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giovedì 06 agosto 2020

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Live Report: Bollani Carioca / Auditorium Parco della Musica - 08 Marzo ‘08

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Foto di http://www.flickr.com/photos/lucaanceschi/

Nella Sala Petrassi dell’Auditorium, esaurita più o meno in ogni suo ordine di posti, è sabato. Anche nella Sala Santa Cecilia, che non so se sia esaurita o meno, è sabato. In verità è sabato anche fuori, certo, e come capirete a breve, che sia proprio sabato all’interno della Sala Petrassi dell’Auditorium o ovunque sia in questo sporco mondo davvero poco importa ai fini di ciò che segue. Perché dirlo dunque ? Non mi vengono in mente molte motivazioni se non un ridicolo: “per amor di cronaca”.
In ogni caso è sicuramente sabato ed in cartellone c’è Stefano Bollani che presenta a Roma il progetto “Bollani Carioca”.
Nato quasi per caso nel 2006 dall’invito a partecipare al Tim Festival di Rio de Janeiro con il suo quintetto “I visionari”, Bollani Carioca è l’incontro tra la smisurata curiosità del versatile pianista milanese, fresco fresco dell’Hans Koller Jazz Prize ’07 (miglior jazzista europeo) e la musica popolare brasiliana.

Come spiega, ironico come al solito, lo stesso Bollani, un vecchio amico sposato ad una brasiliana lo ha aiutato a scegliere e a contattare i musicisti per affrontare un repertorio di brani “carioca” composti da autori meno conosciuti del choro e del samba (alcuni dai nomi quasi impronunciabili come Pixinginha!) che avesse nel suo piano l’elemento unificante del tutto.
Banditi quindi Garota de Ipanema, Desafinado, Corcovado, Retrato em branco y preto, O Pato e tutti quegli altri standard bossanova che hanno reso famosa la musica popolare brasiliana negli anni ’60 grazie a Tom Jobim e Joao Gilberto soprattutto. Che non ci sarà spazio per alcuno di questi celebri temi diventa chiaro quando Bollani chiede al pubblico: “Avete presente “Aquarela do Brasil”? Braaaaaaaaaziiiil pa pa-ra pa-ra pa-ra paaaa?! Okay, fatta! Ora suoneremo un brano di… ”Tico Tico No Fubà” sarà l’unica concessione alla popolarità per tutta la serata.

Si spengono le luci ed i musicisti entrano uno ad uno sul palco, introducendo i propri strumenti. Prima il batterista, Jurim Moreira, poi il percussionista Armando Marçal, il contrabbassista, Jorge Helder, la chitarra di Marco Pereira (un brasiliano di origini venete, ma non sono sicuro che Bollani fosse serio sul punto…) ed infine il pianista, accolto da uno scroscio di applausi, iniziano a suonare “Luz Negra” di Nelson Cavaquinho che apre il concerto e l’album intitolato appunto “Bollani Carioca” edito con l’Espresso nel 2007.
Più tardi fanno l’ingresso in scena i fiati di Zé Nogueira al sax soprano, che è stato l’elemento di contatto tra Bollani e gli altri musicisti brasiliani nel progetto e che ha curato la scelta del repertorio, Mirko Guerrini al sax tenore e Nico Gori al clarinetto, due dei “visionari” .
Bollani duetta con il chitarrista prima, con Zé Nogueira poi. Si diverte, canta addirittura. E lo fa bene. Scherza con il pubblico parlando di sé in terza persona ed in un portoghese piuttosto maccheronico che ricorda tanto Josè Carioca al primo incontro con Paperino a Rio de Janeiro (ricordate?). E’ assolutamente a proprio agio. Reinterpreta un patrimonio musicale non suo con estrema disinvoltura ed originalità ma il brano più bello della serata, a mio parere, è proprio uno dei suoi e si intitola “Elena ed il suo violino”, una ballad dolce ed europea suonata da brasiliani lontani da casa e malinconici.
Alla prima uscita di scena gli applausi sono troppi e troppo lunghi per essere ignorati. Il pubblico dell’Auditorium è troppo ben “educato” per chiedere un bis a gran voce, ma viene accontentato lo stesso, perché è tutto calcolato: hanno lasciato fuori “A Voz Do Morro” di Zé Keti, il pezzo che forse Stefano Bollani ama di più in tutto questo repertorio carioca.
Finito l’ultimo samba ognuno ritorna al proprio sabato di fine inverno fuori della Sala Petrassi con tanta voglia in più di acquistare un biglietto per Rio.
Braaaziiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiil…
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