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domenica 26 gennaio 2020

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Il balletto dei Balcani e del Caucaso

29.04.2008 - Valentina Berdozzi



RECENSIONE - La via del basso di Franco Di Donato

Bassista tra i più virtuosi e apprezzati nel panorama italiano ed europeo, pubblica ora un doppio singolo e un...
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SPETTACOLI - La Roma S...Canzonata di Sandro Scapicchio

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Giovedì 23 aprile, alle 21, presso il Collegio Borromeo di Pavia, una serata all'insegna di Schubert
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Sei grandi protagonisti per una vicenda internazionale di ampio respiro che investe gli interessi, la politica estera, la storia e la tradizione di un territorio, quello delle ex repubbliche caucasiche e della penisola balcanica, che in quasi vent’anni di storia, dalla caduta del muro di Berlino ad oggi, ha attraversato profonde divisioni interne, processi di ammodernamento e civilizzazione ed un difficile e lungo percorso verso la libertà. La NATO, gli Usa, la Georgia, l’Ucraina, la Croazia e la Russia sono quei sei attori, protagonisti di un balletto diplomatico di difficile risoluzione destinato a cambiare l’equilibrio interno di questa delicatissima regione del medio Adriatico, definita la “polveriera d’Europa”.
Il tutto parte dalle alte stanze della democrazia americana che, il 16 marzo scorso, ha approvato il documento denominato “Freedom Consolidation Act”: il quale, oltre a confermare il sostegno all’ingresso nella Nato di paesi come l’Ucraina, la Georgia, l’Albania, la Croazia e la Macedonia, stabilisce l’entità dei finanziamenti che i cinque stati potranno ricevere per facilitare il loro ingresso nell’alleanza atlantica. “Il congresso degli Stati Uniti” si legge nel testo del documento sottoscritto da Bush “esorta a cooperare con gli Stati Uniti nell’ottica volta all’incremento della pace e della sicurezza internazionale. Ucraina, Georgia, Albania, Croazia e Macedonia hanno fatto passi significativi sul piano delle riforme a cui devono attenersi i paesi in procinto di diventare membri della NATO.” E’ questa la motivazione che ha mosso gli Usa a percorrere la strada dell’allargamento ad est dei confini della Nato, non senza sollevare le reazioni degli altri corpi diplomatici e statali coinvolti.
In primis, la reazione della NATO stessa apparsa, nel summit tenutosi a Bucarest dal 2 al 4 aprile scorso, divisa sulla proposta: sono molti i paesi interni all’Alleanza Atlantica che non ritengono maturi i tempi per l’ingresso e l’adesione dell’Ucraina e della Georgia, considerate non ancora politicamente stabili e pronte all’annessione. Via libera invece, dalle alte sfere dell’organismo internazionale, all’annessione della Croazia che, nel 2009 in occasione della sessione di giubileo del Patto Nord Atlantico, diventerà il 27o membro dell’Alleanza: un ingresso fortemente cercato e voluto dal premier croato Ivo Sanader che mercoledì 8 aprile ha accolto, in una festosa piazza San Marco, nel cuore di Zagabria, il presidente americano: dimenticati i timori che hanno tenuto in ostaggio i croati per molto tempo e sicura di un appoggio popolare all’iniziativa passato, nel giro di poche settimane, dal 43 al 76%, ora la Croazia spera che l’annessione alla Nato diventi, come già accaduto per Slovenia, Romania e Bulgaria, passo fondamentale per l’annessione all’UE.
Se, dunque, l’iniziativa di Washington è stata ben accolta dalla politica di Zagabria, ancora incerte sono in merito le reazione dei 2 paesi direttamente coinvolti: l’ingresso della Georgia, che può contare sull’appoggio all’iniziativa dell’83% dell’opinione pubblica, sarebbe a rischio a causa di problemi territoriali interni non ancora appianati mentre in Ucraina, dove non esistono conflitti legati alla gestione territoriale, è solo del 20% la percentuale di ucraini favorevoli all’appartenenza Nato; lo stesso primo ministro Janukovic sostiene infatti che il suo paese non sia pronto ad un’integrazione internazionale, complicata dalla difficile gestione della situazione politica interna. E mentre Bush prevede colloqui congiunti con Viktor Iushenko e Iulia Timoshenko, rispettivamente presidente e premier ucraini, tuona dal Cremino la reazione russa: “se Kiev entra, è crisi profonda; approveremo qualsiasi scelta del popolo ucraino e georgiano. Ma io parlo di popoli e non di elite politiche”. Questa è la dura reazione di Putin, preoccupato che l’allargamento verso est della Nato in un contesto caratterizzato dall’assenza di confronto, porti allo scoppio di nuove rivalità e conflitti internazionali. Dure le critiche e forte le opposizioni, per questo progetto internazionale ed unitario nato nel solco della divisione e della rivalità che rivela, ancora una volta, la grande fragilità degli organismi sopranazionali e la difficile trama di rapporti e balletti che lega insieme nazioni, popoli e ideali spesso lontani tra loro.

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