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sabato 26 settembre 2020

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Recensione Musica: John Coltrane - Ballads

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Titolo: Ballads
Artista: John Coltrane
Etichetta: Impulse
Anno d'uscita: 1962
Genere: Jazz
Voto: 9/10
Se chiedete ad un appassionato di jazz o direttamente ad un accanito fan di John Coltrane (e le due persone potrebbero facilmente coincidere) di farvi qualche nome di album preferiti del sassofonista, probabilmente vi sentirete rispondere un sacco di cose : Giant Step da alcuni, A Love Supreme da altri, Blue Train o My Favorite Things da altri ancora, qualcuno potrà tirare fuori Impressions, ma quasi sicuramente a nessuno verrà in mente di citarvi Ballads. E in prima battuta, neanche al sottoscritto, a dire il vero.

Eppure questo disco, inciso dal quartetto di Trane nel ’62 per la Impulse, è uno dei lavori migliori e al contempo più sottovalutati dell’intera produzione del sassofonista.
Forse perché trattasi di vecchi standards riarrangiati, forse perché privo perciò di quell’impatto travolgente nella scena jazzistica del tempo di capolavori come Giant Steps e A Love Supreme, Ballads non ha mai ricevuto dagli amanti di Coltrane quell’attenzione e quel rispetto dati alle opere maggiori per le quali è stato giustamente santificato.

Probabilmente, già all’epoca fu presa come un’operazione piuttosto commerciale voluta dalla Impulse contro la volontà di un artista che in quegli anni sfornava dischi che di commerciale avevano ben poco: Impressions, Crescent, Ascension, Africa/Brass risultavano indigesti persino ai suoi più vecchi ammiratori, anzi soprattutto a questi…
Sicuramente anche per sfatare questa leggenda del musicista “hard”, arrabbiato, da cui Trane invece, una delle persone più tranquille nel jazz dei ‘50s, era lontano quanto il punk dalla Glenn Miller’s Orchestra.
Ma non stavano esattamente così le cose.
Coltrane desiderava da tempo registrare un album di sole ballads, come al solito per mettersi alla prova con qualcosa che non aveva avuto ancora il tempo di esplorare sino in fondo. E quello era il momento adatto per farlo.
Dopo aver dimostrato al mondo intero di essere padrone di una tecnica strumentale immensa, aver dato vita ad assoli di migliaia e migliaia di note, Trane decise che poteva bastare e che era tempo di far scoprire, a chi non ne fosse ancora a conoscenza, il suo lato più lirico.
In verità, questo lato non era poi così oscuro, perché quasi tutti gli album di Trane contengono almeno una ballad: la bellissima “Naima”, dedicata alla moglie, in Giant Steps, “Central Park West” in Coltrane’s Sound, “I’m Old Fashioned” in Blue Train, per fare alcuni esempi… ma un intero disco a tema ci regala un Coltrane diverso, mai banale e scontato, e pur sempre estremamente romantico.
Come disse Donald Byrd : “ ..Sono giunto alla conclusione che una delle cose più difficili in assoluto da fare, per un musicista, sia suonare una melodia dall’inizio alla fine (straight) e suonarla bene, con una buona intonazione e sentimento.
Un errore non recuperato è molto più macroscopico in una ballad che non in un flusso di note veloci, ma Coltrane e gli altri componenti del quartetto, McCoy Tyner al piano, Jim Garrison al basso ed il vulcanico (non qui ovviamente!) Elvin Jones alla batteria, non ebbero problemi, nonostante tutti i pezzi, eccetto uno, vennero incisi una volta soltanto, al primo take.
La voce pulita, chiara, mai come stavolta “semplice” dello strumento di Trane non può lasciare l’ascoltatore indifferente in brani come “Say it” o nella struggente “Nancy”, in apertura e in chiusura dell’album, e per chi pensasse, ascoltandolo, che si tratti di roba dozzinale, melensa, adatta soltanto per una cena romantica a lume di candela ed un buon bicchiere di vino rosso tra persone che hanno passato gli –enta, beh non siete poi così lontani dal vero, ma non state probabilmente prestando attenzione, signore e signori, al fatto che al sax tenore c’è John Coltrane.
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