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martedì 31 marzo 2020

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Recensione Musica: R.E.M. - Accelerate

I REM tornano a suonare musica di altissimo livello. Il loro livello.

08.04.2008 - Edoardo Iervolino



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Titolo: Accelerate
Artista: R.E.M.
Etichetta: Warner
Anno d'uscita: 2008
Genere: Pop/Rock
Voto: 8/10

Parlare di un gruppo come i REM spesso è futile. Altre volte addirittura controproducente: noi, piccoli scrittori di musica, davanti ad un colosso musicale che da un ventennio emoziona il mondo ci sentiamo (o almeno dovremmo) in forte imbarazzo. Una situazione per chi si trova dinanzi al monitor e ad un foglio con tre righe già scritte è davvero scomoda: da dove partire? Sono andato a riprendere la loro discografia, l’ho sentita nuovamente tutta e sono arrivato a conclusioni personali, scarsamente oggettive: i REM sono il gruppo pop (nel senso più alto del termine) che più mi ha influenzato e che più mi ha donato momenti di gioia uditiva. Fatta questa dichiarazione d’amore torno nei miei panni “professionali”.
Il loro esordio Murmur è un punto di svolta per il pop/rock underground di metà anni ottanta. I suoni, le liriche, la passione: tutto di questo album ha fatto scuola. E’ l’espressione infinitamente più alta che il Jangle Pop abbia mai toccato. Il secondo lavoro per importanza del primo periodo REM (quello in cui lavoravano sotto contratto con la IRS) è stato quel magnifico esempio di cosa il pop/rock possa trasmettere: Document. Il fuoco della passione di “The One I Love”, l’urgenza di “It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine)”, la magnifica “Finest Worksong” e la socialità di “Welcome to the Occupation” sono le canzoni che ogni gruppo avrebbe voluto comporre. Dopo il passaggio con la Warner (che sancisce l’inizio del secondo periodo) album come Out of Time (“Losing my Religion” giusto per citarne la più famosa), il loro capolavoro assoluto Automatic for the People (“Drive”, “Everybody Hurts”, “Man on the Moon” e il gioiellino “New Orleans Instrumental No. 1”) e New Adventures in Hi-Fi (“How the West Was Won and Where It Got Us”, “Leave”, “Zither”, “Bittersweet Me”) hanno fatto la storia della musica degli anni novanta. Non si discute. Anche il controverso Monster è per il sottoscritto qualcosa che van ben oltre le critiche mosse all’epoca: è la svolta rock di una band che in fondo rock lo è sempre stata e un altro album magnifico.
1997: il gruppo perde Bill Berry, batterista e protagonista attivo nella fase compositiva delle canzoni.
Up, siamo arrivati al 1998, è stato accolto con un po’ di sbuffi, forse meritati, dalla critica specializzata: sicuramente non ai livelli dei precedenti ma ha alcuni momenti davvero esaltanti (“Daysleeper”, “Suspicion”, “Sad Professor”, “Walk Unafraid” sono le mie preferite). Alla fine degli anni novanta avevano già fatto tutto: scuola per prima cosa. Suoni sempre ben modulati, ben dosati, mai fuori posto. Liriche intelligenti, commoventi e con forte sapore poetico.
Pur essendo il gruppo pop (ma in realtà anche rock) che ha dominato per dieci anni buoni (1983-1996) l’intera scena musicale Stipe e soci decidono di rimettersi in gioco virando i loro strumenti e i loro testi verso il sole: Reveal è un esperimento non riuscito di svolta “ottimistica”. Troppo etereo, troppo in discontinuità con i suoni precedenti, troppo poco REM e forse troppo Stipe. E’ la fotografia di uno stato d’animo che forse ancora non siamo riusciti a comprendere appieno. Il seguente Around the Sun è il lato oscuro di Reveal: è un viaggio nel dolore, nel freddo della solitudine. Ma il risultato è ancora più insoddisfacente del già discutibile predecessore. I REM per me erano diventati solamente un bel ricordo: interi pomeriggi passati a sentirli sdraiato sul divano con il libretto dei testi in mano.

7 Aprile 2008: è una settimana che quando accendo il computer o viaggio in macchina sento Accelerate. Già dal primo riff il mio cervello ha viaggiato nella loro sala prove: mi immagino Stipe, Buck e Mills che soffiano via la polvere dalle chitarre, sciolgono i nodi dai vecchi cavi jack-jack, azionano i pedali d’effetto e con un cenno di intesa col capo tornano a suonare musica di livello altissimo. Il loro livello.
Tornano le chitarre in primo piano, tornano i testi veloci e aggressivi, torna la voglia in chi ascolta di farsi un lungo viaggio in decappottabile per sentire l’aria di primavera pungergli il viso. Accelerate è l’unione di tutti gli album che i REM hanno già pubblicato, è una continua e piacevole autocitazione dotta: la cura degli arrangiamenti, la voglia di suonare insieme e di non prendersi, come sempre, troppo sul serio. I REM non cercano di sembrare giovani, sono giovani. Dalla traccia numero 3 Accelerate è forse l’album più continuo dei REM: il singolo “Supernatural Superserious” inaugura questa serie fortunata. “Hollow Man” sembra uscire da Out of Time ed essere figlia di canzoni come “Texarkana”, la splendida “Houston”, con il suo arpeggio ripetuto e i suoni cupi, da New Adventures in Hi-Fi, “Accelerate” sembra il naturale prosieguo del progetto Up, così come “Until the Day Is Done” una “Daysleeper” più pacata e più matura. La passione vibra nelle corde vocali di Stipe durante la struggente “Sing For the Submarine”, forse la migliore di tutto il lotto, canzone multiforme che vira da momenti di forte commozione ad altri di luminosa malinconia, grazie ai continui cambi di registro. Appassionanti anche i due minuti dell’alternative punk di “Horse to Water” che con la stordente e rumorosa “I’m Gonna DJ” forma la coppia di tracce conclusive più annuenti di tutta la carriera dei REM.
Sono tornati. Senza dubbio alcuno.

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