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La Palestina e l'acqua che non c'è.

11.03.2008 - Valentina Berdozzi



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La distribuzione e l’utilizzo delle risorse idriche in Palestina rischia di trasformarsi in un vero conflitto per il possesso dell’acqua, nell’indifferenza totale, o quasi, dei media.
Ad un unico bacino di raccolta idrico, quello del fiume Giordano e del Litani, attingono acqua Palestinesi e Israeliani, in uno sfruttamento irrazionale e poco controllato che rischia di infiammare ulteriormente la già delicata convivenza tra i due popoli.
Le falde sotterranee cui Arabi e Israeliani attingono, quella costiera di Gaza e quella della Cisgiordania occidentale, a causa di un progressivo fenomeno di salinizzazione, starebbero diventando progressivamente inutilizzabili. Per questo Israele sta sviluppando uno dei più grandi sistemi di riutilizzazione delle acque residue al mondo. Ciononostante, però, il paese è stato costretto a rivolgersi anche alle falde della Cisgiordania utilizzate dai Palestinesi, imponendo loro un sistema di controllo sullo sfruttamento dell’acqua. Un piano assolutamente squilibrato e fortemente penalizzante per gli Arabi che, secondo i dati forniti dal Palesatine Hidrology Group (PHG), si troverebbero non solo in forte deficit di consumo, con una quantità d’acqua giornaliera pro-capite inferiore di 7 volte rispetto al livello stabilito dall’OMS, ma sarebbero anche costretti a rivolgersi a paesi stranieri per comperare l’acqua necessaria alla sopravvivenza e al mantenimento di attività commerciali e agricole.
Nonostante i vari trattati e accordi bilaterali, la possibilità di una distribuzione equa delle risorse idriche appare ancora un obbiettivo lontano e difficile da raggiungere.

Per saperne di più, MP ha intervistato Guido Barbera, presidente del CIPSI - Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale – presente in più di 60 paesi fra Africa, America Latina, Asia e Europa dell’Est, e attivo in Palestina con uno dei suoi progetti internazionali “L’acqua nelle scuole”.

Cosa succede in Palestina per quel che riguarda le risorse idriche?

L’acqua è contesa tra Israele e Palestina. I palestinesi non hanno il controllo sulle risorse idriche locali, perché anche nei territori occupati, l’acqua viene distribuita da una compagnia israeliana, sia ai palestinesi sia ai coloni israeliani. Soprattutto in estate i palestinesi non hanno più acqua. E la devono comprare. Mentre i coloni continuano ad avere l’acqua fornita dalla compagnia israeliana. Inoltre in Palestina la gente deve cercare di far un buon uso dell’acqua: c’è poca sensibilizzazione. E poi c’è l’inquinamento delle falde acquifere dovuto soprattutto alla presenza di molti pesticidi.
Ad Hebron, molte sorgenti, nel corso degli anni, si sono prosciugate. Il motivo principale è rappresentato dal dirottamento delle acque del Golan e della Valle del Giordano per l’agricoltura intensiva praticata lungo la valle stessa dagli israeliani sia in Israele, che nei Territori occupati. Questo dirottamento provoca una drastica riduzione del livello del Mar Morto il quale, per compensare la mancanza di alimentazione di acqua dal Giordano, attira a sé l’acqua contenuta nelle falde acquifere della catena montagnosa che separa Hebron dal Mar Morto. Oggi si parla di un “progetto di pace” secondo il quale un canale potrebbe riempire il Mar Morto con le acque del Mar Rosso. Un piano che, per molti ecologisti potrebbe essere letale per le coste del Mar Rosso.
Qual è la vostra attività in Palestina?
Tra i 14 progetti sostenuti dalla campagna “Libera l’Acqua” è presente un progetto in Palestina (ad Hebron, nei territori occupati) che s’intitola “L’acqua nelle scuole”. La città di Hebron è divisa in due parti: la zona denominata H1 - che è sotto l’autorità palestinese e costituisce l’80% della città - e la zona H2 - circa il 20% della città, che è sotto il controllo dell’autorità israeliana e vede presenti sia palestinesi, sia coloni israeliani. Oggi i palestinesi accusano una forte scarsità delle risorse idriche senza conoscerne bene i motivi. Se da un lato il conflitto induce a ritenere che il problema sia prettamente politico, dall’altra c’è un comportamento poco razionale sull’utilizzo dell’acqua per molti motivi tra cui il problema legato all’inquinamento delle poche falde acquifere rimaste.
Il progetto “L’acqua nelle scuole”, a cura dell’Associazione “I Sant’Innocenti” che fa parte del Cipsi, mira a migliorare l’utilizzo delle risorse idriche in Palestina e a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’acqua, attraverso la realizzazione di un kit di strumenti informativi e incontri educativi nelle scuole, che coinvolgono 18.000 studenti […].

Qual è il vostro obbiettivo per quanto riguarda la campagna in Palestina?
Il progetto rappresenta uno delle diverse iniziative di partenariato sostenute dalla Campagna “Libera l’Acqua” che garantiranno il diritto concreto all’acqua potabile, portandola nelle scuole, nei centri di salute, nei villaggi, con particolare attenzione alla protezione delle risorse idriche e alla formazione, soprattutto attraverso la sensibilizzazione sugli aspetti sanitari, igienici, ambientali e di depurazione delle acque in vista di un loro utilizzo più razionale.

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