubblici (ad esempio dagli Internet Point). In un qualcosa che ha senso per un utilizzo immediato ed occasionale come possono essere gli Hot Spots pubblici, di certo questo ne limita la fruibilità. Inoltre i problemi di sicurezza (sniffing, privacy) sono rilevanti. Mi auguro che possa prendere piede, ma è necessario un altro approccio che possa conciliare le necessità legali alla sua effettiva fruibilità.

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