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lunedì 21 settembre 2020

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Recensione Musica: Porcupine Tree - Fear of a Blank Planet

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Titolo: Fear of a Blank Planet
Artista: Porcupine Tree
Etichetta: Roadrunner Records
Anno d'uscita: 2007
Genere: Rock
Voto: 8,0/10

Fear of a Blank Planet è un vero e proprio concept album, tanto impressionante nei suoi contenuti quanto lo sguardo del bambino ritratto in copertina; sembra quasi presagire universi sonori in cui il progressive rock si accompagna ad eufoniche melodie per poi tuffarsi in oscure atmosfere tipicamente pinkfloydiane.
L’andamento generale può suonare cupo, tetro, ma non mancano alternarsi di  arpeggi acustici, motivi armoniosi ed assalti sonori.
Ed è in questo la prerogativa del disco:  l’alternanza tra un registro oscuro e ghiacciato, ed uno più disteso, alquanto fedele alla tradizione acustica del quartetto britannico.
Tra i due toni, quello tenebroso costituisce il lato più innovativo dei Porcupine Tree perché l’elettronica di Barbieri rappresenta un ottimo tessuto cupo su cui può emergere la voce sommessa di Wilson.
L’Ep si compone di sei track-list: Fear of a Blank Planet (energica, colma di raffinatezza compositiva e d'arrangiamenti) Anesthetize (è un trip sonoro che cambia tono in continuazione - dal dark al progressive, dall’alternative alle sferzate metal più impetuose -  assai vario e fantasioso; vera chicca dell’album) che s’ interpone tra due pezzi dolci e malinconici, My Ashes (appare in qualche modo legata musicalmente alla prima traccia, in quanto termina con gli stessi effetti con i quali parte la precedente - svela un volto inaspettato della band: nelle strofe il timbro delle tastiere e il mood generale tra il pastorale e lo space-rock si rifanno impercettibilmente ai Led Zeppelin) e Sentimental (notevole l’incedere combinato di pianoforte e chitarra acustica, soprattutto nell’impatto vocale di Wilson); gli intermezzi elettronici sono comunque il punto di forza dei Porcupine Tree, perché riescono a fondersi con estrema abilità all’approccio diretto delle chitarre di Wilson, dal feeling alternativo.
Il momento più heavy del disco si ha con Way out of here (culminante in un’esplosione di soundscapes) cui segue Sleep Together( curiosamente buona parte del ritornello è preso pari pari da Sweet Harmony, storica hit anni 90 dei Beloved) che chiude l'album in modo acido e sinistro.
In definitiva, Fear Of A Blank Planet mostra un capitolo discografico diverso da tutto ciò che i Porcupine Tree hanno realizzato in passato.
Sembra che l’evoluzione stilistica di Wilson non si sia arrestata dopo la pubblicazione di opere eccezionali sia con i Porcupine Tree che con il progetto parallelo dei Blackfield: le nuove frontiere del quartetto inglese sono la dimostrazione dell’estrema versatilità di un musicista interamente dedito alla sua arte, cui non è mancato il successo (alquanto meritato) e un contratto con la prestigiosa Roadrunner Records, senza nulla togliere al riconoscimento osannato dai fan di mezzo mondo.
Alla luce di molteplici ascolti può esser considerato il disco della maturità per la band, tecnicamente molto valida e abile nel creare un perfetto connubio di atmosfere malinconiche e solari, cui si accostano testi cupi e rabbiosi verso la società dei tempi moderni, procreatrice di adolescenti sempre più smaliziati e incontentabili; il messaggio che i porcospini, sottoforma di scariche adrenaliniche, paiono lanciare è: che fine ha fatto l’innocenza?
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