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martedì 18 febbraio 2020

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La Tokio Hotel mania di Roma tra applausi e critiche

15.07.2008 - Valentina Berdozzi



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http://www.pupia.tv/includes/tiny_mce/plugins/filemanagerimg/attachments/fm/01_immagini/06_musica/01_rock/tokio_hotel/tokio_hotel.jpgDomenica 6 luglio, campo di Fiesta, ampio spazio verde a ridosso dell’Ippodromo delle Capannelle, ore 8 del mattino: inizia per le migliaia di fan del gruppo tedesco dei Tokio Hotel la lunga attesa per il concerto della sera. Una calca di ragazzine in delirio, accompagnate da genitori accaldati e stanchi, accorse proprio per loro, per i quattro ragazzi del rock made in Germany entrati lo scorso anno nel circuito musicale internazionale grazie al trionfante successo del singolo “Monsoon”, traduzione inglese del brano intitolato “Durch Den Monsun” che nell’estate del 2005 segna il debutto della band in Germania e le permette di diventare il caso musicale dell’anno. Un successo enorme e, forse, un po’ inaspettato garantito da quella foltissima schiera di teenagers che in tutta Europa canta ormai a squarciagola le hit dei Tokio Hotel; quella foltissima schiera di fans italiane che, deluse dalla cancellazione della tappa prevista a Roma per il 25 marzo scorso a causa di problemi alle corde vocali per il frontman Bill Kaulitz, si sono date appuntamento all’Ippodromo delle Capannelle per un concerto attesissimo, organizzato nell’ambito del RomaRock Festival. E così, alla 21,15 lo show ha inizio: prima i “Lost”, gruppo vicentino accolto con grande affetto dal pubblico dell’Ippodromo, poi i Tokio Hotel, che salgono sul palco per due ore di scatenata musica rock e canzoni tratte dai due lavori discografici della band: uno in tedesco, intitolato “Schrei” e l’altro in inglese, “Room 483”, rifacimento, nell’inglese idioma, dell’originario album in tedesco “Zimmer 483” dopo l’enorme successo del singolo “Moonson”. Quattro soli i brani in tedesco eseguiti, mentre i testi in inglese hanno fatto da padroni, per una notte romana di note, rock e canzoni di fronte ad un pubblico di 15mila persone. Fortissima la presenza dei teengers, più debole quella degli over 18, in prevalenza genitori ed accompagnatori. Giovanissimi tra il pubblico, ma giovanissimi anche gli stessi componenti dei Tokio Hotel, gruppo formatosi nel 2004 in seguito all’incontro tra i gemelli Kaulitz, Tom e Bill, il frontman, Gustav Schäfer e Georg Listing, tutti nati nella seconda metà degli anni ’80. Giovani che fanno musica da e per i giovani; e che i giovanissimi di tutt’Europa apprezzano regalando ai loro leader tutto il loro affetto di fan. E così, ringrazia di tanto affetto Bill, leader del gruppo, che di sé ha fatto molto parlare sin dal suo debutto: figura esile ed androgina, capelli sparati, trucco pesante e smalto nero hanno sin da subito contribuito a formare questa sua immagine in controtendenza, divisa tra uomo e donna. Un successo di pubblico che però non ha risarcito ragazzi, ragazze e genitori accorsi a Roma, delle mancanze e dei disservizi di cui sono stati vittime. Disorganizzazione massima dei responsabili della struttura di Fiesta, che accoglieva l’evento, mancanza di spazi e servizi essenziali, lunghe ore di fila sotto il sole senza acqua e senza assistenza: queste le critiche e le lamentele levate dai genitori e dagli accompagnatori che hanno sottolineato come l’intervento dei Carabinieri e dei mezzi della Protezione Civile sia stato tardivo ed inefficace, incapace di evitare le disfunzioni e gestire la situazione. Diversi i malori e gli svenimenti dovuti alle lunghe ore di attesa, nonché le leggere contusioni frutto di spinte e spintoni. Tra le canzoni urlate a squarciagola dai 15mila accorsi, le lacrime e la gioia di migliaia di fan, anche le critiche e le polemiche. Un concerto internazionale per una gestione organizzativa tutta nazionale, che certo non rende merito e giustizia all’iniziativa del RomaRock Festival, importante vetrina romana e italiana del rock europeo e non solo e importante cassa di risonanza per quella travolgente onda mediatica che è la Tokio Hotel mania.

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