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lunedì 28 settembre 2020

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Pixel: la voce dei sentimenti repressi

08.04.2008 - Luigia Bersani



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Quanto può essere penetrante la malìa delle parole?
Quanto può essere amaro il tormento del passato?
E quanto può riuscire ad incantare la dolce durezza di una voce che parla di sé?
Amaramalia” il nuovo disco di Pixel (MySpace), attraverso aspre note di rock ed elettronica, non si lascia ascoltare senza provocare un forte, indefinito turbamento, forse questa l’intenzione, quella di smuovere con una musica aggressiva il vigore di sentimenti che magari repressi, magari nascosti, vivono sedimentati in ognuno degli ascoltatori.
Si tratta di una musica travolgente, costruita sull’antitesi tra i ritmi spinosi di un rock industriale e un testo che lascia trasparire dietro la rabbia di chi “come Icaro non vola più”, citazione dal disco in questione, il desiderio di rialzarsi e la consapevolezza di poterlo fare.
Pixel, progetto in solitario di Riccardo Sabetti, crea una musica sperimentale di stampo esterofilo, nata dall’influenza del rock anni ’90, che prende le distanze dalle icone della musica italiana moderna arricchendosi di una oscurità di fondo, nei testi e nei toni, non sempre di facile comprensione e, proprio per questo, di forte impatto.
Ritmiche distortissime, linee di voce accattivanti, chitarre elettriche su synth bass e intrecci di tastiere legati da una massiccia presenza di drum machine e synth che rendono tangibile la violenza delle note che vengono suonate.
La musica è di tutti, la musica è di chi l’ascolta, la musica è di chi la sente sua”. E’ la coerenza di queste affermazioni che ha portato alla nascita dell’etichetta indipendente PXL ed alla diffusione gratuita del suo lavoro in rete soprattutto grazie al tramite di macrocosmi virtuali come YouTube e MySpace.
Ormai noto sulla scena romana grazie, oltre ai numerosi concerti, alla vittoria nel 2007 della manifestazione musicale MarteLive, il lavoro di Pixel esiste e vive sulla fedeltà di chi lo apprezza.
Complesso, forse impossibile, riordinare i pezzi di ciò che è stato distrutto. Complesso, forse impossibile come l’illogica perfezione di un cubo di Rubick che non si lascia decifrare, come descrive il suo video autoprodotto, senza prima travolgere chi ci prova in una caotica, onirica guerra contro una forza inconoscibile.
Forse farà solo un po’ più male” sopravvivere a qualcosa che non potendo sparire può solo essere schiacciata dall’impeto di uno scontro diretto con i fantasmi del passato, unica terapia per guarire quel vuoto. Questo il concept che accompagna ogni nota di “Amaramalia”, rifugio di luci ed ombre nella rivalsa di chi grida il bisogno di ricominciare a vivere.

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