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sabato 30 maggio 2020

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Live Report: Devonte Hynes – Lightspeed Champion @ Roma

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http://a254.ac-images.myspacecdn.com/images01/22/l_3bfffdf9b57b7ec7e2bfbfe7a5389cdd.jpgAlle 23.30 Dev mi bussa alla spalla –“sorry”- facendo leva su di me poggia un piede sul palco –saltello, hop- abbraccia la chitarra ed il live ha inizio.
Faccio fatica a decidere dove guardare: il bassista (Martin Bagnall) è un gigante alienato, uno spettacolo eccezionale che rigorosamente fuori tempo canticchia mentre suona; il violinista (Mike Sidell) lo adoro per il semplice fatto che poggiato sulla spalla tiene un violino ed i suoi piedi indossano delle adorabili scarpe bianche; la batterista (Anna Prior), stando ai dati ufficiali raccolti dall’ISTAT nel biennio 2005-2007, è una delle cinque donne più belle del sistema solare (su Marte è in atto il riconteggio delle schede: sembra esserci lo zampino della famiglia mafiosa di Miss Olympus Mons, piazzatasi seconda); Dev, tra gli indie-pupazzi-mono-uso che popolano i palchi di questi localacci dimenticati da dio (il Big Bang è la copia sputata della balera dove mia nonna se la tira ogni domenica indossando solo paiette e scarpe da ballo) mi sembra il migliore; in tutti i sensi e per ogni verso: carisma, eccentrica presenza scenica, in fase compositiva non toppa una canzone, usa la chitarra come va usata.

Dopo aver citato Dev già due volte, è bene presentarlo decentemente: nasce Devonte Hynes in Texas e si trasferisce presto nell’Essex britannico (passando per Edimburgo). Ancora imberbe e senza occhialoni neri si diverte a suonare violino, batteria, basso e chitarra. Ritrovatosi in una band punk hardcore si trasferisce a Londra e si unisce ai Test Icicles.
I Test Icicles, dopo un successo niente male, vanno in pausa e Dev ritira fuori violino, batteria, basso e chitarra. Ci aggiunge qualche filo di barba in più e gli occhialoni neri. Succhia idee da Mike Mogis (produttore per la Saddle Creek Records) e suonicchia amabilmente con Conor Oberst dei Bright Eyes.
Tutto è pronto per l’album di debutto. Si trasforma in un Lightspeed Champion ed incide Falling Off The Lavender Bridge: un disco delicato, specchio di un autunno triste ed ottimista.

E a Roma il concerto è talmente splendido che devo seriamente considerare l’ipotesi di inserirlo nella top five dei concerti della mia vita.
All’ingresso io e Alfredo (che mi fa compagnia nell’occasionale veste di fotografo) ci rendiamo conto che il “fenomeno” Lightspeed Champion l’abbiamo creato noi; che le centinaia di bambini che immaginavamo presenti spinti dell’effetto “video su MTV” non sarebbero mai arrivati. Che gli unici presenti spinti dall’effetto “video su MTV” siamo io e lui. Che se all’una dormissimo invece di guardare Brand New chissà dove staremmo in questa domenica sera romana.

Alle 23.30 mi bussa alla spalla, con un salto è sul palco, abbraccia la chitarra ed io non so dove guardare. Dry Lips, Galaxy of the Lost, No surprise (un pungente violino da brividi), Marlene (un inedito che lascia ben sperare per il futuro), Tell me What It’s Worth (il bassista alienato dà il meglio di sé: dio lo ringrazi per sempre), Madame Vadam (il secondo inedito che lascia ben sperare per il futuro), All to shit (Dev si mette alla batteria, Ann si alza per passare alla chitarra, è in piedi a si e no 100 centimetri da me ed io svengo perdendomi tutta la canzone) e poi la chicca della serata (seguita da due o tre indimenticabili bis che ho appena dimenticato): Imperial Surprise. Sin dall’inizio sbirciando la scaletta c’era impossibile intravedere Midnight surprise (“se non la fa rosico, però sarebbe il più grande di tutti” mi sussurra l’amico Alf). Ma sapevamo che una misteriosa Imperial Surprise avrebbe chiuso il live…

LUI: “This is the last song”.
NOI: “Ahum…”

Chitarra e violino iniziano a suonare il tema di guerre stellari. E’ la vera sorpresa di mezzanotte: dopo un intro eccezionalmente divertente parte Midnight Surprise, versione “questa non te la dimentichi finchè campi”.
Dio salvi la rivoluzione digitale: Imperial surprise è qui! (Non riesco a metterlo su youtube... la rivoluzione digitale non fa per me n.d.a.)
E poi l’autografo sul mio taccuino, col cuoricino al posto della “v” di Dev.

P.S. giusto, scordavo: il colbacco. Un concerto col colbacco. Lui si fa il concerto col colbacco. E gli occhialoni neri.
P.S.S. e proprio eviterei di dimenticare I Farmer Sea, gruppo torinese apri-concerto-Lightspeed-Champion… potete leggere qui la loro intervista.

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